Report del Consiglio grande e generale del 28 aprile – Seduta pomeridiana

SAN MARINO – Nel pomeriggio i lavori consiliari riprendono dal dibattito al comma 20, dedicato al progetto di legge “Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero” (II lettura), presentato dal segretario di Stato per il Lavoro, Iro Belluzzi.

Scopo della riforma presentata, spiega Gian Franco Terenzi, Pdcs, “non è quello di escludere, ma di chiarire che tutti possono esistere, fare attività sindacale e associativa, svolgere il proprio ruolo nell’interesse superiore dei lavoratori e datori di lavoro”. Con le novità introdotte, “questo Pdl- prosegue- toglie qualche incertezza e concede giuste ed eque condizioni per tutti”. Gerardo Giovagnoli, Psd, replica a chi non reputa urgente questa normativa: “E’ questo il momento di intervenire per non sommare altro combustibile a una situazione incendiaria nel mondo rappresentanza”. Per il Psd infatti “riaffermare il principio erga omnes  ed evitare che i conflitti siano trasferiti in tribunale- sottolinea- è un’esigenza da mettere in prima posizione”. La pensa diversamente Paolo Crescentini, Ps per cui sarebbe stato necessario prima intervenire sulla riforma del mercato del lavoro. “Non vorremmo- aggiunge poi- alimentare uno scontro a livello sindacale e datoriale e non vorremmo dare maggior forza a chi oggi vanta già di essere grande, per indebolire invece chi con fatica ha iniziato il suo percorso”. Per Andrea Zafferani, C10, con questa legge “i piccoli sono rilegati all’inutilità, non potendo creare contatti erga omnes”. Al contrario, “non è detto- sostiene- che il contratto fatto dai più grossi sia il migliore per le parti in causa”. Dall’opposizione l’unica voce favorevole al provvedimento è Su-LabDem: Ivan Foschi, spiega che è oggi necessario intervenire sulla materia perché “siamo in una situazione potenzialmente critica e di caos- puntualizza- serve un quadro normativo più chiaro possibile per chi decide di investire e scommettere sulla nostra Repubblica”. Dalla maggioranza esprime invece perplessità Maria Luisa Berti, Ns, che esordisce sostenendo di non condividere l’aver dato priorità a questa legge e non a quella sul mercato del lavoro. “Ciò non toglie- aggiunge- che ci troviamo un testo che, rispetto la prima lettura, con le modifiche introdotte in Commissione, è sicuramente migliorato”. Sempre dalla maggioranza, Valeria Ciavatta, Ap, condivide che le priorità indicate nella verifica di maggioranza al governo erano altre, ma riconosce l’esistenza del problema. Inoltre, “contestare l’automatismo dello 0,40- aggiunge- non significa essere contro il sindacato”.

Roger Zavoli, anticipa il voto contrario di Upr puntando il dito contro “i toni aggressivi con cui si stanno deteriorando i rapporti” tra associazioni e categorie  e contro “lo scontro sociale di cui il Paese non ha certo bisogno”. Per Upr inoltre la legge rischia di diventare “una guerra di quartiere per accaparrarsi quote e associati e iscritti”.

Roberto Ciavatta, Rete attacca il segretario Belluzzi per avere fatto “una legge su richiesta” e invita l’Aula ad approvare gli emendamenti sullo 0,40 perché “è su quel milione e 800 mila euro- spiega- che si gioca la partita”. Per Federico Pedini Amati, Indipendente questa legge “ha poco a che vedere con la tutela del lavoratore, cade nell’ultimo miglio governativo e appare come una forzatura”.  Nelle Replica, il segretario di Stato per il Lavoro, Iro Belluzzi rimarca le motivazione del progetto di legge che “nasce dalla volontà di regolamentare un settore che ha dato spazio a dissidi, scontri e barricate alzate da alcuni attori”. Il testo inoltre mira a “fotografare il presente- prosegue- non volendo punire nessuno, ma riunendo tutte le associazioni di categoria e i sindacati registrati intorno ad un tavolo”.

