Opinioni

Minori fuori famiglia, lo psicologo: “Non si contempla il bene del bambino”

di Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO (Istituto di Ortofonologia)

Il problema vero è che non si contempla più il bene del bambino. Strappare via un figlio dal genitore e dalla famiglia non è mai un buon modo di procedere, ci deve sempre essere una spiegazione molto forte alla base, e non può essere per motivi meramente economici. Soprattutto deve esserci un progetto di rientro. Invece di portare via il piccolo sarebbe meglio allocare sia la mamma che il figlio in una casa famiglia per preservare entrambi dal trauma. Queste storie di allontanamento stanno producendo molta sfiducia delle famiglie nei servizi sociali per il timore di perdere i figli.

Sul caso della coppia di genitori convocati in Tribunale per incapacità genitoriale, in quanto non si erano resi conto del disturbo autistico del figlio (diagnosticato in 15 minuti) ma poi sconfessato dall’IdO, aggiungo: dovremmo preoccuparci di chi fa le diagnosi oltre che valutare le capacità genitoriali. In così pochi minuti si può solo dire che si tratta di non autismo per avere un fondato sospetto e/o certezza che si tratti di tale disturbo occorrono almeno due ore. Le false diagnosi sono frequenti, in poco tempo si può solo escludere l’autismo, poiché per confermarlo occorrono dati clinici, test e comportamenti manifesti. Inoltre è importante capire se il comportamento del bambino non stia mimando degli atteggiamenti autistici, che in realtà sottendono altri disturbi .

L’IdO sta pubblicando al riguardo diverse ricerche sul modello evolutivo italiano, consultabili sul sito www.ortofonologia.it, tra cui ‘Il contagio emotivo nei bambini con disturbo dello spettro autistico’ sulla rivista Austin Journal of Autism & Related Disabilities; e ‘Dall’integrazione emotiva alla costruzione cognitiva: l’approccio evolutivo del progetto “Tartaruga” con i bambini dello spettro autistico’ sulla rivista ‘Autism – Open Access’.

Le conseguenze psicologiche dei minori che ritornano in famiglia anche dopo un solo anno, e raramente è così poco, non rivelano miglioramenti sul piano del benessere psicofisico, perché spesso questi bambini ritornano nelle stesse condizioni che inizialmente hanno provocato l’allontanamento, senza risolvere nulla per incapacità e superficialità. Sono stati spesi soldi per l’allontanamento del minore e successivamente per gestire le sue sofferenze dovute al malessere di crescere fuori famiglia. Manca però una valutazione clinica equilibrata su quali siano le migliori strade da percorrere e su cosa sia certamente da evitare. Il buon senso serve la mamma e il figlio, se possono, devono stare insieme. Ci vuole equilibrio per affrontare queste situazioni- conclude Castelbianco- capirle e intervenire per poter supportare sia i figli che i genitori”.

30 maggio 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»