Pena di morte, Joe D’Ambrosio: “Se è successo a me può succedere a chiunque”

Le interviste a margine del congresso dei ministri della Giustizia organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio a Roma contro la pena di morte

ROMA – “Se puo’ succedere a me, puo’ succedere a chiunque, perche’ stavo facendo tutto giusto: stavo alla larga dai guai con la legge, ero stato nell’esercito per quattro anni e poi congedato con onore, ma qualcuno ha semplicemente puntato il dito contro di me e detto che io ‘lo avevo fatto’, e la seconda cosa che so, e’ che mi sono ritrovato nel braccio della morte per un crimine che non avevo commesso”. Si emoziona, Joe D’Ambrosio, mentre racconta all’agenzia ‘Dire’ la sua esperienza. D’Ambrosio aveva 26 anni quando, dopo la condanna del tribunale di Cleveland, in Ohio, per la presunta uccisione del giovane Tony Klann, e’ entrato nel braccio della morte. Ci e’ rimasto fino a quando non e’ stato riconosciuto innocente, per 22 anni. Quando e’ uscito, nel 2012, ne aveva cinquanta. “Non si tratta solo della pena di morte, e’ una questione di diritti umani: ognuno ha il diritto alla vita e alla liberta’” afferma D’Ambrosio. “Io sono un esempio del motivo per cui non dovrebbe esserci la pena di morte, perche’ hanno preso 22 anni della mia vita per qualcosa che non avevo fatto, e sono arrivato a tre giorni dalla mia esecuzione… E’ una cosa non necessaria. Quando metti qualcuno in prigione, puoi liberarlo. Ma non puoi liberare nessuno dalla tomba”. D’Ambrosio era ospite, del Congresso dei ministri della Giustizia organizzato dalla Comunita’ di Sant’Egidio contro la pena di morte. “Persone come il presidente stanno mettendo barriere a chi, come me, vuole farla finita con la pena di morte” risponde D’Ambrosio a una domanda sulla fase politica attuale negli Stati Uniti. “Quando guardi alla pena capitale con il cuore e lo stomaco la tua reazione istintiva e’ di accettarla. Ma quando usi la testa, e ci pensi, capisci che non e’ necessario, e il nostro sistema di giustizia non dovrebbe essere un sistema punitivo, ma giusto. Perche’ la vendetta dovrebbe farne parte?”. Joe continua: “Se ho mai provato il desiderio di vendicarmi di cio’ che ho subito? No. Non si puo’ fare niente per quello che mi e’ successo, tutto quello che possiamo fare e’ andare avanti, ora, e provare ad abolire la pena di morte non solo negli Usa ma in tutto il mondo”. 

Liew Vui Keong :  “Sì a moratoria, abolizione nel 2019”

“Abbiamo 1.281 persone nel braccio della morte, su 65.222 detenuti totali, pari a circa il 2% dei detenuti: di concerto con la presidenza del Consiglio, emettero’ una moratoria per fermare l’esecuzione di queste persone, mentre aspettiamo che la legge venga ratificata dal parlamento”: lo dichiara all’agenzia ‘Dire’ il ministro della Giustizia della Malesia, Liew Vui Keong. “Entro l’anno prossimo, spero che l’abolizione diventi realta’: il prossimo passo per il governo e’ quello di introdurre la nuova legge, la cui votazione sta per essere inserita nell’agenda parlamentare” ha dichiarato il ministro. 

Ziyambi Ziyambi: “Verso eliminazione progressiva delle esecuzioni capitali”

“La nuova Costituzione in vigore dal 2013 proibisce di imporre la pena di morte a chiunque abbia meno di 21 anni o piu’ di 70, e alle donne. Progressivamente, vediamo che dal 2005 non abbiamo giustiziato nessuno, e che quest’anno, con una moratoria, abbiamo commutato le condanne a morte in condanne a vita. Stiamo emendando la Costituzione per rimuovere la clausola che consente l’imposizione della pena di morte in circostanze aggravate, per coloro che hanno commesso omicidi”. Cosi’ all’agenzia ‘Dire’ e’ il ministro della Giustizia dello Zimbabwe, Ziyambi Ziyambi, a margine del Congresso per l’abolizione della pena di morte promosso alla Camera dalla Comunita’ di Sant’Egidio.

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29 Novembre 2018
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