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Ppa, Biffoni: “Emozione parlare di fronte a lui, sintonia sullo Ius Soli”


PRATO – “Sui migranti Papa Francesco e anche tutta la Cei si sono sempre espressi in maniera molto netta e chiara. Noi ribadiremo le nostre convinzioni: lo sforzo che ci ha chiesto a Prato durante la visita nella nostra città a novembre del 2015 lo stiamo facendo, ma abbiamo bisogno di strutture e di organizzazione”. Anche Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato nazionale Anci sul tema dell’immigrazione, fa parte della pattuglia di amministratori locali chiamata dal pontefice in udienza.

Biffoni guida una delle città più multietniche d’Europa e si misura ogni giorno col tema dell’accoglienza, e dell’integrazione. Proprio per questo apprezza il rigore del ministro dell’Interno, Marco Minniti ma al tempo stesso spinge affinché l’Italia si doti di una nuova legge sulla cittadinanza. Sperando di trovare da Bergoglio, ancora una volta, una forte complicità.

“Se vogliamo combattere il populismo e il razzismo- racconta alla ‘Dire’ alla vigilia dell’appuntamento- abbiamo bisogno di diritti e di doveri. Abbiamo bisogno che le persone trovino percorsi di inclusione, che sappiano anche che ci sono regole da rispettare”. Il sindaco di Prato esporrà questo concetto rivolgendosi al Papa.

È in trepidazione per questo incontro? “Ora che ci stiamo avvicinando sento la forza e l’importanza delle parole che andrò ad esprimere a una persona che la storia la fa per davvero. Penso dentro di me, ‘ti ascolta Papa Francesco’, uno che sui libri ci finisce e ci finirà per sempre. Difficilmente mi emoziono, ma stavolta comincio a sentire un po’ di pressione”.

Bergoglio vi ascolterà sull’ambiente, sul funzionamento delle città, in merito al malessere sociale, ma il tema più atteso è quello dell’immigrazione. Si attende un sostegno esplicito per l’approvazione dello ius soli? “La posizione di giovedì di monsignor Galantino è stata chiara, a sua volta quella del Papa è da tempo molto solida. Non è un caso che l’indagine di Demopolis segnali che l’80% dei toscani si fida di lui. È la personalità col maggior tasso di apprezzamento, significa che attraversa qualsiasi sensibilità politica, va oltre i cattolici. Ho fiducia in quanto ha fatto finora, non credo che cambierà”.

Il Pd ha una particolare affinità oltretevere, specialmente fra il presidente del Consiglio e la Conferenza episcopale italiana. Si comincia a parlare di una sorta di ‘patto Gentiloni’ con le gerarchie ecclesiastiche. “Non so se si tratti di un patto formalizzato. È un gioco di sponda. Comunque vada si esprime la Cei, parla un mondo vero”.

Di contro, anche nel governo affiorano dubbi sulla possibilità di trovare i numeri al Senato per licenziare la riforma entro la legislatura. “Se non la approviamo è un peccato. Lo ius soli temperato permette di creare un legame affettivo e un sentimento di partecipazione nei confronti di chi è cresciuto e ha studiato qui. Se vogliamo evitare di creare nuove Molenbeek, o le banlieue parigine dobbiamo far sentire questi ragazzi a casa. È quanto serve al Paese.

I più tiepidi sostengono che, ormai, incombono le ragioni della campagna elettorale per le legislative dell’anno prossimo.

“Togliere l’immigrazione dal supermarket della battaglia politica non sarebbe sbagliato. Lo stesso Berlusconi recentemente ha dichiarato di creare un tavolo di unità nazionale, perché chiunque vinca si trova ad affrontare il fenomeno. Capisco che ci sia il problema delle paure della gente. Vanno prese sul serio. Se gli italiani sono preoccupati, dobbiamo farcene carico. Un modo potrebbe essere quello di far sì che ognuno di noi possa avvertire chi si ha accanto come un concittadino.

29 settembre 2017

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