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Diritto d’autore, Franceschini: “Serve una riforma della Siae, ma non scomporla”

franceschini

ROMA – “Dobbiamo avere la consapevolezza che se il mercato della creatività ha una dimensione europea, l’Europa diventa il più grande produttore di contenuti, con una forza contrattuale enorme. Se si va verso questa direzione, non ha senso scomporre la parte nazionale. Va fatto invece un lavoro urgente di profonda riforma della Siae“. Così il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, durante l’audizione delle commissioni riunite Cultura e Politiche Ue sulle tematiche del diritto d’autore interessate dalla direttiva 2014/26/Ue. “In questo momento- ha aggiunto- avere uno strumento che ci consente di essere forti con altri partner europei sul mercato globale è una cosa a cui non rinunciare solo perché questo strumento non funziona bene. Credo invece che sia più utile al Paese mettere mano alla Siae con una riforma profonda”.

Per quanto riguarda le modalità della riforma della Siae, Franceschini ha spiegato che “per esempio, si potrebbe inserire un emendamento al Disegno di legge che recepisce i principi che la stessa direttiva Ue pone in termini di trasparenza e gestione per organismi come la Siae. Il Parlamento- ha specificato- potrebbe delegare il Governo a mettere alcuni paletti precisi che recepiscono e integrano quella direttiva per indicare la strada della riforma della Siae”. La direttiva, ha detto ancora Franceschini, “lascia uno spazio ai singoli Stati membri: non c’è una indicazione su come debbano organizzarsi, ma alcuni principi da rispettare. Per questo, il tema è se riformare l’attuale sistema e scegliere la strada di una profonda riforma della Siae, o se andare verso una strada diversa, che è quella della liberalizzazione, quindi avere più società. So bene- ha detto il ministro- che in Parlamento c’è stata una valutazione più che fondata sull’inadeguatezza e sull’esigenza di una maggiore trasparenza della Siae che ha spinto il dibattito verso la liberalizzazione. Anche io- ha detto ancora- ero partito da una propensione verso la liberalizzazione, ma poi ho verificato che Paesi importanti guardano con una certa invidia al fatto che abbiamo un’unica società che si occupa del diritto autore, mentre dove ci sono più società, come in Francia, c’è una divisione verticale che comporta una serie di difficoltà operative”.

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Oltre a questo, per Franceschini c’è il fatto che “il mercato italiano ha un grande valore qualitativo, ma è molto piccolo, e l’esigenza che si avverte sempre di più è che il confronto con i giganti della rete avvenga in una posizione il più possibile forte”. Ecco perché “bisogna andare sempre più in fretta verso una dimensione europea”. In questo senso, il ministro ha ricordato il consorzio nato nel 2013 “tra la Siae, la società francese che gestisce i diritti della musica e la Spagna, a cui si sono aggiunti Ungheria, Belgio, Svizzera e Portogallo. Contemporaneamente, un’altra società ha unito Danimarca, Finlandia e Norvegia. Questo- ha spiegato- perché una società consortile consente di affrontare i giganti del mercato con una posizione di forza. Se potessi scegliere- ha detto infine Franceschini- direi che serve una società europea. Ma visto che per adesso è un’utopia, si deve andare verso fenomeni aggregativi, ed è bene che ci andiamo come soggetto forte. Per questo, non ha senso scomporre la parte nazionale”.

30 marzo 2016

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