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DIRE - LE OPINIONI

Emergenza acqua: prevenzione e innovazione per affrontare la sfida della siccità

*Ermete Realacci per www.ytali.com


Non ci voleva Nostradamus per capire che sarebbe arrivata una grave siccità: da aprile era chiaro visto che pioveva molto poco e c’era poca neve sulle montagne. Per questo avevo presentato un’interrogazione al governo. I mutamenti climatici, in Italia, si combinano con i nostri mali antichi in questo campo: incuria del territorio, consumo di suolo, rischio idrogeologico, scarsa prevenzione e innovazione insufficienti.

Nel gennaio scorso, nel suo ultimo discorso da presidente, Barack Obama diceva:

i nostri figli non avranno il tempo di discutere se i mutamenti climatici esistano o meno, saranno troppo indaffarati a contrastarli.

Le variazioni del clima colpiscono sopratutto paesi più poveri e fragili, provocando tensioni e flussi migratori. Pensiamo alla regione del Lago Ciad, che confina con  Camerun, Ciad, Niger e Nigeria. Negli ultimi trent’anni la superficie del lago si è ridotta da 25mila  chilometri quadrati (più della Lombardia) del 1963 a meno di duemila (più piccolo della Val d’Aosta). Proprio nelle zone a ridosso del Lago è più forte Boko Haram.

 

Negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito a un preoccupante arretramento dei nostri ghiacciai che si sono ridotti del trenta per cento.  Solo nelle Alpi Centrali  si sono persi duemila miliardi di litri, l’equivalente di  quattro volte il lago Trasimeno.

La siccità e gli incendi che hanno colpito la California o quelli che hanno mietuto vittime in Portogallo hanno anticipato le fiamme sul Vesuvio, in Sicilia, nel Lazio e in tanti altri luoghi della Penisola. Ovviamente aggravate dalla mancanza di prevenzione e cura del territorio, dalla disorganizzazione e dai piromani criminali che prontamente sono entrati in azione. Su questi fronti oggi è possibile intervenire con durezza anche con il nuovo reato di “disastro ambientale” introdotto dalla legge sugli “ecoreati”, varata nel 2015 a partire da una proposta a mia prima firma, che prevede pene severe da cinque a quindici anni.

La sfida del clima può essere affrontata mettendo in campo politiche di lungo respiro e azioni di adattamento al cambiamento in corso. Gli accordi di Parigi, oggi messi in discussione da Trump ma difesi dal resto del mondo, hanno disegnato una road map globale per cercare di contenere l’aumento della temperatura del pianeta al di sotto dei due gradi.

 

Allo stesso tempo sono necessarie azioni di breve e medio periodo per fronteggiare la siccità che sta interessando il nostro Paese. Serve un intervento ampio e incisivo di Comuni e Regioni sulle reti di distribuzione idrica. Il Comune di Roma disperde il 44 per cento delle sue risorse idriche contro una media nazionale del 38 per cento, e ci sono situazioni anche peggiori. Sono dati inaccettabili. Per gli approvvigionamenti può sicuramente aiutare un’adeguata manutenzione e un aumento della rete degli invasi.

Quando parliamo di adattamento parliamo spesso di innovazioni. La metà dell’acqua consumata è destinata a uso agricolo. In questo settore, fondamentale per la nostra economia, serve un salto in avanti nei sistemi di irrigazione, abbandonando quelli a pioggia e a scorrimento per andare verso quelli a goccia. Anche la scelte delle colture incide sui consumi: il mais, ad esempio, consuma molta acqua, mentre colture tradizionali italiane come la vite, l’olivo e il grano ne utilizzano molto meno.

 

Oggi abbiamo la siccità, in autunno potremmo avere piogge torrenziali che provocheranno colate di melma e fango perché i terreni bruciati non trattengono le precipitazioni. Occorre quindi manutenzione del territorio, interventi di messa in sicurezza, cura del verde. Interventi da realizzare tenendo presente la necessità di dare uno stop al consumo di suolo, di puntare su una nuova edilizia di qualità che punti sul riuso e sulla rigenerazione urbana anziché sulla cementificazione. Inserendo l’uso efficiente dell’acqua nei regolamenti edilizi comunali. Perché innovazione e qualità fanno la differenza anche per il territorio. Lo dimostrano il 33 per cento delle imprese manifatturiere che hanno investito negli ultimi anni sulla sostenibilità ambientale. Investimenti green che si traducono, per quelle aziende, in maggiore competitività, crescita delle esportazioni, dei fatturati e dell’occupazione. Ne è un esempio la filiera della ceramica dove la riduzione dei consumi di acqua e di energia sono una parte importante della capacità competitiva delle imprese; lo stesso avviene in tanti altri settori.

Un esempio di Italia che fa l’Italia, in grado di affrontare le sfide del futuro: anche quella della siccità e dei mutamenti climatici.

30 luglio 2017

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