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Capolavoro senza tempo, ‘The Wall’ torna al cinema

ROMA – “Deprimente, noioso in varie parti”, ma con una idea di base che “piaceva”. C’è un demo non molto apprezzato dietro la nascita di The Wall, album capolavoro dei Pink Floyd, pubblicato nel 1979, nato dalla mente di Roger Waters.

waters

L’ex leader della band fondata con Syd Barrett, Nick Mason e Richard Wright, ha portato in tour l’album con concerti ‘colossal’, abiti di scena, effetti scenici da brividi e muri costruiti sui palchi di tutto il mondo. Proprio quel tour “pazzesco” – 219 concerti tra il 2010 e il 2013 – è raccontato in un film documentario che viene distribuito in contemporanea mondiale oggi, martedì 29 settembre, alle 20. Più fortunati i fan italiani, che lo troveranno al cinema per tre giorni in totale, compresi il 30 settembre e l’1 ottobre.

Pink-Floyd-theWall

Il film sarà seguito in via eccezionale dall’intima conversazione tra Roger Waters e Nick Mason che, per la prima volta dopo lo scioglimento della band, risponderanno insieme a una selezione di domande inviate dai fan.

Tornando alla realizzazione dell’album, Waters aveva iniziato a lavorare su due progetti, distinti per certi versi, accomunati per altri: Bricks In The Wall – era il titolo di lavorazione, appunto, di The Wall – e ‘The Pros And Cons Of Hitch Hiking’. Entrambi autobiografici. Nel primo al centro c’è la famiglia, la guerra, la follia, il rapporto tra pubblico e star, mentre nel secondo si parla di un uomo diviso tra la vita di matrimonio e la fedeltà e la promiscuità e liberazione sessuale. Quando Waters propose i demo dei due lavori al gruppo, non ci fu una scelta unanime ma la maggioranza fu schiacciante: la band preferì The Wall. Ma dietro il doppio album The Wall, già uscito al cinema con la versione cinematografica del 1982, diretta da Alan Parker e con Bob Geldof protagonista nei panni di Pink, c’è anche e soprattutto un episodio ‘forte’ che ha visto protagonista ovviamente Waters.

Era il 6 luglio del 1977, il tour di ‘Animals’ aveva portato i Pink Floyd in Canada, allo stadio Olimpico di Montreal. “Era la fine del tour- il ricordo del bassista- C’era un fan che voleva fare casino, che spingeva contro le transenne, stava gridando e urlando mentre io volevo solo poter fare uno spettacolo di rock”. Waters lo ha osservato per un po’, fino a quando…”appena mi arrivò a tiro gli sputai in faccia. Sono rimasto disgustato da me stesso”. Dopo l’incidente, l’idea del “muro tra noi e il pubblico” ed è per questo “che il disco ha preso forma”.

di Adriano Gasperetti

Giornalista professionista

29 settembre 2015

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