Terminato il dibattito, l’Aula inizia ad esaminare l’articolato. I lavori sono sospesi con l’approvazione dell’articolo 7, l’esame dell’articolato proseguirà domani mattina.

Di seguito un estratto degli interventi di oggi.

Comma 20. Progetto di Legge “Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero”

Gian Franco Terenzi, Pdcs: “L’Erga omnes è uno strumento che ci invidiano fuori confine. Contrastare il contratto collettivo è un danno per i lavoratori e non considera che questo strumento rappresenta un vantaggio assodato anche dalle associazioni categoriali. Se un soggetto è rappresentativo del proprio settore e annovera un numero significativo di datori di lavoro o lavoratori non dovrebbe avere motivo di contrarietà. Non bisogna pensare che questa legge sfavorisce i piccoli e le minoranza, democrazia e rappresentatività saranno sempre definite per settori, chi è rappresentativo in una categoria sarà riconosciuto. Tra essere giuridicamente riconosciuto, essere rappresentativo e determinare l’erga omnes però c’è confusione. La legge evita comunque possibili rischi e tutela l’associazione, dando dieci anni di tempo per adeguarsi. Lo scopo della riforma non è quello di escludere ma di chiarire che tutti possono esistere, fare attività sindacale e associativa, svolgere il proprio ruolo nell’interesse superiore dei lavoratori e datori di lavoro. Questo Pdl toglie qualche incertezza e concede giuste ed eque condizioni per tutti”.

Gerardo Giovagnoli, Psd: “A chi ci chiede perché fare questa legge oggi, rispondo che é questo il momento di intervenire per non sommare altro combustibile a una situazione incendiaria nel mondo rappresentanza. La legge attuale è del ’61, contiene principi ancora validi, ma è stata messa alla prova e non dà più risposte garantiste, data la frammentazione, la difficoltà del momento e la pluralità dei contratti che si stanno generando. Non c’è chiarezza dei diritti e sui contratti. Il riaffermare il principio erga omnes  ed evitare che i conflitti siano trasferiti in tribunale è un’esigenza che noi mettiamo in prima posizione. Spero che al termine della votazione della legge si possano resettare i giochi e ricercare un clima più collaborativo nel far sistema e dare un contributo al Paese. Rispetto alla prima lettura il testo è stato migliorato per garantire che senza maggioranza non si possano prendere decisioni e per assicurare  l’erga omnes. C’è stato uno sforzo da parte della segreteria di Stato per proporre un testo che ha avuto un ottimo giudizio -e imparziale- da parte dell’Organizzazione internazionale del lavoro, coinvolta da alcuni rappresentanti sindacali. E’ stato innalzato a 10 anni un periodo transitorio per aiutare chi non sa se, con i suoi numeri attuali, possa avere un ruolo con la nuova legge. Il Psd invita a  un confronto in toni meno esacerbati di quelli sentiti nelle ultime settimane, ma è necessario che questa legge sia approvata”.

Paolo Crescentini, Ps: “Il Ps ha mantenuto un atteggiamento costruttivo e allo stesso tempo critico verso questa legge. Riteniamo infatti fondamentale e prioritario intervenire prima ancora con nuova legge di riforma del lavoro. Sarà il futuro a dire se la legge del segretario Belluzzi darà risultati e andrà a beneficio della collettività e non contro qualcuno. Non vorremmo alimentare uno scontro a livello sindacale e datoriale e non vorremmo dare maggior forza a chi oggi vanta già di essere grande, per indebolire invece chi con fatica ha iniziato il suo percorso. A noi sembra infatti che questa legge vada in questa direzione. Difficilmente potranno inoltre nascere altri sindacati dopo questa legge. E’ anche vero che bisogna mettere regole e dare certezze di diritto agli investitori che verranno nel nostro Paese. Non saremo noi del Ps ad alimentare lo scontro, siamo per dare risposte al Paese”.

