Report del Consiglio grande e generale del 29 maggio

SAN MARINO – Al centro dei lavori odierni il Decreto delegato n.44 che introduce “l’imposta straordinaria sui patrimoni immobiliari e mobiliari”, ovvero la ‘patrimoniale’ su cui nel pomeriggio si apre il dibattito. Il primo a prendere parola è il Segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli, che motiva l’intervento con la finalità di “garantire l’equilibrio dei conti pubblici per l’esercizio finanziario 2018” e di avvicinarsi all’obiettivo del pareggio di bilancio. “La Patrimoniale non verrà riproposta nell’esercizio finanziario 2019- assicura poi il Segretario di Stato- è un impegno assunto da governo e maggioranza, in quanto riteniamo si debba entrare nell’ottica di accelerare sulle riforme strutturali”. Celli ammette che nel primo anno di legislatura il governo non è riuscito a portare a compimento tali riforme- Iva, previdenziale, spending review- ma si dice fiducioso perché siano possibili per l’esercizio finanziario 2019 “in modo che interventi di carattere straordinario non siano più riproposti”. Presenta quindi i correttivi che saranno introdotti con gli emendamenti del governo. Tra questi, la forte limitazione sulla prima casa: “Ad eccezione di case con metrature più elevate e delle abitazioni di tipo signorile, non si pagherà alcunchè”. Per le attività finanziarie invece è confermata l’aliquota allo 0,5% per la raccolta indiretta presso banche sammarinesi, confermata l’aliquota 0,5% per strumenti finanziari detenuti all’estero, ma sono introdotte diverse forme di esenzione. Accolta inoltre, spiega Celli, la richiesta di Anis, ovvero l’abbassamento dell’aliquota dallo 0,4 allo 0,3% sul patrimonio di società.

L’opposizione, fin dai primi interventi, manifesta tutta la sua contrarietà a un provvedimento “recessivo e di sfiducia sul sistema paese”. Per Francesco Mussoni, Pdcs, richiama il governo alle sue responsabilità, alla luce del riferimento del Segretario Celli. Oggi l’esecutivo è “costretto a varare la patrimoniale- spiega- perché non è stato in grado di introdurre quelle riforme necessarie a mettere il bilancio dello Stato in sicurezza nel 2018”. Dello stesso tenore l’intervento di Alessandro Cardelli, Pdcs, per cui il decreto n.44 si poteva evitare, ma è “conseguenza di scelte sbagliate e mancate, scelte che questo governo e questa maggioranza- pungola- hanno fatto in un anno e mezzo in cui hanno condotto le politiche economiche del paese”. Anticipa gli emendamenti del suo gruppo, tra cui “l’esenzione totale ai sammarinesi che riportano denaro e raccolte dirette dalle banche italiane a quelle sammerinesi”. Iro Belluzzi, Psd, richiama la maggioranza sull’assenza di politiche e di visione di sviluppo, per cui in un anno e mezzo “mon è stato fatto nulla”. Stessa critica mossa anche da Alessandro Mancini, Ps: La patrimoniale è “un provvedimento riparatore di una politica governativa che in 18 mesi di attività non è riuscita a mettere in moto la macchina dello sviluppo, ad attrarre nuovi investimenti e ad attrarre risorse e non è riuscita neanche a fare interventi minimali per abbattere il tetto della spesa corrente”. Non solo: il decreto “è necessario- prosegue- anche per gli effetti del bilancio di Cassa di risparmio, il cui impatto sulle casse dello Stato non sarà leggero”. Dalla maggioranza, i consiglieri sottolineano l’importanza degli emendamenti migliorativi. Luca Santolini, C10, inoltre, replica alle osservazioni della minoranza sull’assenza di iniziative e risultati sul fronte dello sviluppo e dei tagli.“Neanche la spending review e i provvedimenti per lo sviluppo- aggiunge- saranno utili se non saremo in grado di mettere in campo riforme strutturali, a partire da quella previdenziale”. Risponde poi a Mussoni sui ritardi per le riforme: “Non considera quanto è successo nel primo anno di legislatura sul sistema bancario e- aggiunge- il tempo passato qui dentro per discutere”. Infine Fabrizio Perotto, Rf, riconosce che il decreto “chiede un sacrificio ai sammarinesi sui patrimoni immobiliari e finanziari”, ma ribadisce che la tassa “non sarà ripetuta e porterà beneficio al bilancio dello Stato”.

