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Voto anticipato, le paure del governo. Gentiloni: “Manterremo gli impegni presi”


ROMA – Con la nuova legge elettorale, il governo scricchiola. Dopo l’inattesa accelerata sulle trattative per il “modello tedesco”, infatti, cresce la convinzione che la fine dell’esecutivo sia più vicina. Le urne a settembre non sono più un tabù: ne ha parlato apertamente il segretario dem Matteo Renzi, ne è convinto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi mentre la posizione del Movimento 5 Stelle e della Lega resta quella di andare al voto “il prima possibile”.

Così, l’orizzonte dell’azione di governo diminuisce drasticamente e, con questo, il tempo a disposizioni dell’esecutivo Gentiloni per far fronte agli impegni di bilancio del paese. Una situazione che preoccupa i principali esponenti del Consiglio dei ministri, ben consci dell’importanza della manovra economica da approvare il prossimo autunno.

Tra i più ‘agitati’ c’è Angelino Alfano, ministro degli Esteri e leader di Alternativa Poplare, partito che potrebbe essere fortemente penalizzato dalla nuova legge elettorale. “Rivolgo un appello al Pd prima della loro Direzione- dice l’alleato di governo dei democratici-: pensino all’Italia. Pensino al danno che questa impazienza puo’ fare alla nostra economia e a quanti miliardi corrisponde il conto salato che si rischia di fare pagare all’economia italiana e agli italiani per l’impazienza di rientrare a Palazzo Chigi. Un’impazienza che ha un costo salatissimo”.

A rispondergli è direttamente il premier Gentiloni, che ostenta sicurezza sul futuro del proprio esecutivo: “Guardo con attenzione e rispetto al dibattito sulla legge elettorale e confermo che il governo e’ nella pienezza dei suoi poteri. Ha impegni in corso in parlamento e non solo in Parlamento che intende mantenere“. Ma le parole del presidente del consiglio non confortano gli alleati di governo. Alfano e i suoi sono infatti consapevoli della lealtà che lega Gentiloni al segretario dem Matteo Renzi e restanto convinti che, se da via del Nazareno dovesse arrivare il segnale di ‘staccare la spina’ all’esecutivo, non sarebbe il premier a opporsi.

Sulle tensioni all’interno del Consiglio dei ministri arrivano poi le parole di Pier Carlo Padoan. Come un macigno, le dichiarazioni del ministro dell’Economia riflettono l’incertezza dell’azione di governo di questi giorni: “L’attività non è esattamente tranquilla. Sotto un ciclo elettorale è molto difficile fare cambiamenti, sia nel nostro paese che nei paesi vicini”.

A fare chiarezza dovrebbe essere la direzione nazionale dei democratici, prevista per questo pomeriggio. Ma se i numeri danno ragione in maniera netta a Matteo Renzi, la minoranza annuncia battaglia: trentuno senatori dem dell’area Orlando, infatti, hanno firmato questa mattina un documento in cui assicurano “sostegno leale verso l’azione del Governo Gentiloni che, da qui a fine legislatura, deve procedere senza indugi sulla via delle riforme e garantire quella stabilità necessaria per poter affrontare anche i prossimi appuntamenti di bilancio”. I senatori aggiungono che il sostegno all’esecutivo e’ rivolto anche a “consolidare l’azione di risanamento finanziario e di sostegno alla crescita da perseguire con la piena attuazione dell’agenda di riforme già adottata dal Governo”.

di Michele Bollino

30 maggio 2017

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