Andrea Zafferani, C10: “Due aspetti sono emersi dalla relazione di Belluzzi. Si dice che abbiamo dovuto andare verso l’erga omnes per evitare una contrattazione bilaterale che in realtà nessuno ha mai proposto. Da noi invece è stato detto che si doveva decidere un modello con uno o più contratti vigenti, dando la possibilità al datore di lavoro di scegliere, ma sempre tra contratti fatti con diversi sindacati, non con il singolo lavoratore. Avere più scelta per l’imprenditore potrebbe stimolare infatti l’arrivo di più imprenditoria, mentre un solo contratto uniforma i trattamenti. Poi si dice, ‘o il caos del ’61 o questa legge’. Invece per risolvere il caos si potevano pensare alternative. La scelta non è assurda, in termini di rappresentatività, nel dare la parola a chi ha più iscritti, in teoria. Però si dimentica che spesso l’iscrizione ad un sindacato è legato più a convenzioni, sconti e gite che ad altro. In questo modo è facile creare inoltre un modo perverso: le persone tenderanno ad iscriversi già ad associazioni più grosse perché saranno le uniche che potranno intervenire nei contratti. I piccoli sono rilegati così all’inutilità, non potendo creare contatti erga omnes. In presenza di più contratti, noi pensiamo si sarebbe dovuto procedere a un referendum per stabilire il migliore, questa la nostra proposta. Non è detto che il contratto fatto dai più grossi sia infatti il migliore per le parti in causa.  Abbaiamo proposto poi un emendamento per far sì che lo 0,40 sia veramente su base volontaria e non ci sia bisogno di fare il giro delle sette chiese per disdirlo”.

Ivan Foschi, Su-LabDem: “Vorrei si smettesse di delegittimare chi non la pensa allo stesso modo. Abbiamo letto accuse di ogni genere, persino di essere al soldo di una organizzazione perché la si pensa diversamente. In questa occasione lo scontro politico è andato oltre, invito ad un confronto più civile. Rispetto le opinioni altrui, allo stesso modo pretendo rispetto per chi non è d’accordo. Perché riteniamo sia necessario intervenire oggi? Perché siamo in una situazione potenzialmente critica e di caos. Serve un quadro normativo più chiaro possibile per chi decide di investire e scommettere sulla nostra Repubblica. Ciò non significa che il Pdl sia la migliore soluzione possibile, credo si potesse fare di più e anche un maggiore confronto. Lo scontro è su chi ha più rappresentatività e diritto di discutere al tavolo contrattuale. Chi dà maggior opportunità di lavoro e un maggior peso specifico perché non deve avere maggior rappresentatività? Vorrei uscire dalla diatriba ‘piccole e grandi’, tutti danno il contributo, ma i più grandi hanno oneri maggiori”.

Maria Luisa Berti, Ns: “Condivido che la priorità non fosse questa legge ma quella sul mercato del lavoro. Ciò non toglie che ci troviamo un testo che, rispetto la prima lettura, con le modifiche introdotte in Commissione, è sicuramente migliorato. L’elemento principale di grande utilità di questa norma ritengo sia quello dell’introduzione di una regolamentazione chiara per cui il Contratto collettivo di settore debba essere uno e questo è una certezza per il lavoratore, il datore e va nel solco di una semplificazione e certezza normativa auspicate dal movimento Ns. Ci sono ambiti ancora migliorabili nel testo, in Commissione alcuni emendamenti non sono stati cassati e potranno essere riproposti in Aula ed essere oggetto di valutazione. Vedremo di volta in volta. Non mi sono piaciute le pressioni, le insinuazioni e le contrapposizioni nate non solo in ambito politico, ma soprattutto fuori dall’Aula. Abbiamo avuto una riunione nell’ambito della Commissione di bilancio imbarazzante per la contrapposizione delle parti sociali, davvero è stata poco bella da vedersi. Sicuramente la norma transitoria inserita in Commissione è un elemento di ulteriore miglioramento”.