Il dibattito e l’esame del decreto proseguirà senza soste in seduta notturna,

Di seguito un estratto della prima parte dei lavori odierni.

Comma 13. RATIFICA DECRETI LEGGE-DECRETI DELEGATI
Ratifica decreto delegato n.44 “Disposizioni in materia di imposta straordinaria sui patrimoni immobiliari e mobiliari”.

Simone Celli, Sds per le Finanze
Il decreto delegato ‘Disposizioni in materia di imposta straordinaria sui patrimoni immobiliari e mobiliari’ nasce da una esigenza ben precisa, quella di garantire l’equilibrio dei conti pubblici per l’esercizio finanziario 2018. Ricordo alcuni dati discussi dall’Aula in sede di Bilancio: il previsionale 2018 venne approvato con un deficit di circa 2,5 mln di euro, contabilizzando una serie di provvedimenti di carattere straordinario, mi riferisco alla sanatoria edilizia e al decreto sull’imposta straordinaria su patrimoni mobiliari e immobiliari, di carattere transitorio anche la minimum task. Grazie a questi provvedimenti si è riusciti a predisporre un bilancio che ha garantito un sostanziale avvicinamento all’obiettivo importante del pareggio di bilancio. Molto spesso si parla di crescita e sviluppo, ma senza un quadro della finanza pubblica ordinato diventa difficile pensare a politiche di sviluppo e crescita. I dati sono inconfutabili alla luce del fatto che nel primo anno di legislatura il governo ha avviato cantieri di riforme strutturali non ancora portati a compimento, né in grado di dare risultati di bilancio, che crediamo siano comunque possibili per l’esercizio 2019. Si può additare il governo di ritardi, ma di questi interventi strutturali si parla da un decennio, mi riferisco alla riforma Iva, a quella previdenziale, alla riduzione della spesa pubblica. Il governo sta ponderando questi interventi perché possano avere una loro sostenibilità economica e sociale e credo nei prossimi mesi possano diventare realtà per fare in modo che interventi di carattere straordinario non siano più riproposti. La Patrimoniale non verrà riproposta nell’esercizio finanziario 2019, è un impegno assunto da governo e maggioranza, in quanto riteniamo si debba entrare nell’ottica di accelerare sulle riforme strutturali. In termine generali infatti si può convenire che forme di tassazione straordinaria devono essere il più possibile evitate, perché è chiaro che hanno un andamento recessivo, creano incertezza per gli investimenti. Ma nostro malgrado il ricorso all’imposta straordinaria sui patrimoni è inevitabile per poter avvicinare l’obiettivo dell’equilibrio di bilancio. C’è un dato di fatto, i numeri parlano rispetto la limitatezza delle risorse finanziarie con cui l’amministrazione deve attualmente confrontarsi. A inizio legislatura siamo stati accusati per il messaggio dato di carenza di liquidità delle casse dello Stato. Ma sapete che per far fronte ai pagamenti di stipendi e forniture lo Stato ha attivato una nuova linea credito lo scorso dicembre con Banca centrale per 35 mln di euro. L’esigenza di ricostituire adeguate riserve di liquidità nelle casse dello Stato ci viene sottolineato da anni anche dal Fmi. Ecco perchè stiamo puntando in modo