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scientificamente - Gli Speciali di DIRE

Lo straordinario quarto di secolo di Hubble – VIDEO

Hubble_ImmagineHa raccolto più di un milione di immagini di almeno 38.000 corpi celesti diversi, portando in tutte le case la meraviglia del Cosmo. Lo scorso 24 aprile il telescopio spaziale Hubble, nato dalla collaborazione tra la Nasa e l’Esa, ha compiuto 25 anni. 25 anni di scoperte e di immagini stupefacenti, che hanno cambiato la percezione comune dell’esplorazione spaziale. Mai prima i non addetti ai lavori avevano avuto un’idea così chiara di come siano le galassie, le nebulose, gli ammassi e le stelle che, grazie alla risoluzione molto alta degli strumenti di Hubble e all’inquinamento luminoso trascurabile, si sono mostrati in una definizione vivida ed emozionante. La ‘carriera’ di Hubble è stata particolarmente ricca non solo per come ha inciso sulla divulgazione scientifica, ma anche per le sue eccezionali scoperte.

Approfondimento su Hubble dal minuto 05’03”

E dire che la sua vita era iniziata in salita. Quella di Hubble è una missione nata negli anni Settanta, pensata per debuttare all’inizio degli anni Ottanta. Ma non tutto filò per il verso giusto: ci furono numerose difficoltà tecniche e aumentarono i costi. La missione partì quindi nel 1990 e necessitò dell’intervento umano degli astronauti per correggere alcuni difetti diventati palesi quando il telescopio era già in orbita. Un esempio è quello del difetto allo specchio primario, che ha reso complicato il raggiungimernto della messa a fuoco prevista, ma che poi è stato cancellato grazie al lavoro della missione di servizio STS 61 del 1993. In tutto sono state 5 le missioni umane che si sono occupate della manutenzione di Hubble, che ha così funzionato in maniera eccellente grazie a tecnologia sempre aggiornata.  E’ grazie ad Hubble che la comunità scientifica ha raggiunto risultati importanti.

Uno dei primi compiti del telescopio Nasa-Esa è stato quello di di ridurre l’incertezza del tasso di espansione dell’Universo: un lavoro che ha svolto tra il 1994 e il 2011 riuscendo ad annullare le teorie fino a quel momento considerate valide. Non solo. E’ sempre Hubble che nel 1998 ha confermato che l’espansione dell’Universo sta accelerando, spinta da una forma misteriosa di energia oscura. E’ riuscito in questo compito monitorando le supernove, irraggiungibili da Terra. Ed è sempre ad Hubble che dobbiamo la scoperta della vera età dell’Universo: 13,8 miliardi di anni. Inoltre è stato Hubble a creare i cosidetti ‘campi profondi’: si tratta di immagini molto dettagliate di regioni ricche di galassie. La scoperta rivoluzionaria è che molte galassie esistevano già 500 milioni anni dopo il Big bang e che va rivista la teoria sulla nascita delle prime stelle. Ad oggi gli astronomi ancora si chiedono perchè il picco di nascita delle stelle risalga a 10 miliardi di anni fa. L’esplorazione di Hubble si è spinta anche fino agli esopianeti. Di alcuni tra questi è ha determinato la composizione chimica dell’atmosfera. Il telescopio del futuro, ancora più potente, potrebbe rivelarci tracce di vita.

Oltre agli aspetti prettamente scientifici, Hubble ha avuto il merito di avvicinare le persone allo Spazio. I materiali prodotti da Hubble sono spesso disponibili online e vengono utilizzati per fare lezione a scuola o nei planetari. La forma delle galassie, degli esopianeti o dei buchi neri è a portata di tutti. Addirittura un’immagine di Hubble è finita sulla copertina di un album dei Pearl Jam.

Tra i punti di forza del telescopio euroamericano trovano sicuramente posto un grande lavoro di squadra, fatto di una comunità internazionale di scienziati e ricercatori che ha sempre saputo lavorare in sinergia. I dati di Hubble sono la sua ricchezza più grande: tanti, dettagliati, ben archiviati e disponibili. Un complesso di buone pratiche scientifiche e divulgative ha fatto di Hubble un simbolo della ricerca e della consocenza nell’ultimo quart di secolo.

E adesso? Hubble resterà attivo almeno fino al 2020. Il suo rientro in atmosfera è previsto tra il 2030 e il 2040. Sulla rampa di lancio c’è già il suo successore, il James Webb Space Telescope. La sua partenza per lo Spazio è prevista per il 2018. Ci si aspetta molto dal telescopio spaziale del futuro. Non solo che raggiunga i livelli di Hubble, ma che ci porti quelle evidenze che tutti costantemente cercano, quelle della vita su altri pianeti.

