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Le Università della Calabria all’Expo: da qui passano innovazione e futuro – VIDEO

MILANO – Se la quinta giornata de ‘La settimana del protagonismo’ della Calabria all’Expo di Milano si snoda attorno al concetto di innovazione nell’impresa allacciandosi a tutto ciò che concerne le produzioni agricole, altrettanto importante è riflettere sugli scenari che a tutti gli effetti partoriscono quelle che poi andranno a incarnare le competenze atte a sviluppare ogni sorta di progetto d’impresa innovativa: stiamo appunto parlando degli atenei universitari, oggi riuniti al padiglione del Corriere della sera.

Alla presenza del rettore dell’università della Calabria, Gino Mirocle Crisci, del delegato del rettore dell’università Magna Grecia di Catanzaro, Gianni Cuda, e di Giuseppe Zimbalatti, delegato del rettore dell’università di Reggio Calabria, si è discusso sul necessario ridisegno della struttura formativa universitaria affinché si possano costruire le basi di ciò che negli ultimi anni ha testimoniato l’affacciarsi di nuove e fresche competenze locali, competenze che nei decenni passati spesso e volentieri lasciavano la Calabria per essere sfruttate altrove.

I tempi interlocutori che stiamo vivendo lasciano strascichi di un passaggio epocale in cui non solo la Calabria ma tutto il Sud possono inserirsi per riscattare quella che ormai appare una ingiallita immagine di arretratezza: “Il fronte dell’innovazione agricola per la Calabria è un fronte estremamente importante- ha dichiarato Zimbalatti- e alcuni dati che recentemente arrivano dalla nostra regione effettivamente stupiscono: la ‘piccola’ Calabria si trova al quinto posto in termini di valore aggiunto nel settore agroalimentare, che rappresenta il 40% delle esportazioni regionali, il tutto in un contesto morfologico e naturale estremamente equilibrato”. Le produzioni biologiche calabresi si attestano al 20%, confermando i primissimi posti della regione nel settore, su scala nazionale. Tutti dati molto incoraggianti che testimoniano la crescita della Calabria negli ultimi venti anni, e che sono il frutto di un livello innovativo in forte crescita.

Dietro l’innovazione c’è ricerca, e dietro la ricerca c’è l’università, che deve saper offrire validi e attrattivi strumenti didattici ai suoi studenti: “Uno dei fattori positivi della Calabria è sicuramente il fatto che è una regione che ha tre università che non si pestano i piedi” ha dichiarato Crisci. “Abbiamo tre offerte formative differenziate per circa l’85% delle offerte didattiche- ha proseguito- e questo crea un effetto sinergico estremamente positivo”. Quello che si è capito in questi anni e che poi ha dato il là a questa inversione di tendenza è proprio il fatto di come si sia capito, usando le parole dello stesso Crisci “che la ricerca non deve stare chiusa in laboratorio. La ricerca è un valore aggiunto che va reso diffuso sul territorio per rendere il territorio cosciente di ciò che viene fatto”, aggiugendo come “molto spesso le nostre università si nascondano dietro la propria autoreferenzialità”.

Dunque non solo discorsi teorici su cultura, arte e innovazione ma vero e proprio rappoto diretto col territorio e con le sue diversità. D’altronde il livello pratico e sensoriale va privilegiato proprio per recuperare quegli antichi valori contadini da sviluppare con le più moderne competenze, sia per quanto riguarda le idde, sia per quanto riguarda la tecnologia. Questo per aiutare un settore industriale che, come ha spiegato il presidente di Unindustria Calabria, Natale Mazzuca, “sta soffrendo più di tutti la crisi che sta attanagliando il Paese dal 2007” e che costringe la Calabria a colmare il gap con il Nord che “è molto avanti con l’internazionalizzazione”.

La volontà della nuova Giunta è proprio quella di “fare sistema”, come ha detto il dirigente del settore agricolo, Carmelo Salvino. Parole rinforzate da quelle del presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, che ha precisato il discorso secondo cui “occorre ridisegnare il rapporto tra i vari attori in campo, industria, istituzioni e università”, per fare in modo che la regione possa accogliere le sfide del futuro, incluso quello dei propri giovani: “Questo è il nostro scopo- ha chiarito Irto ai microfoni dell’agenzia Dire- quello di riuscire a fine legislatura a ridurre la percentuale di ragazzi che vanno fuori e al contempo aumentare quella di chi torna. Questa è la grande sfida che la politica deve imporsi”.

di Nicola Mente – giornalista

29 settembre 2015

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