Roger Zavoli, Upr: “Per Upr questo Pdl non rappresenta una priorità. Siamo ancora afflitti dalla crisi economica, il settore bancario è colpito da una riduzione generale di liquidità sistema, bisogna rilanciare l’innovazione, riformare il mercato lavoro, ci sono in primo piano la relazione con la vicina Italia e la debolezza della nostra politica estera. Per Upr non é urgente ridefinire le relazioni industriali di fronte a ciò. Riteniamo comunque importante il riconoscimento e il giudizio positivo alla legge dell’Ilo. Upr esprime sostegno agli scopi della legge, ma forti perplessità sulla sua elaborazione rispetto questa delicata materia. Molte critiche sono arrivate dalle parti sociali. Poi i toni aggressivi con cui si stanno deteriorando i rapporti e lo scontro sociale di cui il Paese non ha certo bisogno, il rischio che la legge sia una guerra di quartiere per accaparrarsi quote e associati e iscritti. Upr è per una legge semplice e condivisa, pertanto non voterà a favore di questo provvedimento”.

Guerrino Zanotti, Psd: “Non siamo arrivati a questa legge perché non avevamo niente di meglio da fare, da tempo è necessario intervenire su questa materia. Dalla legge del ’61 sono mutate in modo radicale le condizioni socio economiche della nostra Repubblica e vediamo quanto è difficile far convivere il principio che riteniamo indispensabile dell’erga omnes perché garantisce tutela ai lavoratori e dà maggiori certezze alle imprese. Sul finanziamento del sindacato: riteniamo sia un modo trasparente per consentirgli di sostenere le proprie attività senza ricorrere a modalità che minino la loro autonomia. Sulla rappresentanza: si ritiene venga annientata la pluralità di idee in ambito del movimento sindacale. Ritengo questa legge non metta il bavaglio a nessuno, il fatto che venga data la possibilità di sottoscrivere il contratto a chi ha il numero maggiore di lavoratori non uccide la possibilità di fare proposte e incidere nelle trattative. Confermo l’apporto del Psd al Pdl, in un quadro di regole certe non si mette in discussione rappresentanza e non si impedirà ad associazioni e sindacati di crescere e portare il proprio contributo”.

Roberto Ciavatta, Rete: “Sottolineo al consigliere Foschi che molti emendamenti criticati sono identici a quelli del loro alleato C10. Non mi preme fare polemica spicciola, c’è chi deve trovare un nemico e l’ha trovato, si accomodi. Chiedo all’Aula di approvare l’emendamento sullo 0,40 e fare in modo che non ci sia più discussione sul suo versamento. Credo che molte sigle sindacali siano vicine a parti politiche che hanno accondisceso a questa iniziativa. Non si capisce perché si debba pagare per forza una quota di iscrizione a un ente privato, può prevederlo una legge  e prevederne addirittura le modalità? E ancora: siamo sempre qui a dire che la Pa costa troppo, quando da 30 anni paghiamo 700 mila euro l’anno per i distaccati. Allora credo che i piccoli sindacati possano prevedere di scegliere proprie strategie per attrarre iscritti, si chiama libera concorrenza. Sarà un bene tutelare le associazioni storiche ma è sbagliato, possiamo stabilire che il contributo possa essere proporzionale al numero di iscritti, ma se un sindacato decide di far pagare una quota più bassa o non farla pagare per niente, non si può intervenire. Io credo che il segretario Belluzzi abbia fatto una legge su richiesta e che quest’Aula invece non possa fare leggi su richiesta. Chiedo all’Aula che approvi gli emendamenti sullo 0,40 perché è su quel milione e 800 mila euro che si gioca la partita”.

Nicola Selva, Upr: “Ci sono problemi che ritengo più urgenti di questo provvedimento, specialmente nel mondo del lavoro. Per esempio la disoccupazione. Non ne capisco l’urgenza. Questa legge ha diviso il mondo del lavoro, spaccato i movimenti sindacali, diviso associazioni di categoria. Mentre in questo momento bisogna ricercare l’unità di intenti. Ritengo sempre valido il concetto dell’erga omnes nei contratti di lavoro. Il progetto di legge pone seri limiti alla possibilità di costruire nuove organizzazioni. Ciò a nostro parere non va bene. Oggi il lavoro fisso è sempre più un miraggio per un giovane, c’è un nuovo modello di società, non ci sono limiti territoriali, la rete ha aperto nuove visioni del lavoro e quindi anche nuovi modelli sindacali.

