Elezioni, ecco le sfide nei collegi: pochi confronti tra big, ma Pd e LeU non si fanno sconti

ROMA – Sembravano volersi sfidare tutti, collegio per collegio, in una serie di duelli a ‘singolar tenzone’ che promettevano di infiammare la campagna elettorale.

Invece, i leader politici annunciano di “voler parlare a tutti gli italiani”, si tengono a distanza di sicurezza gli uni dagli altri e, se candidati nei collegi, scelgono zone sicure, dove il risultato non è in dubbio.

Le eccezioni, rare, sono più numerose a sinistra dove Partito Democratico e Liberi e Uguali non sono intenzionati a farsi sconti, con il centrodestra che osserva, interessato.

IL GOVERNO IN CAMPO, SENZA RIVALI

Una sfida in discesa attende i ministri del governo uscente, quasi tutti assicurati dal paracadute nei listini proporzionali.

Paolo Gentiloni è candidato nel collegio di Roma 1 alla Camera, considerato sicuro dai dem. Contro di lui, il centrodestra schiera Luciano Ciocchetti, storico esponente della diaspora democristiana a Roma, mentre il M5S mette in campo Angiolino Cirulli, presentato da Di Maio come “uno degli azzerati del decreto salva-banche, vittima del caso Banca Etruria”.

Maria Elena Boschi correrà invece nel collegio uninominale di Bolzano dove, mal di pancia dell’Svp a parte, il risultato non sembra in discussione. Contro di lei la forzista Micaela Biancofore, mentre i grillini non sembrano avere grande presa in Trentino.

Fondamentale anche la partita che giocherà Pier Carlo Padoan, schierato nel collegio di Siena per rivendicare, dice Renzi, “i successi del governo nella gestione delle crisi bancarie”. Contro di lui, Salvini schiera l’economista ‘No Euro’ Claudio Borghi, mentre la candidatura pentastellata di Leonardo Franci non sembra poter dare particolari pensieri al ministro dell’Economia uscente.

Nella ‘rossa’ Pesaro c’è Marco Minniti, ministro dell’Interno. Anche qui, il collegio è dato per certo: i 5 Stelle candidano Andrea Cecconi, ex capogruppo a Montecitorio, mentre LeU, che pure avrebbe un seguito significativo, sceglie la candidatura ‘locale’ di Daniela Ciaroni, già assessore alla Provincia.

A completare il quadro dei ministri, Marianna Madia a Roma, Dario Franceschini a Ferrara, Roberta Pinotti a Genova, Valeria Fedeli a Pisa e Beatrice Lorenzin a Modena. Ci sono poi Graziano Delrio a Reggio Emilia e Luca Lotti a Empoli, unici ministri a non avere il paracadute proporzionale, e Claudio De Vincenti, ripescato a Sassuolo dopo il rifiuto di Gianni Cuperlo.

Curioso, infine, il caso del  Guardasigilli e leader della minoranza dem Andrea Orlando, candidato solo nel proporzionale in Emilia e non nel suo collegio a La Spezia.

RENZI VUOLE IL SENATO, SALTA LA SFIDA CON SALVINI

Mentre la pattuglia governativa punta decisa alla Camera, il segretario dem Matteo Renzi spiazza tutti e si candida per il Senato nella sua Firenze. Una decisione che scatena la rabbia del leader leghista Matteo Salvini, che aveva promesso di sfidarlo “in qualsiasi collegio” si sarebbe candidato: “Ma i leader politici si misurano alla Camera, non al Senato”, attacca Salvini. Secca la replica di Renzi: “Ho deciso di dare al Senato quella centralità politica che gli hanno voluto dare gli italiani votando No alla sua abolizione”.

La lega schiera quindi un altro economista ‘No Euro’, il professor Alberto Bagnai, mentre sta già facendo discutere la candidatura pentastellata di Nicola Cecchi, avvocato iscritto al Pd nel 2016 e sostenitore del Sì al referendum sulla riforma della Costituzione del 4 dicembre 2016.

