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Colombia, il cessate il fuoco del comandante delle Farc

BOGOTA’ – Il leader delle Farc, Rodrigo Londono alias ‘Timochenko’, ha dichiarato il “cessate il fuoco” a partire dalla mezzanotte del 28 agosto.

Questo gesto decreta, dopo la firma degli accordi pace, la fine dell’attività offensiva militare delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia e la volontà di una riconciliazione.

“In qualità di Comandante dello Stato Maggiore centrale delle Farc-Ep- ha scandito Londono davanti alle tv- ordino a tutti i nostri controlli, a tutte le nostre unità, a ognuno dei nostri e delle nostre combattenti il cessare il fuoco e le ostilità definitive contro lo Stato colombiano”. La speranza, ha sottolineato il leader delle Farc, “è che le rivalità e i rancori rimangano nel passato. Oggi, più che mai, ci dispiace per la morte e il dolore causato dalla guerra. Oggi, più che mai, vogliamo abbracciare gli uomini delle Forze armate e della polizia come compatrioti e iniziare a lavorare insieme per la nuova Colombia”.

eln colombiaL’altro gruppo guerrigliero del paese, l’Eln, in una lettera aperta alle Farc, firmata dal leader superiore, Nicolas Rodriguez Bautista alias ‘Gabino’,si è complimentata per l’accordo siglato con il governo colombiano “a tutti voi giunga il nostro abbraccio fraterno e l’augurio di un successo sul cammino intrapreso per diventare una organizzazione politica o movimento legale, come recita il passaggio del recente accordo tra l’utente e il governo nazionale. Rispettiamo- sottolinea il leader dell’Eln- ma non condividiamo l’essenza di tali accordi. Per venti anni abbiamo cercato un dialogo con il governo colombiano e una soluzione politica del conflitto- ha concluso Bautista- perché siamo profondamente convinti che il futuro e il destino della Colombia non può essere la guerra”. L’Eln infatti ha ricordato che dallo scorso 30 marzo a Caracas ha iniziato con il governo colombiano una fase pubblica di colloqui che fino ad ora non è giunta a nessun accordo a causa del rifiuto della guerriglia di liberare alcuni ostaggi. Ora il passo successivo, l’ultima parola, spetta ai colombiani tramite un referendum che si svolgerà il 2 ottobre.

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