Le news di questa settimana

PRONTI GLI ‘OCCHI’ ITALIANI DI BEPI COLOMBO

Bepi Colombo è la missione nippo-europea che nel 2017 comincerà il suo viaggio di sette anni verso Mercurio. Nata dalla collaborazione delle agenzie Esa e Jaxa, la missione vede anche una importante collaborazione italiana. Un esempio è il sistema di strumenti SIMBIO-SYS (Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory SYStem). Si tratta di ‘occhi’ composti da una suite fornita principalmente dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), in cui trovano posto 3 strumenti ottici: una camera ad alta risoluzione per lo studio dettagliato della geologia di Mercurio, una stereocamera per la ricostruzione in 3D di tutta la superficie e una camera iperspettrale dedicata allo studio della composizione della superficie. Lo scorso 28 aprile è iniziata l’integrazione al centro di sviluppo tecnologico (ESTEC) dell’Agenzia Spaziale Europea. La suite verrà integrata a bordo del Mercury Planetary Orbiter (MPO) che, insieme al Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO) realizzato dall’agenzia spaziale giapponese JAXA, costituisce di fatto la missione Bepi Colombo. Subito dopo cominceranno i test funzionali, per verificarne il funzionamento degli strumenti singoli e dello stesso MPO. Per la prima volta l’Italia ha la responsabilità di quasi tutti gli strumenti di Remote Sensing (tre su quattro) a bordo di una missione planetaria. Infatti in SIMBIO-SYS il nostro paese ha il ruolo guida poiché lo strumento è stato pensato e realizzato per l’80% in Italia, con una significativa partecipazione francese principalmente per la parte elettronica.

SISMA IN NEPAL, L’AIUTO DI COSMO-SKY MED

Il 25 aprile il Nepal è stato devastato da una scossa di terremoto di 7.9 gradi Richter, che potrebbe aver causato diecimila morti. La NASA ha immediatamente richiesto la possibilità di accedere all’archivio del programma italiano di osservazione della Terra Cosmo-Sky Med. L’Agenzia spaziale statunitense ha richiesto 330 immagini di archivio, che sono state messe a disposizione nell’ambito delle attività di cooperazione tra l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e la Nasa. La presenza nell’archivio Cosmo-SkyMed di un numero così elevato di immagini acquisite sulla città di Katmandu e sulle aree limitrofe è stato reso possibile da uno specifico Progetto di “Background Mission”, attivato dall’Asi in cooperazione con il provider commerciale e-GEOS. Si tratta di un programma finalizzato a popolare in modo periodico e continuativo un archivio dati in modalità interferometrica, utile per applicazioni di gestione di emergenze sismiche, vulcaniche, e simili su aree geografiche (e, nel dettaglio, metropolitane) nazionali e internazionali caratterizzate da elevato livello di rischio. Come, appunto, nel caso del Nepal.

PORTE APERTE AL CNR GRAZIE AL VIRTUAL TOUR

Un tour virtuale a 360° in “altissima definizione” permettera’ di visitare la Presidenza del Consiglio nazionale delle ricerche a Roma. La galleria immersiva e’ stata ufficialmente lanciata online con un ‘click’ di inaugurazione dal presidente del Cnr, Luigi Nicolais. La visita 3.0, realizzata da specialisti del Laboratorio di archeologia immersiva e multimedia dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali (Ibam-Cnr) di Catania, e’ accessibile da computer, tablet e smartphone. È possibile percorrere i corridoi e visitare i luoghi della storica sede, alla scoperta dei personaggi che hanno fatto la storia della ricerca in Italia. Il visitatore puo’ scegliere il percorso da seguire, accompagnato da cenni storici e approfondimenti sui luoghi, gli oggetti e i protagonisti della ricerca scientifica italiana, in un’ambientazione realistica, scoprendo la lunga storia del primo Ente di ricerca in Italia, dal 1923 ad oggi.

EUROPEAN SPACE EXPO, LE TAPPE DI MAGGIO

L’European Space Expo è una coinvolgente mostra itinerante che porta in giro per il Vecchio Continente la presentazione interattiva dei programmi spaziali europei. Dalle ‘costellazioni’ che permettono la navigazione satellitare, come Galileo e Egnos, fino all’osservazione della Terra di Copernicus, nell’European Space Expo i visitatori possono conoscere lo Spazio divertendosi. Per il mese di maggio la mostra toccherà il Nord Europa. Dal 30 aprile al 10 maggio è il turno di Riga, in Lettonia, mentre dal 22 al 31 traslocherà a Stoccolma, in Svezia. La Space Expo presenta un padiglione con satelliti in movimento e stelle splendenti, in cui adulti e bambini hanno la sensazione di venire abbracciati dall’Universo. Finora ha attratto 510.000 visitatori in tutte le rpincipali europee, tra cui Roma, dove fece tappa nel settembre 2013.

di Antonella Salini

 

30 aprile 2015

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