Esorto il Segretario a verificare se quello che stiamo facendo non necessita di alcuni accorgimenti. E se gli accorgimenti vanno nella direzione che ho descritto”.

Mimma Zavoli, C10: “Si tratta di un tema delicato e importante, era necessario che le divergenze fossero in qualche modo ricomprese in un piano dialettico che le mettesse a confronto. Non c’era bisogno, in questo momento, di questa norma. Non era fondamentale. Ho percepito che le volontà di sostegno al progetto non sono così scontate nella maggioranza. Perché questo è accaduto? La mancanza di urgenza può essere una risposta.

Sono necessarie per il Paese nuove norme sul lavoro. Serve un quadro articolato, calibrato sulle nuove necessità. La norma sulla rappresentatività prevede delle novità, rassicura inoltre i soggetti più visibili rispetto agli altri. Mi stupisce che le associazioni datoriali e sindacali più grandi non abbiamo preteso norme chiare sul mondo del lavoro. Lì sì che ci sono le battaglie da fare.

Rispetto alla quota di adesione, il lavoratore dovrebbe decidere con un atto, non dovrebbe essere un silenzio assenso”.

Matteo Zeppa, Rete: “Ieri il Segretario di Stato ha detto che i numeri non hanno importanza e possono essere rigirati come si vuole. Ricordo che a febbraio 2016 nel sito di statistica i dipendenti totali sono 21.596. A febbraio 2015 erano 21.655. Un anno prima 21.720. Poi 21.736 e 21.964. Ho definito questa legge come quella di Davide contro Golia. Non si salvaguardano i lavoratori. Non si parte dalle fondamenta, ma dal tetto.

Bisogna smettere di piantare le bandiere dicendo che si difendono i lavoratori. Non è vero. Qui si difendono i più forti. C’era un impianto di legge datato, ma l’erga omnes garantiva qualcosa. Siamo di fronte a una delegittimazione della rappresentanza. State giocando sul diritto dei lavoratori. La partita si gioca sullo 0,40. Sul silenzio assenso. Basta con il fare le leggi della giungla. ANIS e CSU contro il resto del mondo. Questa legge cambia la rappresentanza dei lavoratori. I lavoratori se la prendono sempre in quel posto. Perché si fidano. Invece non bisogna più fidarsi di nessuno in questo Paese”.

Marco Gatti, Pdcs: “L’urgenza è presente. Per le imprese e i lavoratori. Non possiamo dire che la problematica non deve essere affrontata. Le strade sono 2: mettere in discussione il principio dell’erga omnes, oppure mantenerlo, come noi della maggioranza vorremmo fare, e dirimere la questione. Il Segretario al Lavoro ha trovato una soluzione in questo senso.

E’ stato criticato il modo in cui sono stati portati avanti i lavori. La legge è stata fortemente dibattuta. La legge cerca di dirimere le questioni quando la rappresentatività non viene raggiunta. I passaggi che il progetto di legge accoglie cercano di dettare delle regole ragionevoli a proposito. Dal mio punto di visto l’equilibrio della legge è giusto. Questa legge è un passo in avanti importante per una questione che si è andata a creare”.

Federico Pedini Amati, indipendente: “A oggi quanti sono, con la legge del 1961, i contenziosi in atto? Lo chiederei al Segretario, ma non c’è. Vorrei conoscere questo dato. Una cosa è certa: questa legge, che ha poco a che vedere con la tutela del lavoratore, cade nell’ultimo miglio governativo e appare come una forzatura. Si poteva aspettare, si potevano verificare meglio molte cose. Viene un dubbio: che la legge si cali sulla testa dei lavoratori, a discapito di alcune associazioni di categoria e sindacati più deboli, a vantaggio di quelli più forti. Viene da pensare che sia un modo per eliminare associazioni che non si voleva nascessero. Su 5.200 attività, l’80% sono medio – piccole. Saranno obbligate a iscriversi in massa ai sindacati più grandi e alle associazioni di categoria che rappresentano la maggioranza dei lavoratori. Questa legge non è la miglior cosa per il lavoratore.

