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Dal Mali a ‘guida’ nei centri di accoglienza, ecco come è nata ‘How many kilometers’

BOLOGNA – “Ci ha fatto vedere una foto scattata a un barcone dall’elicottero della Marina Militare. Ci ha chiesto: ‘Mi avete visto? Sono questo’, e ha indicato un puntino, che a ben guardare un po’ si distingueva dagli altri. Certo è che solo lui poteva riconoscersi. La sua prima foto in Italia”. Giovanni Fabbri comincia da qui per raccontare la storia del primo ragazzo maliano coinvolto nel progetto “How Many Kilometers”, che raccoglie 100 scatti di 100 profughi ospiti dei centri d’accoglienza di Bologna.

Era il febbraio del 2014 quando questo giovane ventenne del Mali arrivò sulle coste italiane: alto più di due metri, si stagliava con orgoglio tra i profughi stretti nel barcone. “Con altri tre ragazzi, altri due del Mali, uno della Guinea, per qualche mese è stato accolto nella nostra parrocchia, la Dozza- racconta Giovanni Rimondi, creatore con Fabbri di ‘How many kilometers’- passata l’emergenza freddo sono stati spostati in un centro d’accoglienza. Lui, poi, per un anno ha vissuto con noi”.

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Giovanni ricorda con entusiasmo la convivenza: “Io ho già cinque fratelli. Devo ammettere che in casa, in nove si stava quasi meglio. Per me lui era un po’ fratello maggiore -per via dell’età- un po’ fratello minore, perché gli risultavano estranee alcune nostre dinamiche. L’ho aiutato e mi ha aiutato molto, anche a livello fisico. Io sono il figlio maschio maggiore, ho le mie responsabilità, e lui mi è spesso venuto in soccorso. Adesso non abita più con noi”, spiega. Adesso ha un lavoro, raccoglie e semina frutta e verdura per una cooperativa. Così, ha deciso di prendere in affitto, con un amico, un appartamento. Contemporaneamente, continua a studiare: “Ma ci vediamo sempre lo stesso, è un membro della famiglia”.

Ed è proprio dall’interesse di Giovanni e Giovanni, dalla loro passione per la fotografia e per l’attualità, e soprattutto dalla conoscenza con questi ragazzi maliani che nasce “How many kilometers”, che, dopo un anno di lavoro, si trasforma in mostra in occasione di ArteFiera (l’inaugurazione, ieri alle 17 allo Spazio Battirame a Bologna). “È stato lui che ci ha guidato nei centri d’accoglienza– raccontano i ragazzi- che ci ha presentato amici e conoscenti con cui è venuto in contatto nel suo tratto di vita italiana. Alcuni di loro ci hanno anche aiutato nell’allestimento. Credo che la nostra iniziativa sia piaciuta a tutti gli uomini, le donne e i bambini coinvolti”. E ricorda di quella volta che tornarono in una struttura a portare le foto che avevano scattato giorni primi. Le appesero a un muro ma, quando tornarono per la terza volta, quel muro era spoglio: “Abbiamo pensato che non avessero apprezzato il gesto, che si fossero risentiti. Invece abbiamo scoperto che tutti si erano presi le foto che li ritraevano e se le erano appese di fianco al letto”.

(Dires – Redattore Sociale)

30 gennaio 2017

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