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A Fiumicino arrivano 40 profughi grazie ai corridoi umanitari

ROMA – Altri 40 profughi sono arrivati stamani all’aeroporto di Fiumicino provenienti dal Libano attraverso i corridoi umanitari organizzati da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche e Tavola valdese, in collaborazione con i ministeri degli Esteri e dell’Interno.

“Tra di loro- scrive Sant’Egidio sul proprio sito internet- la famiglia Zaheda, separati 3 anni fa dalla guerra in Siria. Oggi di nuovo insieme a Roma”.

“Con loro- scrivono ancora- sarà raggiunta la cifra di 540 persone venute in Italia dall’inizio del progetto ecumenico, avviato il 15 dicembre 2015 dopo la firma di un accordo con i ministeri degli Esteri e dell’Interno. Il piano prevede mille arrivi entro il 2017. E’ un modello che funziona perché coniuga umanità e sicurezza”.

Quindi la riflessione: “mentre l’Europa fatica a trovare soluzioni che coniughino umanità e sicurezza dividendosi sulla sorte di migliaia di uomini e donne vittime dei trafficanti di esseri umani, i corridoi umanitari si dimostrano, con il passare del tempo, un modello che funziona. Frutto di una preziosa sinergia tra società civile e istituzioni, favoriscono l’integrazione offrendo a chi fugge dalle guerre – ed è in condizioni di particolare vulnerabilità (famiglie con bambini, donne sole, anziani, malati, persone con disabilità) – di arrivare, in tutta sicurezza e legalmente, nel nostro continente. Alcuni rifugiati, giunti nei mesi scorsi, saranno presenti a Fiumicino per accogliere i nuovi arrivati”.

IL VICEMINISTRO GIRO: CORRIDOI SCELTA RAGIONEVOLE, UE CI AIUTI

Ahlan, benvenuti” ha detto in arabo il viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Mario Giro, accogliendo i 40 profughi siriani atterrati a Fiumicino stamani, e provenienti dai campi profughi in Libano, nell’ambito del progetto dei Corridoi umanitari.

“L’Italia continua la sua politica, una politica ragionevole che dimostra che se la società civile e le istituzioni si mettono insieme si può realizzare quell’accoglienza diffusa che non crea allarme sociale, che aiuta chi viene con canali sicuri, legali, e che non fa morire”, ha aggiunto. “Stamani un giornalista mi ha chiesto se non mi senta ‘un pesce fuor d’acqua’ rispetto a quello che sta accadendo in America. Io rispondo che dipende dall’acqua: se è inquinata dall’odio, sì. Penso a quello che è avvenuto in Canada”, ossia l’attacco terroristico a una moschea di Quebec City. “Il ‘cattivismo’- ha spiegato il viceministro- aumenta la nostra insicurezza perché propaga l’odio, e a questo non c’è rimedio. Ma questo- il suo monito- lo capiscono solo gli italiani”.

Quindi la critica all’Unione europea: “L’Italia da giugno scorso ha presentato una proposta all’Ue – il Migration Compact, ndr – e ora anche al presidente Tajani chiediamo di fare in modo che il Parlamento approvi presto tale strumento di finanziamento affinché si possa negoziare una gestione ordinata dei flussi con i Paesi di origine e di transito. Non esiste nessuna soluzione nella gestione dei flussi se non c’è un accordo con quei paesi. Muri o chiusura non servono” ha sottolineato il vice capo della Farnesina. “Chiediamo inoltre solidarietà all’Europa nella redistribuzione del carico- ha aggiunto ancora- Gridare e parlare di muri non serve. Lo vediamo in America, con i giudici già contrapposti all’Esecutivo. Tra qualche mese vedremo le conseguenze di questo meccanismo- ha avvertito, e poi in conclusione, “c’è un obbligo umanitario che viene prima di tutto: dobbiamo proteggere chi fugge dalle guerre, permettere a questi profughi di condurre una vita normale in modo che tornino presto nel proprio paese quando sarà in pace. Questo riguarda anche la Libia, che non è ancora del tutto stabilizzata”.

30 gennaio 2017

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