Sono contrario all’imposizione della legge sul silenzio assenso rispetto allo 0,40. Va tolto, è una stranezza tutta sammarinese che serve anche a pagare gli stipendi di un mondo sindacale che è sempre in aumento. Sarò con le forze politiche che chiedono di modificare questa impostazione”.

Marco Podeschi, Upr: “Su questo tema ci sono posizioni diverse all’interno della maggioranza e anche dell’opposizione. Si fa fatica a dire che una legge del genere non doveva essere presentata. Upr nel 2013 depositò un progetto di legge sulla rappresentatività sindacale nel quale avanzava proposte per intervenire in questo settore. Mi ha stupito la grande attenzione dei soggetti in causa nel progetto di legge. Se il Consiglio non vuole essere il Consiglio delle lobby, deve avere la capacità di uscire da queste logiche. C’è una forte contrapposizione fra i soggetti coinvolti: le associazioni datoriali e quelle sindacali, che hanno opinioni opposte. Mi sta stretto il fatto di essere tirato per la giacchetta dalle associazioni. Vorrei pensare con la mia testa. Non è un bene oggi fare questa legge. Non è il momento storico per approvare una legge del genere. E’ una questione di realismo politico. Questa legge, temo, aumenterà la criticità e lo scontro fra le organizzazioni economiche e quelle sindacali. Sarà un problema per i lavoratori. Secondo me lo 0,40 va tolto”.

Massimo Cenci, Ns: “L’argomento è complicato. C’è conflittualità da anni, ci sono ricorsi in tribunale. Ho partecipato alla riunione del 22 marzo con tutte le parti interessate. Abbiamo constatato sia le tensioni, sia i parteggiamenti di qualcuno per una parte o per l’altra. Non sono d’accordo con quanto dice Giovagnoli, cioè approvare la legge e mettere le parti al tavolo per trovare un clima collaborativo. E’ come, fra due persone che non si vogliono bene, togliere a una la pistola e metterli insieme. Avrei preferito che la mediazione venisse fatta prima. Modificando la vecchia legge si poteva trovare una soluzione più condivisa. Sto notando un’azione politica, non intendo solo di maggioranza, sbilanciata sui grandi numeri e le grandi organizzazioni, piuttosto che sulle esigenze. Cercheremo di migliorare questa legge”.

Elena Tonnini, Rete: “Sarebbe necessario più tempo per analizzare questo progetto di legge, che non è prioritario rispetto alle esigenze del Paese. La legge è fortemente sbilanciata verso le grandi realtà, cioè ANIS e CSU. La legge crea una tensione inutile, il Segretario Belluzzi sembra isolato, ci sono perplessità anche in maggioranza. A mio avviso in una vera democrazia non vince la maggioranza, ma il confronto. Eliminare la concorrenza non significa essere in democrazia. SI favoriscono in maniera spudorata la CSU e l’ANIS. Gli altri vengono messi nell’angolo. La nostra economia è fatta di piccole e medie imprese, che hanno un impatto fondamentale, anche se non concentrato nelle mani di pochi. L’89% delle attività sono quelle che impiegano da 1 a 9 dipendenti. Anche in termini di entrate per lo Stato sono importanti. Proporremo un emendamento contro il silenzio assenso”.

Tony Margiotta, Su-LabDem: “Crediamo nella differenza di opinione e di visione. Come Sinistra Unita abbiamo, per i nostri principi e per le nostre idee, votato questo provvedimento di legge in commissione. Cercherò di spiegare il motivo. Sono stato offeso e minacciato per l’atteggiamento, cioè il voto, che abbiamo espresso durante la commissione. Ciò per me è pericoloso.  Noi esigiamo regole che permettano lo Stato di diritto al lavoratore e ai datori di lavori. Il caos in ambito contrattuale crea confusione. Qualche tempo fa un’associazione di categoria e un sindacato hanno firmato un contratto nel settore artigiano. L’associazione rappresentava imprese con zero dipendenti. Il caos ci ha portato a condividere questo provvedimento di legge. Non condividiamo che si possa creare più di un contratto per una realtà di 33mila abitanti. Ci deve essere un contratto erga omnes”.