deciso sulla realizzazione di riforme strutturali di cui se ne parla da tempo, ma risultati concreti non sono stati ottenuti. Ci sarà altra occasione di entrare nel merito delle riforme strutturali, ora è occasione per entrare nel merito del decreto delegato, alla luce degli emendamenti migliorativi rispetto all’impostazione iniziale. Il primo dato: l’imposta straordinaria sui patrimoni immobiliari. Dati alla mano, va evidenziato che con l’incremento della detrazione a 400 euro e il contestuale abbattimento del 50% dell’imposta da pagare, le uniche abitazioni che pagheranno l’imposta saranno abitazioni ‘categoria A1’, di tipo signorile, le cosìddette villette unifamiliari. Pochissime casistiche rientranti in ‘A2’, quindi abitazioni di tipo civile al di sopra 170-180 mq, andranno a pagare alcune decine di euro. Va detto quindi che la prima casa di abitazione, ad eccezione di case con metrature più elevate e delle abitazioni di tipo signorile,non pagano alcunchè. E abbiamo deciso di andare a colpire invece in termini di carico fiscale maggiormente chi ha più proprietà immobiliari, dalla seconda casa in su: c’è un emendamento in cui abbassiamo al 25%, rispetto al 50%, l’abbattimento dell’imposta. Nonostante ciò, rispetto l’imposta, per la 2^, 3^, 4^ casa si paga quindi il 25% in meno. Questo rispetto ai patrimoni immobiliari. Rispetto le attività finanziarie invece è confermata l’aliquota allo 0,5% per la raccolta indiretta presso banche sammarinesi, confermata l’aliquota 0,5% per strumenti finanziari detenuti all’estero, ma sono inserite esenzioni sulla polizza vita e fino ad un importo complessivo di capitale di 20 mila euro. Inoltre ci sono altre forme di esenzione: l’individuazione di una sorta di ‘no tax area’ per attività finanziarie sotto i 10 mila euro, da ultimo, come richiesto da Anis, l’abbassamento dell’aliquota dallo 0,4 allo 0,3% sul patrimonio di società. Nel 2013 le persone giuridiche pagarono 4,5 milioni di euro, oggi pagano 900 mila euro in meno. Questi gli emendamenti principali, tra gli altri cito quello che elimina la facoltà per le istituzioni bancarie di poter defalcare il pagamento dell’imposta attraverso il credito imposta. Anche le banche, come le altre società, pagheranno lo 0,3%. Il governo, e nello specifico la segreteria per le Finanze e il Bilancio, adotta questo provvedimento con la responsabilità di chi sa benissimo essere un provvedimento impegnativo. Nmon lo adottiao a cuor leggero, sappiamo che ha impatto su tutti i contribuenti di San Marino, ne avremo fatto volentieri a meno ma c’è l’esigenza di garantire l’equilibrio del bilancio 2018, esigenza che supereremo con riforme strutturali che ci auguriamo siano operative dal 2019. Provvedimento quindi inevitabile anche se impegnativo, che non rivendichiamo con orgoglio, ci sarebbe piaciuto farne a meno, ma con l’approccio dato tiene in considerazione molte delle richieste provenienti dalle associazioni datoriali e sindacali, checchè se ne dica, accoglie contributi esterni. Con l’impianto che portiamo oggi in Aula e questi emendamenti riteniamo si sia trovata una soluzione ragionevole ed equilibrata.

