Mafie, così i boss estorcevano in Emilia-Romagna: "Io leone tu gazzella" - DIRE.it

Emilia Romagna

Mafie, così i boss estorcevano in Emilia-Romagna: “Io leone tu gazzella”

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REGGIO EMILIA – Dalle complesse frodi fiscali con emissione di fatture false alle più dirette ma altrettanto efficaci estorsioni ai danni di alcuni imprenditori. E’ su questa seconda tipologia di attività del sodalizio criminale in Emilia che si stanno concentrando le udienze del dibattimento del processo Aemilia a Reggio Emilia. A ricostruire alcune delle dinamiche del 2012 è oggi nell’aula speciale del Tribunale reggiano Danilo Melegari, comandante della Stazione dei Carabinieri di Neviano degli Arduini, la cui deposizione era iniziata durante l’udienza di ieri.

Il militare si è in particolare soffermato sulla vicenda dell’estorsione di Roberto Turrà, 39 anni di Cutro, ritenuto uno dei bracci operativi delle cosche ai danni di Luigi Caccia, un imprenditore che operava tra Parma e Reggio Emilia. L’imprenditore è vessato con richieste di denaro, in parte poi regolate con un un rullo meccanico della vittima, di cui la cosca si appropria. Dalle telefonate intercettate gli inquirenti comprendono che Caccia è stato anche picchiato da Turrà che gli dice: “Venerdì non ti sono bastate? Vuoi il secondo round? Secondo me ti piacciono, a te le botte piacciono. Tutti i giorni tu devi essere gazzella e io leone“.

di Mattia Caiulo, giornalista professionista

30 giugno 2016
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