Europei di calcio, DIRE…tta dall’Aula magna

di Maurizio Papa, professione guest star

Storia vera con: la cerimonia durante Italia-Spagna, l’esclusiva confessione di una dottoranda, il ragionier Ugo.

_underwood_partitaLa storia insegna: gioca l’Italia e per un paio di ore, proprio quelle, nell’agenda di giornata delle redazioni compare un buco nero che risucchia ogni possibile appuntamento. Conferenze stampa? Nessuna. Dibattiti? Macchè. Manifestazioni sindacali? Siamo seri… E invece, eccola lì, la fatale eccezione che conferma la regola: l’Università di Bologna ha organizzato la cerimonia di proclamazione dei dottori di ricerca proprio nello stesso pomeriggio di Italia-Spagna. Olè. Modesto suggerimento per il prossimo anno accademico: un bel corso di laurea in “Programmazione ragionata di eventi pubblici comparata ai calendari calcistici”, tenuto dall’illustr. prof. grand. espert. ing. Fantozzi Ugo. Ma ormai, per questa volta, è andata. Aggiungeteci il collega che schiva l’oliva con uno stratagemma che neanche Frank Underwood ed eccoti lì, in cammino verso l’Aula magna, mentre le strade intorno si fanno sempre più vuote. Ti sembra anche di sentire la sirena dell’allarme antiaereo, ma forse è solo suggestione. Forse.

In fondo, basta prenderla con filosofia e pensare che al mondo c’è ben di peggio che perdersi Italia-Spagna. Infatti, la prova che il clima è assolutamente sereno – ma ci mancherebbe altro – arriva subito, alla prima occasione di interazione (si fa per dire) umana. L’addetto alla sicurezza apre la porta dell’ingresso con un angolo di appena dieci centimetri, giusto lo spazio necessario a far passare un de-li-ca-tis-si-mo: “Giooornaaliiiistaaaa? Da qui non ne entrano, di gioornaaliiisti. Prova dall’altra parte”. Sbam! Porta richiusa. Eppure io lo so, caro addetto alla sicurezza, che tanto zelo professionale svanirà magicamente nel nulla quando, al fischio di inizio, con quell’auricolare ci ascolterai la radiocronaca.

Bologna_dottori_laureaI dottorandi, intanto, si preparano all’inizio della cerimonia. Oltre al danno, la beffa: i corridoi dell’Aula magna dove attendono il momento di entrare sono adornati di stendardi tricolore. Sai mai che uno provi
a non pensare alla partita. Poi la cerimonia prende il via. Uno dopo l’altro, un po’ come i calciatori allo stadio, sfilano e fanno il proprio ingresso nell’Aula magna i cortei dei dottori, dei docenti, dei prorettori… Lentamente. Mooolto lentamente. La speranza che tutto finisca prima della partita svanisce con accademica certezza. I dottorandi siedono composti al centro dell’Aula, con toga e tocco accademico in testa. Impeccabili. Ma un paio di giorni dopo una di loro, e giuro che è vero, confesserà: “Io non ho potuto, perchè ero seduta nelle primissime file per colpa dell’ordine alfabetico, ma so che dietro gli altri si erano organizzati, per gruppi: la partita se la sono vista in streaming sui cellulari“. E’ lo smartphone, bellezza. La radio a transistor de ‘Il secondo tragico Fantozzi’ (1976) è solo un pallido ricordo.

alma mater_dottoriNel frattempo, in quel di Saint Denis, l’azzurro Giaccherini prende un palo. Sì, un palo, proprio come nella radiocronaca di Italia-Inghilterra di fantozziana memoria. E allora la scena da raccontare sarebbe bella e pronta. Dall’auricolare dell’addetto alla sicurezza, quello di prima, trapela la notizia. Un dottorando la carpisce e si arrampica sulla balaustra degli spalti riservati ai prof: “Scusi, chi ha fatto palo?”. E baam! Ricacciato indietro dal poderoso pugno di un prorettore. E invece no, non accade. I pupilli della più antica Università d’Europa mantengono il contegno. E così fanno anche durante le orazioni ufficiali, nonostante il rettore usi la parola “europeo” due volte per ogni frase e il sindaco, bontà sua, si avvia a concludere “visto che c’è la partita”. Provocate, eh… Ma i dottorandi non fanno una piega. Forse hanno visto Fantozzi e temono di essere costretti a seguire il resto della cerimonia in ginocchio sui ceci. E forse, in quel caso, dubitano che tra di loro ci sia qualche coraggioso pronto a ribellarsi urlando: “Per me, la proclamazione Kotiomkin è una ca…stigata occasione a cui mai rinunceremmo ma che però, ahinoi, oggi ci preclude la gioia di seguire la nazionale”. Beh? Che credevate? I dottorandi dell’Alma Mater mica si esprimono come il ragionier Ugo.

E così la cerimonia prosegue, fino a concludersi con il tradizionale lancio in aria dei tocchi. In quello stesso momento, a Saint Denis, per aria ci finiscono maglie azzurre, scarpini griffati, zolle d’erba e perfino un commissario tecnico, in seguito ritrovato appeso per le braccia alla sua stessa panchina. L’Italia ha battuto la Spagna, superando brillantemente un esame di quelli tosti. Voto: 110 e lode. Con bacio accademico sulla fronte spaziosa di Chiellini.

30 Giu 2016
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