Francesco Mussoni, Pdcs
La patrimoniale arriva in un Paese entrato in white list da diverso tempo, un Paese che doveva essere rilanciato in termini di dinamismo e positività per imprese e famiglie. E’ un provvedimento su cui si può fare un’analisi politica, il Segretario dice che dobbiamo garantire stabilità dei conti per effetto di riforme che non siano riusciti a fare nel corso del 2018. Questo il dato politico: il governo è costretto ad avviare la patrimoniale che è un provvedimento recessivo e di sfiducia sul sistema paese perché non è stato in grado di introdurre quelle riforme necessarie a mettere il bilancio dello Stato in sicurezza nel 2018. C’è una analisi politica da fare: avete avuto tutto il 2017 per avviare all’iter legislativo le riforme economiche necessarie. E oggi siete costretti a fare una patrimoniale che andate a comparare con quella del 2013. La situazione politica ed economica era diversa: eravamo in black list e stavamo varando una riforma tributaria che aveva provocato carenza di liquidità. Quella riforma portò allo sciopero generale, ma la riforma c’era e la patrimoniale era necessaria per sopperire al passaggio verso quella riforma. Il mio è un invito ad avviare queste riforme, se c’è l’indicazione che la patrimoniale sarà un intervento una tantum, d’altra parte non o sarà invece una tantum senza quelle riforme. Il timer purtroppo scorre velocemente e rischiate di non essere pronti neanche nel bilancio 2019.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
Dal dicembre 2016, l’anno in cui avete vinto le elezioni e avete detto che avreste lavorato sul rilancio del Paese, siamo a un anno e mezzo di quel lavoro e lo riempite unicamente di sacrifici. Se aveste invece messo in campo un’attività di riforma, quei sacrifici sarebbero stati evitati. E’ vero, le riforme non si fanno dalla sera alla mattina e non portano effetti immediati, ma quello che manca è proprio il ‘ponte’, la fase di passaggio. Sono mesi interi che noi ripetiamo gli stessi identici concetti, chiediamo di metterci al tavolo, tutti, politica e anche i sindacati che sono in piazza, e di pensare a qualcosa di nuovo. Se i sindacati oggi e domani sono in piazza è segno del fatto che il Paese non sta bene. E non sta bene a seguito di una mancanza di politiche, non adottate anche prima di voi, ma anche di politiche che dovevate mettere in mezzo in oltre un anno e mezzo. Dove è il cambiamento, il coraggio? Voi state ripetendo in modo automatico quello che si è visto nel corso degli anni e non ha portato a niente di positivo. Avete iniziato il lavoro che doveva essere condiviso con le parti in campo a partire dalla politica. Io ho partecipato a 2-3 incontri in cui si parlava di patrimoniale, e va bene, lo sforzo minimale è stato fatto. Ma ditemi quale coraggio portate, con l’atto normativo, quando nelle utime settimana non ho fatto altro che leggere articoli in cui si diceva che ogni volta che incontravate qualcuno dovevate tornare indietro. Avete fatto un lavoro a metà perché parlate continuamente di equità e giustizia sociale. Bene, io nemmeno negli emendamenti vedo uno straccio di intervento sul fatto che si voglia colpire tutti in modo equo. Perché non c’è alcun tipo di tassazione su immobili edificati e non finiti attraverso speculazioni edilizie che hanno pressochè esenzione sulla tassa patrimoniale? Vorrei una risposta.

Iro Belluzzi, Psd
Questo provvedimento è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato alla proclamazione dello sciopero generale, anche se quello che contro cui si protesta oggi non è solo il decreto, ma la mancanza di politiche per lo sviluppo. L’intervento del Segretario va a motivare la patrimoniale- cosa ben differente dal transitorio fiscale nata in un quadro ben diverso- con l’esigenza di equilibrio di bilancio, in attesa che vengano fatte riforme strutturali, che sono comunque riforme recessive. Occorre certamente affrontare la riforma pensionistica, giusto, quella sulle imposte indirette, ma sicuramente non sono elementi che generano economia. Si sentono già i vagiti di un primo malessere che richiama la maggioranza sull’assenza di politiche- non solo quindi di riforme per tenere il bilancio in equilibrio- ma politiche e visione di sviluppo, non è stato fatto nulla per quello. Tutto quello che è stato messo in campo ha creato un humus meno favorevole a chi vuole far eimpresa e preoccupazione nei cittadini. L’operazione verità è stato il primo passo falso della maggioranza creando una situazione di paura verso il futuro che comprime i consumi e genera povertà nel nostro interno. Purtroppo sono stati compiuti errori: resettate, l’elemento su cui dovete riflettere non è la patrimoniale, piuttosto che la sanatoria o il singolo provvedimento a spot, ma una visione di insieme che è mancata per un errore pazzesco nel creare sfiducia. Il primo atto è stata l’operazione verità’ e da lì è stato un crescendo

