Femminicidio, Puglisi: "Commissione al lavoro, c'è ancora da fare" - DIRE.it

Politica

Femminicidio, Puglisi: “Commissione al lavoro, c’è ancora da fare”


ROMA – Nella battaglia contro la violenza sulle donne “il nostro Paese, soprattutto in questa legislatura, ha fatto dei passi avanti. Cio’ non toglie che ancora, ogni due giorni, una donna muore. Noi dobbiamo continuare a combattere con grande serietà e determinazione”. Cosi’ Francesca Puglisi (Pd), presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e violenza di genere istituita la Senato lo scorso gennaio con il compito di svolgere indagini sulle reali dimensioni, condizioni, qualità e cause dei delitti e delle violenze domestiche.

La commissione, composta da 20 senatori (14 donne e 6 uomini), si è insediata un mese e ha già avviato un ciclo di audizioni. La presidente fa un primo bilancio dell’attività finora svolta nella giornata del ‘Denim Day’, nato negli Stati Uniti 17 anni fa, come segno di protesta ad una sentenza della Corte di Cassazione italiana, che nel novembre del 1998 annullò la condanna per stupro perché la vittima, una ragazza di diciotto anni, indossava jeans attillati ‘impossibili da sfilare senza la sua collaborazione’.

In commissione, spiega Puglisi, “abbiamo cominciato con le audizione di Lucia Annibalipoi, di Telefono Rosa di D.i.RE (Donne in Rete contro la violenza, ndr.). Presto verranno in commissione anche esponenti del governo. Ci sarà a giugno la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, a luglio la ministra Valeria Fedeli, prima firmataria del ddl per l’istituzione della Commissione Femminicidio. Poi ascolteremo i ministri della Giustizia, Andrea Orlando, dell’Interno Marco Minniti e della Salute Beatrice Lorenzin”.

La legge istitutiva, continua la presidente, “prevede che il compito della Commissione sia quello di indagare la reale dimensione del fenomeno perchè non esiste una banca dati vera e propria che raccolga le denunce di violenza di genere o femminicidio. Su questo terreno si sta impegnando molto il piano nazionale anti-violenza voluti da Boschi con i tavoli insediati presso il ministero”.

Altro compito della Commissione, continua la parlamentare Pd, “è verificare se quelle misure che il Parlamento ha preso nell’arco di questa legislatura, Convenzione di Instanbul, decreto femminicidio, Piano nazionale anti-violenza, stanno funzionando“.

Inoltre, la Commissione dovrà “indagare e verificare l’effettivo utilizzo dei fondi che il governo ha stanziato e che ha ripartito tra le Regioni. Il problema, stando a quello che ci dicono i Centri anti-violenza, è che non tutti questi fondi sono arrivati a destinazione dalle Regioni ai Centri, soprattuto al Sud”.

Il lavoro della Commissione, continua Puglisi, si concluderà con una relazione al Parlamento, “che dovrà indicare al legislatore le azioni che occorrerà ancora intraprendere per sconfiggere questa grave violazione dei diritti delle donne. Abbiamo iniziato la legislatura con la ratifica della Convenzione di Istanbul, la termineremo con il lavoro di questa Commissione che, con grande serietà, cercherà di verificare in modo trasparente cio’ che non funziona” dal punto di vista dell’applicazione delle leggi.

“Insieme a tutti i soggetti interessati, forze dell’ordine, centri anti-violenza, magistrati e avvocati- dice Francesca Puglisi- vogliamo capire le misure che stanno avendo efficacia e quali invece non funzionano per cui hanno bisogno di correzioni di tipo normativo“. Un esempio, è quello del braccialetto elettronico anti-stalker, introdotto a fine 2013 con la legge sul femminicidio, in sperimentazione al Viminale dal 2015 e ancora per nulla autorizzato (tranne in un unico caso) dai Tribunali.

Quanto alle statistiche sulla violenza contro le donne, la presidente della Commissione monocamerale spiega che si sta lavorando a un questionario da mandare ai Tribunali e alle Questure su tutto il territorio nazionale per avere una classificazione piu’ corretta, rispetto al passato, dei casi effettivi di femminicidio.

“C’è un interessante rapporto del settore statistica del ministero della Giustizia- conclude Puglisi- che ci dice che il 77 per cento degli uomini che commettono un reato intra-familiare nei confronti di un coniuge, convivente o ex partner sono italiani. Questo dato ci dice che si tratta di un fenomeno strutturale che attraversa tutte le classi sociali”.

29 maggio 2017
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»