Franco Santi, C10: “Evidenzio la complessità del tema. Capisco la logica della maggioranza per definire la rappresentatività, ma ritengo che la diversità sia un elemento da difendere e non reprimere, come in politica. Assistiamo alla frammentazione, alla incapacità di fare squadra e a trovare elementi che legano, tendenze che questo provvedimento alimenta. Non si devono prendere poi come ‘oro colato’ le valutazioni degli organismi internazionali che danno indicazioni sì, ma poi la politica deve fare le sue valutazioni e calarle nelle particolarità degli Stati. Nella contrattazione, così come si evince dalla legge, le piccole-medie imprese rischiano di non essere prese in considerazione, in certi settori poche grandi aziende potranno dire la loro. In questo modo, è un problema per le piccole imprese che rischiano di non trovare contratti secondo le loro necessità. E’ un modello che crea difficoltà alle piccole imprese e stende ponti d’oro alla grandi. D’accordo che bisogna avere un numero di iscritti per essere registrati, ma una volta raggiunto il minimo, bisogna avere la possibilità di fare il proprio dovere a pari condizioni con gli altri. E’ vero che avete introdotto una norma transitoria che salva per dieci anni le situazioni esistenti, ma da domani le piccole organizzazioni non potranno fare contratti, perderanno possibilità di incidere e così iscritti. La politica non avrebbe dovuto prendere le parti degli uni o degli altri- L’urgenza non era questa norma, ma mettere in campo iniziative per far ripartire l’occupazione”.

Valeria Ciavatta, Ap: “La valutazione sul grado di priorità di questo Pdl deve essere un problema della maggioranza. Siamo infatti usciti da una verifica che ha indicato le priorità del governo e abbiamo già detto che questo Pdl non rientrava in queste. Il problema della pluralità dei contratti certamente esiste, ma ammortizzatori sociali, investimenti per lo sviluppo, occupazione e riforma del mercato del lavoro erano le priorità indicate dalla maggioranza. Su questo Pdl si lavora da tanto tempo, ha richiesto impegno e risorse non dedicate ad altri temi. E’ sicuramente però un tema importante, il problema esiste, la legge del ’61 è datata, non è secondario l’argomento anche per questo Consiglio Grande generale. Anche se non era questa la priorità, non concordo con chi ha detto che non si possa parlare di rappresentatività. Le parti del contratto di lavoro sono parti private e questa legge interviene nel loro rapporto, il Consiglio è chiamato a regolamentare i rispettivi ruoli, riformando regole in un contesto in cui le parti continuano a contrastarsi aspramente. Oggi il Consiglio si trova nella scomoda posizione di dover pronunciare una sentenza che dà ragione a una parte e torto all’altra, mentre i contenuti di questo Pdl sono di sistema, in un contesto delicato. Abbiamo comunque il dovere oggi di affrontare questa legge. Efficacia erga omnes e rappresentatività sono i temi al centro della legge. Le maggioranze non devono schiacciare le minoranza, in tutti gli ambiti. La Commissione ha fatto uno sforzo e ha adottato emendamenti a favore delle piccole organizzazioni, spostando a dieci anni i tempi per i requisiti e abbassando la quota della rappresentatività per stipulare il contratto. Questi accorgimenti hanno sortito effetti positivi, in modo da avere un apprezzamento da parte di queste organizzazioni? No, e questa cosa dà a pensare. Il primo degli elementi che aveva generato perplessità era relativo al fatto che le categorie più piccole hanno peso in base al numero dei lavoratori del settore. Alcune osservazioni sul fatto che in questo Pdl siano state riprodotte norme già vigenti, come quella sullo 0.40. Non è un passaggio felice. Contestare questo automatismo non significa essere contro il sindacato”.