Luca Santolini, C10
Civico 10 già nel 2012 aveva previsto la patrimoniale al primo punto del suo programma. Il gettito era lo stesso ma cambiavano le modalità di attuazione. Non siamo ancora favorevoli all’esenzione totale della prima casa perchè non è equo esentare ville alla stregua di piccoli appartamenti. L’aliquota nella proposta 2012 era progressiva e doveva colpire ancora di più patrimoni immobiliari, in questo caso non c’è una vera e propria progressività, ma una riduzione di 50 e 25% dell’imposta. Ideale sarebbe stato avere già attivo l’Icee, il provvedimento purtroppo non è ancora arrivato in Aula, invito i Segretari competenti ad accelerare il lavoro per definirne il decreto. Certo è che l’esenzione prima casa è stata ponderata, significa che un appartamento di medie dimensioni si ritroverà a pagare praticamante nulla, sicurmente meno del 2012. E’ un aspetto positivo. Credo dovrebbe pensarla così anche chi ha previsto sventure per il mercato immobiliare e magari faceva parte di un governo che aveva approvato un provvedimento più incisivo di questo. Sui patrimoni finanziari: due le scelte fatte, incidere maggiormanente sulla raccolta indiretta se il patrimonio è superiore a 10 mila euro e tutelare il risparmio investito in maniera diretta in istituti sammarinesi, per tutelare da una parte gli istituti in difficoltà e premiare chi ha mantenuto i soldi nel nostro sistema. Per evitare di chiedere sacrifici solo a una parte dei contribuenti si è pensato di coinvolgere anche le aziende, ma l’aliquota è stata ulteriormente ridotta dalla prima proposta. Eliminata poi la possibilità per le banche di scontare l’imposta con il credito imposta. Il provvedimento è inquadrato in un bilancio che deve recuperare 32 mln di euro di deficit strutturale. E per sostenere di fatto la copertura dei servizi pubblici, incluso il welfare. Questi provvedimenti devono essere accompagnati da altri più coraggiosi per tagli e sviluppo, ma neanche la spending review e i provvedimenti per lo sviluppo saranno utili se non saremo in grado di mettere in campo riforme strutturali, a partire da quella previdenziale. Mussoni nel criticare i ritardi per le riforme non considera quanto è successo nel primo anno di legislatura sul sistema bancario e il tempo passato qui dentro per discutere. Prometto di fare tutto quello che potrò per spingere il governo ad accelerare sulle riforme, chiedendo il vostro aiuto per disancorare il dibatitto politico sui due temi su cui stiamo andando avanti da quasi due anni. Non possimo più permetterci tentennamenti: lo dico ai miei colleghi di maggioranza, alla minoranza, ma anche alle parti sociali, se vogliamo essere seri e impostare riforme che garantiscano un futuro ai cittadini non possiamo prescindere da una riflessione sul patto generazionale”.

