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Bologna, per i lavori in San Petronio serve ancora un milione

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BOLOGNA – La donazione da record di 100.000 euro da parte della Fondazione famiglia Rinaldi è un bell’aiuto, ma la strada per raccogliere tutti i fondi necessari al restauro della basilica di San Petronio, uno dei simboli più conosciuti di Bologna, è ancora lunga: serve almeno un altro milione di euro. A fare il punto sui conti è Gianluigi Pagani, presidente dell’associazione Amici di San Petronio, in occasione della conferenza stampa che si è svolta oggi in Comune per dare visibilità al gesto della famiglia Rinaldi. Attualmente i lavori stanno interessando l’abside di piazza Galvani, ma da sistemare c’è anche “il tetto- spiega Pagani- che presenta gravi infiltrazioni d’acqua”. I 100.000 euro della famiglia Rinaldi, invece, serviranno a restaurare la cappella di Santa croce, già cappella dei Notai, “che necessita di interventi soprattutto sulle vetrate- riferisce Pagani- e poi abbiamo problemi di stabilità e umidità dall’esterno”. Questo dopo che sono già stati completati i lavori della facciata, durati sei anni: cantieri che “sono costati circa un milione e mezzo di euro- ricorda Pagani- raccolti attraverso fondazioni, istituti bancari e semplici cittadini”. Considerando che per i lavori sul retro si stima una spesa di altri 800.000 euro, “servirà sicuramente un altro milione” per chiudere gli interventi già in programma, afferma Pagani. Conteggio che non comprende la parte di via de’ Pignattari, ma quello è un intervento che “faremo in futuro e forse lo farà qualcun altro- spiega il presidente- perchè i lavori ogni volta durano sei o sette anni”, considerando che bisogna prima trovare i fondi (“Da buoni padri di famiglia, quando li abbiamo iniziamo i lavori”) e poi relazionarsi con la Sovrintendenza.

Nel frattempo, a dare una spinta non indifferente ci ha pensato il colpo messo a segno con la maxi-donazione della famiglia Rinaldi, che ha fondato e continua a dirigere l’Acqua Cerelia, anche se l’attività della Fondazione è slegata da quella dell’azienda. “Le persone passano, certe cose rimangono e mi auguro che questa sia una cosa che possa rimanere per la città e per tutti quelli che la visiteranno”, dichiara Ernesto Rinaldi, in rappresentanza della famiglia. L’iniziativa dei Rinaldi, che hanno acquisito il diritto all’intitolazione della cappella restaurata, rientra nella campagna di crowdfounding civico “Io sostengo San Petronio”, promossa dall’associazione Succede solo a Bologna. In due mesi, contando anche le risorse della famiglia Rinaldi, la campagna ha raccolto 136.000 dei 200.000 euro annunciati come traguardo entro la fine dell’anno. “Siamo veramente orgogliosi”, commenta il presidente Fabio Mauri, confermando che si andrà avanti con tutte le iniziative già in campo: dalle visite sulla terrazza di San Petronio alle card che consentono di seguire i lavori (dopo quelle per “umarel” e “arzdaura” arriveranno anche quelle per “cinno” e “cinna”). Dal 7 maggio, poi, inizieranno anche gli aperitivi e le cene sulla terrazza. In questo contesto, la donazione della famiglia Rinaldi “lascerà un segno indelebile nella storia della città”, sottolinea l’assessore comunale al Turismo, Matteo Lepore, soddisfatto per il buon andamento di una campagna che punta “non solo a riscoprire la bellezza del nostro territorio per motivi turistici, ma anche a dare orgoglio civico ai bolognesi”. Quelle ricevute oggi sono “lodi esagerate”, afferma il presidente della Fondazione, Luciano Tario: “Quando abbiamo deciso non avevamo in mente una donazione eccezionale o fuori del comune, ci è sembrato normale e naturale”.

30 marzo 2016
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