Afghanistan, con i volontari di Najm, l’ong dell’islam di pace

ROMA – Istruzione nei villaggi, cibo, coperte e sacche di sangue per le vittime di disastri naturali o incidenti, nel rispetto di una versione autentica e “moderata” dell’islam: e’ l’impegno di Najm, acronimo in lingua farsi di Associazione afgana della gioventu’ musulmana, esempio per chi in Afghanistan non si vuole arrendere alle diseguaglianze ne’ tanto meno alle violenze dei gruppi armati.
“Siamo la piu’ grande realta’ associativa dell’Afghanistan: dal 2012 seguiamo progetti in 31 delle 34 province del Paese grazie al supporto di 3mila volontari”, spiega alla DIRE Khaksar Weqar, del direttivo dell’associazione. La missione di Najm, acronimo che coincide con un termine arabo che vuol dire “stella”, e’ imporre “una cambiamento sociale positivo”. “Uno dei nostri primi obiettivi – sottolinea Weqar – e’ trasmettere ai piu’ giovani una visione moderata dell’islam, che per noi resta lo strumento piu’ efficace per prevenire il rischio di radicalizzarsi”.
Al jihadismo dei guerriglieri talebani, di recente si e’ aggiunto quello delle cellule del gruppo Stato islamico. A rimpolpare le file dei jihadisti, spesso giovani attratti da una prospettiva di guadagno: secondo stime della Banca mondiale, in Afghanistan quasi il 40 per cento della popolazione vive sotto la soglia di poverta’. E gli attentati sono frequenti, gli ultimi proprio la settimana scorsa. Il 21 marzo sono state uccise 29 persone; tre, invece, le vittime domenica. “Effettuiamo regolarmente raccolte di sangue – dice Weqar – oppure distribuiamo cibo e vestiti agli sfollati interni o alle vittime degli attentati”.
Una minaccia quella dei gruppi armati, che ha costretto anche Najm a ritirarsi da alcune aree per ragioni di sicurezza.
Alla solidarieta’ Najm combina la cittadinanza attiva. “Non insegniamo solo i valori dell’islam, ma anche la nostra cultura” riprende Weqar: “Puntiamo soprattutto sui giovani, a cui forniamo corsi brevi per 10-30 partecipanti, e che coinvolgiamo nelle campagne umanitarie e in manifestazioni di protesta pacifiche sui temi sociali come la disoccupazione”. A chi lo desidera, l’associazione da’ anche gli strumenti “per diventare “leader del cambiamento” e avviare cosi’ progetti all’interno delle scuole o delle universita’ che frequentano.
Secondo Weqar, la risposta e’ stata positiva: “Centinaia di ragazzi e ragazze si avvicinano a noi in modo spontaneo; un futuro migliore sta a cuore a tutti”.

30 Marzo 2018
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