Alessandro Cardelli, Pdcs
Discutiamo su un provvedimento molto impattante in questa fase storica. Si poteva benissimo evitare. Purtroppo è conseguenza di scelte sbagliate e mancate, scelte che questo governo e questa maggioranza hanno fatto in un anno e mezzo con cui hanno condotto le scelte ecoomiche del paese. La conseguenza delle scelte sbagliate che avete fatto è la patrimoniale e mi auguro sia solo per un anno, ma se le politiche economiche sono queste, temo che rimanga e anzi si aggravi. Annunciate da mesi riforme recessive, ma i provvediemnti economici che devono fare ripartire l’economia, come la legge sviluppo, non stanno dando risultati, la gente si trova a pagare la patrimoniale senza vedere una speranza e senza sapere dove sta andando l’economia. Nel dettaglio della patrimoniale: lei Segretario potrà dire che per le imprese il gettito è 1 mln di euro in meno rispetto alla patrimoniale precedente, ma l’impatto a livello aggregato sarà maggiore, con un gettito maggiore. Se poi obiettivo del governo è consolidare il sistema bancario, come si fa a farlo con una imposta che è due volte e mezzo quella che c’è in Italia? Come pensiamo di portare nuove risorse nel nostro sistema finanziario aumentando le tasse? Credo questo provviedimento sia quanto di più antieconomico esista. Avete messo poi la tassazione sui redditi all’estero. Lo avete fatto perché nell’ultimo anno, da parte dei residenti sammarinesi, la fuga di liquidità è stata enorme ed è nata sui due mostri creati con questo govenro, Lca Asset e il bilancio Cassa. Per raccogliere i vostri cocci faremo una proposta chiara: cerchiamo di riportare quelle risorse in territorio sammarinese, diamo esenzione totale ai sammarinesi che riportano denaro e raccolte dirette dalle banche italiane a quelle sammarinesi, saranno esentate da quel 0,5%. Faremo proposte poi di esenzioni per l’agricoltura, per aiutare le aziende e per evitare che il provvedimento sia impattante per la nosta economia.

Alessandro Mancini, Ps
Nella maratona del bilancio del dicembre scorso il momento di scontro più forte tra maggioranza e opposizione fu proprio l’articolo delega che andava a istituire la patrimoniale. Il decreto viene in ratifica in questa sessione consiliare, in un momento particolare, a qualche ora da uno sciopero generale che ha ragioni molteplici, ma una delle più importanti è proprio questo provvedimento che il Ps ha sempre contrastato e non solo in questa legislatura, anche nel 2013, seppur avesse caratteristiche diverse. Era legato solo al settore immobiliare e caratterizzato in un contesto di transizione tra vecchia e nuova normativa fiscale. Oggi quelle caratteristiche non ci sono minimamente. Si vanno a tassare anche prodotti finanziari e legati al patrimonio delle società, diventa una vera e propria patrimoniale che si inserisce in un contesto di difficoltà economica figlia della recessione e di governi che non sono riusciti a mettere in moto la macchina dello sviluppo e a reperire nuove risorse . Si inserisce in un momento drammatico di crisi finanziaria determinata da scelte politiche che sono sotto gli occhi di tutti. E’ un provvedimento riparatore di una politica governativa che in 18 mesi di attività non è riuscita a mettere in moto la macchina dello sviluppo, ad attrarre nuovi investimenti e ad attrarre risorse e non è riuscita neanche a fare interventi minimali per abbattere il tetto della spesa corrente. È necessario anche per gli effetti del bilancio di Cassa di risparmio, il cui impatto sulle casse dello Stato non sarà leggero. Tanto è vero che non era presente nel programma elettorale di Adesso.sm. E non c’era perché purtroppo in quesi 18 mesi ci sono stati fatti nuovi, una politica fuori controllo che vi ha portato a inserire questo provvedimento di grande impatto a tutti i livelli. Non solo sulle famiglie, sui consumi, ma anche sul settore immobiliare, sulle società e sulle attività economiche. Sembra di sognare, se c’è una società su 10 che decide di reinvestire i propri utili nell’azienda, di patrimonializzarla, cosa fa il governo di Adesso.sm, invece di premiarla? Gli mette le tasse. Almeno avete tolto l’articolo osceno della tassazione dei patrimoni fuori territorio, in controtendenza a un provvedimento che avete fatto poco tempo fa sulle residenze elettive. Avete avuto almeno un po’ di giudizio su questo. Apprezzo l’impegno del Segretario di non riproporlo più nei prossimi esercizi finanziari, ma non posso non rilevare che antepone questa condizione a una serie di riforme di impatto e che necessitano di un confronto e di una elaborazione, poi di tempi di attuazione. Per esempio, la riforma Iva, a regime i benefici si potranno sentire nel 2020. Un unico intervento che si doveva fare in questo anno e mezzo di legislatu-ra e che non avete fatto- era la riduzione della spesa e poteva già avere introdotto benefici e forse la patrimoniale non serviva o avrebbe avuto impatto minore. Perchè non avete messo mano alla spending review? È un po’ debole dire perché abbiamo fatto perdere tempo qui dentro, in comma comunicazioni, viene da sorridere. Il Partito socialista non condivide questo provvedimento, faremo una serie di emendamenti, tra cui l’abrogativo dell’articolo 1, perché non vogliamo questo decreto, poi ce ne saranno altri nella speranza di correggere la portata e l’impatto su famiglie e società.

