Politica

“WhiteList”, ecco chi ‘ripulisce’ le aziende sequestrate

paola_pastorinoROMA – “Noi entriamo in un’azienda sequestrata e confiscate alla criminalità e, senza duplicare il lavoro che fa la magistratura, cerchiamo di mantenere in vita quell’azienda. Tagliamo i cordoni ombelicali con la criminalità, salviamo posti di lavoro, risaniamo l’azienda e la rilanciamo sul mercato“. Paola Pastorino, presidente dell’associazione manager WhiteList (MWL), spiega così il lavoro dell’associazione non profit composta da circa una sessantina di manager. Loro, per dirla semplice, entrano in un’azienda confiscata, la ripuliscono (dove possibile, perché “ci sono molte azienda che sono solo lavatrici di soldi o scatole vuote”) e la restituiscono al mondo del lavoro vero. A margine della presentazione dell’analisi annuale sulle professioni non ordinistiche della Cna, in una videointervista all’agenzia Dire, Pastorino spiega: “Oggi il 97% delle aziende che sono sequestrate alla criminalità organizzata vengono liquidate. Noi vogliamo che siano più del 3% quelle che sopravvivono una volta ripulite dai criminali. Vogliamo creare le condizioni per valutare se c’è sostenibilità dell’azienda, se c’è margine di sviluppo del business, di gestione del personale, di una corretta remunerazione dei lavoratori”.

managerWhiteList, aggiunge, raccoglie “managar d’azienda che svolgono quotidianamente questo lavoro laddove veniamo chiamati. Oggi però la normativa è priva del riconoscimento della figura manageriale e quindi” a gestire le aziende confiscate alla criminalità resta solo “il pubblico ufficiale, avvocato o commercialista, che però non ha quelle componenti di gestione dell’azienda tipiche di chi lavora in un’azienda da trent’anni”. Loro chiedono che nel “codice antimafia in discussione in Senato” venga introdotta una norma che consenta di affiancare al pubblico ufficiale una o più figure di manager“. L’obiettivo, assicura Pastorino, “è migliorare quel 3%, mantenendo in vita le aziende, mantenendo posti di lavoro. Sui beni immobili creiamo delle start-up per creare occupazione nel mondo giovanile. Di fronte a una crisi così epocale dobbiamo salvaguardare aziende e posti di lavoro”.

di Antonio Bravetti, giornalista professionista

30 giugno 2016
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