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Renzi: “80 milioni per aprire ‘Scuola Santo Stefano'”. E recuperare il carcere FOTO e VIDEO

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VENTOTENE (LATINA) – Lungo la salita che dall’attracco per le barche porta al carcere, un sentiero stretto e in parte invaso dalla vegetazione, si incontrano le vecchie brande arrugginite su cui dormivano i detenuti, qualche rudere, una lapide con una scritta incisa il 17 aprile 1953: ‘Viva il nostro buon direttore’. Ironia da galeotti. A quella data erano passati dieci anni dalla fine del fascismo, ma il carcere di Santo Stefano sarebbe rimasto attivo per un altro decennio, per ospitare colpevoli di gravi delitti di sangue, tra cui Raoul Ghiani, l’omicida del caso Fenaroli, graziato dopo tanti anni di carcere proprio da Sando Pertini, il più famoso dei reclusi a Santo Stefano. Qui, nel dicembre del 1930, Pertini cominciò i suoi 14 anni di prigionia in diversi carceri laziali. Un incubo terminato con l’evasione da Regina Coeli nel 1944.

Oggi questo antico carcere borbonico è in rovina. Ha una pianta circolare, al centro una chiesina “affinché i carcerati potessero ricordare ogni giorno che la redenzione era possibile”. A raccontare la storia di questo istituto penitenziario è Salvatore, un muratore di Ventotene. È grazie alla sua curiosità che questo posto ha ancora qualcosa da dire. Un centinaio di celle: quella di Pertini era la numero 36. Non è stato facile individuarla, perché negli anni “i tombaroli si sono rubati pure i numeri sulle porte”.

Oggi il carcere è invaso dalle erbacce, le mura e le colonne cadono a pezzi. “Nessuno se ne è mai curato”, dice ancora Salvatore. Se non fosse stato per il suo prezioso lavoro di ricerca (“Ho letto tanto, ma soprattutto ho incontrato le guardie che lavorarono qui”), di Santo Stefano oggi non ci sarebbe nulla da raccontare. Lui ha cominciato una ventina di anni fa ad accompagnare qui i turisti più curiosi: da Ventotene a Santo Stefano con un barchino. “Io sono muratore tutt’ora- ricorda- ho cominciato a venire qui per caso, accompagnando qualche turista. A poco a poco mi sono reso conto che di questo posto non si sapeva nulla”. E si è messo a studiare. Oggi è stata lui la guida di Renzi, Franceschini e Zingaretti. A loro ha raccontato come qui siano finiti oppositori di ogni specie: antiborbonici, giacobini, antifascisti italiani, slavi, anarchici. D’estate quel che resta del carcere si può visitare con una gita in barca da Ventotene. L’ingresso della struttura è dipinto di rosa. In passato è stato anche celeste, turchese. Un tocco di serenità prima dell’isolamento. “Tanti anni fa una delle guardie che lavorò qui ai tempi del fascismo- racconta Salvatore- mi disse che questa era una prigione anche per loro: si chiedevano ogni mattina chi gliel’avesse fatto fare di finire quaggiù”.

Il governo oggi ha promesso 80 milioni di euro per risistemare il carcere. Qualche anno fa la regione Lazio ritinteggio’ qualche muro, ma il colore già viene via. Questa volta il ministero dei Beni culturali promette di fare sul serio. “Sarebbe importante recuperare questo pezzo di memoria- osserva Salvatore- oggi non fa più storia e sta diventando un luogo morto. Qui c’è la storia di Pertini, uno dei tanti dei detenuti del fascismo. Mandato all’isolamento, tutto il giorno in cella e solo un’ora d’aria senza comunicare con nessuno. Ma ce l’ha fatta, era un uomo di un’altra fibra”. Da un paio di giorni sono iniziati i primi interventi, quelli più urgenti, di messa in sicurezza di alcune zone che minacciano di crollare da un momento all’altro. Non è facile lavorare qui: il sole e il vento non lasciano scampo e in più c’è il grosso ostacolo del trasporto del materiale. Sull’isola non esiste un vero e proprio molo, già sbarcare le persone non è semplice, ancora più difficile con attrezzi e e materiali. Se il mare s’ingrossa, per esempio, addio giornata di lavoro. Renzi e Franceschini sognano di costruire qui una scuola di “alti pensieri politici”, per usare le parole di Altiero Spinelli, che nall’adiacente Ventotene scrisse il celebre Manifesto europeista. Aule, dormitori, mense: un campus di studi europei “per formare la futura classe dirigente dell’Unione”. Renzi immagina Santo Stefano “come una foresteria per giovani europei e del Mediterraneo, nuova grande frontiera di impegno, dove fare stage, approfondimenti, incontri con le più grandi istituzioni universitarie europee, a iniziare dall’Istituto universitario europeo che ha sede in Italia. Qui vogliamo formare l’elite della classe dirigente che governerà l’Europa nei prossimi decenni“. L’auspicio è di inaugurare il 31 agosto 2017, nel centenario della nascita di Spinelli.

di Antonio Bravetti, giornalista professionista

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