Oscar Mina, Pdcs
Tassare i patrimoni nel breve fa male alla crescita e nel lungo termine mantiene l’inasprimento fiscale in termini di ordinarietà. Il dubbio resta nelle modalità di introduzione di questa tassazione unilaterale per finalità di pareggio di bilancio, per fronteggiare meramente spese di esercizio. Ci pare un po’ riduttivo. Indispensabile è piuttosto che questi strumenti siano usati per fare ripartire l’economia, i correttivi allo s-bilancio di esercizio si devono portare ma con ricette espansive, con nuovi investimenti e imprese. Quindi bisogna dire dove saranno destinati questi fondi, se è per il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici o consulenze, l’anno prossimo ci si troverà di nuovo in una situazione simile senza aver risolto il problema alla radice. Sottolineo una vera incoerenza sbalorditiva del segretario: nel 2012 dalle fila del Partito socialista era fortemente contrario alla patrimoniale, cambiando veste diventa paladino della tassazione per fronteggiare il debito pubblico. Come partito abbiamo preparato tutta una serie di emendamenti e speriamo ci sia un reale confronto come viene spesso annunciato in questa Aula e che alcuni, se non una buona parte, saranno accolti.

Fabrizio Perotto, Rf
La nostra economia negli ultimi 10 anni ha subito un forte contraccolpo, dal 2008 per San Marino è partita una nuova sfida. Il governo di Adesso.sm ha deciso di gettare le basi per invertire la rotta e intraprendere una nuova rotta economica. Diversamente da prima, la polvere non è stata nascosta sotto il tappeto ma è iniziata ad essere spazzolata. Le aziende prima avevano difficoltà ad assumere il migliore lavoratore per implementare la propria economia. Nell’ultimo anno si sono registrati 480 nuovi occupati e le aziende nell’ultimo trimestre sono aumentate di 70 unità, si registra la più bassa disoccupazione dal dicembre 2012 e il ricorso alla Cig è ai minimi storici. Sono dati ufficiali dell’ufficio statistica. I provvedimenti attinenti al mondo del lavoro non sono finiti, metteremo in campo tutte le iniziative che possano permettere nuovi investimenti per portare giovamento al gettito dello Stato. Si registra anche un altro segno positivo in questo biennio: obiettivo importante del govenro è il pareggio di bilancio che non deve divenire una psicosi, ma una opportunità per il paese in quanto biglietto da visita per chi intende investire. I paesi con deficit di bilancio non sono attrattivi, San Marino ha la capacità per poter ripartire attraverso l’impegno di tutti gli attori istituzionali ed economici. Nell’ultima finanziaria sono stati presentati interventi fiscali occasionali affinché si possa arrivare già nell’esercizio in corso al pareggio di bilancio. Oggi la nostra attenzione si rivolge a un decreto che chiede un sacrificio ai sammarnesi su patrimoni immobiliari e finanziari, una tassa che non sarà ripetuta e porterà beneficio al bilancio dello Stato.

30 maggio 2018
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