SALVINI-MELONI NEI LORO FEUDI, NO ALLO SCONTRO CON LA BOLDRINI

Alla fine, nonostante le critiche al suo omonimo, anche Salvini sceglie il Senato. Il suo nome, però, nella lista dei collegi uninominali non c’è: sarà candidato nei collegi plurinominali in Lombardia, Sicilia, Calabria, Lazio e Liguria. Salta così il già annunciato duello con Laura Boldrini di LeU, che si candida invece proprio a Milano.

Sarà una partita senza avversari anche per Giorgia Meloni, canidata nel collegio di Lazio 2, quello di Latina. Al suo fianco, nel listino, ci sarà Fabio Rampelli, uomo forte della destra nel Lazio. Qui, per gli eredi dell’MSI, non c’è rivale che tenga.

IN CAMPANIA SCONTRO DESTRA-M5S: E’ SGARBI L’ANTI DI MAIO

Terreno di battaglia sarà la Campania, dove il Partito Democratico sembra aver perso ogni speranza di riconquistare alcuni dei suoi deggi storici.

Nel collegio uninominale di Acerra Pomigliano D’Arco il leader pentastellato Luigi Di Maio sembra in netto vantaggio, ma la decisione del centrodestra di schierare contro di lui Vittorio Sgarbi potrebbe- secondo i sondaggi- portare a un leggero recupero.

Scontata anche la vittoria dei 5 Stelle a Napoli Fuorigrotta, dove è candidato il ‘dissidente’ Roberto Fico, mentre il resto della regione resta in bilico tra l’azzurro e il giallo.

LEU TENTA IL COLPACCIO: GRASSO E D’ALEMA CI CREDONO

I sodaggi non sembrano dare speranze ai candidati agli uninominali di Liberi e Uguali, ma no tutti sono d’accordo. Pietro Grasso “ci mette la faccia” e prova a soffiare al centrodestra il collegio di Palermo, mentre Massimo D’Alema corre nella sua Gallipoli: contro di lui i dem schierano il sottosegretario del governo Gentiloni ed ex sindacalista Teresa Bellanova.

Uno scontro che si annuncia duro, anche per i pessimi rapporti tra il Pd locale e la Bellanova, in rotta di collisione continua con il presidente pugliese Michele Emiliano. D’Alema ci crede, ripete che a Gallipoli “non ha mai perso”, la gente lo conosce e si fida di lui. Spettatore interessato Pierpalo Cariddi, sindaco di Otranto e candidato del centrodestra: la spaccatura a sinistra è forte e lui fiuta il colpaccio.

EMILIA PARANOICA: CASINI VS ERRANI, LA LEGA PREPARA L’INVASIONE

La sfida più attesa si terrà a Bologna, dove Pierferdinando Casini, ex leader dell’Udc, è candidato nelle file del Partito Democratico. Contro di lui, Liberi e Uguali schiera l’artiglieria pesante: Vasco Errani nel collegio uninominale, Pier Luigi Bersani capolista nel listino proporzionale.

I malumori in casa Pd per la candidatura dell’ex centrista sembrano rientrati grazie alla presenza di numerosi esponenti del territorio nel listino, ma la vittoria non è scontata, così come in tutta l’Emilia. Tra listini e uninominali, LeU schiera dirigenti storici della sinistra emiliana che proveranno a drenare consenso ai dem.

Nel frattempo, il centrodestra fa una scelta precisa: mentre Fratelli d’Italia blinda Piacenza, i collegi contendibili vengono messi quasi tutti nelle mani della Lega. Da tempo il Carroccio ha messo i suoi occhi sull’Emilia rossa che, con lo scontro tra LeU e Pd, spera ora di potersi espandere ben al di sotto del Po.

30 gennaio 2018
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