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Filippine, ripresa la città controllata dai jihadisti

ROMA  – Le truppe governative hanno ripreso “il totale controllo” della citta’ di Marawi, caduta da una settimana nelle mani del movimento armato Maute, affiliato al gruppo Stato islamico (Is). Lo ha annunciato il portavoce dell’Esercito, il generale Restituto Padilla, alle fonti locali, chiarendo che la situazione tuttavia non e’ ancora stata completamente normalizzata.

I miliziani occupano ancora alcune aree, ma secondo Padilla non si tratterebbe affatto della meta’ della citta’, “una fake news” che, ha spiegato, “sta circolando su internet da qualche ora”.

Secondo la Bbc ancora sono in corso scontri a fuoco in varie aree di una delle piu’ antiche citta’ musulmane del Paese, con “centinaia di civili intrappolati”: quaranta o cinquanta per Padilla, molti di piu’ per alcuni testimoni locali, che hanno inoltre riferito che i miliziani sono riusciti a far evadere da una prigione oltre un centinaio di detenuti.

I cadaveri di 19 civili – prosegue l’emittente britannica – sono invece stati ritrovati infondo a un burrone, uccisi da un colpo di pistola alla testa. Infine, la Bbc conferma quanto denunciato stamani in una nota da Aiuto alla chiesa che soffre (Acs), una associazione missionaria cattolica: diverse decine di cristiani sarebbero state prese in ostaggio dai miliziani. “Probabilmente la loro intenzione e’ quella di utilizzare i fedeli come merce di scambio, per convincere i militari a ritirarsi”. Lo ha spiegato ad Acs padre Sebastiano D’Ambra, missionario a Zamboanga, altra citta’ dell’isola di Mindanao, gia’ colpita nel 2013 dal movimento islamista paramilitare Moro islamic liberation front (Milf), che “distrusse meta’ della citta’”.

Quindi Acs ha riferito che negli scontri dell’ultima settimana hanno perso la vita “circa cento persone”, mentre “fonti locali riferiscono di barbare uccisioni e decapitazioni da parte degli islamisti”. “Negli ultimi anni- prosegue padre D’Ambra- sempre piu’ realta’ islamiste internazionali sono penetrate nelle Filippine. A conquistare nuove leve e’ in parte l’ideologia, ma anche i lauti compensi offerti dai terroristi alle giovani reclute. Senza contare gli interessi internazionali che mirano a destabilizzare quest’area. Sembra vi sia un piano che continuera’ in questa direzione. Tra non molto la situazione a Marawi si calmera’, ma il terrorismo non si arrestera’”, la conclusione del missionario italiano.

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30 maggio 2017
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