Calcio, in Egitto i ‘Cavalieri bianchi’ dello Zamalek non cantano più

ROMA – In Egitto, gli ultras ‘White knights’ dello Zamalek, la squadra di calcio del governatorato di Giza, hannno annunciato la dissoluzione del loro gruppo, bruciando simbolicamente la propria bandiera. Il gesto segue di pochi giorni quello degli ultras dell’Ahly, l’altra grande squadra di calcio del Paese, che il 16 maggio avevano annunciato la dissoluzione “per la sicurezza dei membri del gruppo”. 

La decisione era arrivata poche settimane dopo scontri tra i tifosi ‘Ahlawy’ e la polizia, a margine di una partita che la squadra del Cairo disputava in casa contro il club gabonese di Mounana, che avevano portato a sette arresti tra i tifosi egiziani.

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I gruppi ultras egiziani, abituati a scontrarsi con le forze dell’ordine, hanno avuto un ruolo importante durante la sollevazione che nel 2011 portò alla caduta del regime di Hosni Mubarak, ma anche nei movimenti di contestazione contro il governo dei Fratelli musulmani. Gli ‘White knights’, i “cavalieri bianchi”, sono solo “un’associazione sportiva, senza nessuna tendenza o affiliazione politica” ha dichiarato ieri alla stampa uno dei fondatori del gruppo, considerato illegale dalle autorità egiziane, prima di dare fuoco allo stendardo. 

Dello stesso tenore le dichiarazioni rilasciate su Facebook dagli ultras dell’Al-Ahly: “Sosteniamo lo Stato sin dalla nostra fondazione e non faremo mai diversamente” avrebbero scritto secondo quanto riferisce il sito d’informazione ‘Egypt Today’: “Siamo una piccola parte dei tifosi dell’Ahly e continueremo a sostenere la squadra”. Negli ultimi anni, gli stadi egiziani sono stati scenario di più di una strage: famosa quella di Port Said, nel 2012, in cui morirono 74 tifosi dell’Al-Ahly. In seguito, nel 2015, 20 tifosi dello Zamalek persero la vita, soffocati dai lacrimogeni e schiacciati dalle persone in fuga dall’Air Defense Stadium del Cairo.

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29 maggio 2018
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