Milena Gasperoni, Psd: “Intervenire per ultima dà la possibilità di controbattere a demagogie, sono state dette molte cose non vere. Vorrei cercare di ricordare quali sono state e quando è nato il problema dell’intervento in tema di rappresentatività. E’ vero quello che, come ha detto Valeria Ciavatta, non era una priorità politica, ma lo è diventata tra le cose da fare subito per ridare stabilità al nostro sistema. Dal 2012 si arrivò alla firma di un doppio contratto nel settore industria e artigianato. In ottica economica è opportuno vedere coesistere nel medesimo settore due diversi contratti? Sarebbe come avere due codici della strada, è aberrante. Non concordo con Zavoli, la vacatio legis esiste nel far esistere due contratti nel medesimo settore. E’ possibile che domani un lavoratore si alzi e decida di vedersi riconosciuta una condizione di miglior favore che la legge gli garantisce e il magistrato dovrà scegliere quale contratto essere più favorevole o fare uno spezzatino dei due contratti. Non importa che la circostanza non si sia verificata, se ciò accedesse, sarebbe un duro colpo allo Stato e alla sua certezza normativa, alle relazioni industriali e alla capacità di attrarre imprese.  A mio avviso occorre dare certezza del costo del lavoro, dei diritti e dei doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro, è la regola base della coesione sociale e della consistenza civile. E’ una priorità rispetto alla riforma dei rapporti di lavoro perché stabilisce le regole del gioco e chi sono gli attori e i loro poteri, dopo di ché si può innestare una disciplina dei rapporti di lavoro. Questa è una riforma urgente e necessaria e deve anticipare tutte le altre. Sullo 0,40: l’autonomia finanziaria al sindacato gliela possono dare solo i lavoratori, bisogna che i lavoratori rendano libero il sindacato da ingerenze di potentati. Per questo il sindacato si deve finanziarie e sono d’accordo che ognuno di noi, anche in modo simbolico, debba confermare questa propria appartenenza. Altra obiezione fatta è sul calcolo del meccanismo delle rappresentanze: si contano solo lavoratori. Ma noi stiamo parlando di contratto di lavoro e di quante volte si applica. In tutta questa partita il lavoratore è la parte debole la sua tutela è il nostro obiettivo”.

Luigi Mazza, Pdcs: “E’ un Pdl che crea tensione anche fra categorie economiche e sindacali. Qualcuno ha detto ‘lasciamo tutto ai rapporti tra privati e non interveniamo’. Ma non si interviene su singole associazioni, piuttosto su una problematica in materia di lavoro. Ho sentito che il nostro dovere è quello di tutelare i lavoratori, il lavoro. Ma non c’è lavoro se non si considerano le esigenze di un sistema, le sue condizioni, in quel contesto vanno infatti create le regole e date garanzie. Perché perciò un Pdl sulla rappresentatività? Quali sono le cause della coincidenza dei contratti di lavoro? Si guarda alla clausola più favorevole del lavoratore? La prima domanda da porre è se occorre ancora a San Marino avere un contratto erga omnes. Ci potranno essere 4-5 contratti e singole aziende e lavoratori potranno decidere quale applicare. Se questa è la filosofia, chiaro che bisogna eliminare l’articolo 9 della legge e andiamo alla libera contrattazione. Guardate la confusione in Italia, dove ognuno si crea la sua associazione e un proprio contratto. La scelta prima è questa, noi riteniamo nel contesto attuale occorra il contratto erga omnes. Allora serve chiarezza di rapporti. Non siamo riusciti a trovare accordo tra tutte le categorie. Questo non è un provvedimento contro qualcuno, ma per la certezza delle regole. Faccio solo un rilievo alle categorie. Ho sentito la distinzione delle ‘tante imprese con pochi dipendenti’ e ‘poche con molti’, ma non è questione di tutelare le une o le altre. Se il contratto è tutto sbilanciato da una parte e non vi sono elementi di competitività, non ha vinto il lavoratore. Occorre creare condizioni di lavoro e quindi anche certezze. Su questa legge non vanno fatte barricate, questo Paese ha bisogno di grandi e piccole aziende”.

Repliche.

Iro Belluzzi, segretario di Stato: “Condivido le ultime frasi di Mazza. Il testo nasce dalla volontà di regolamentare un settore che ha dato spazio a dissidi, scontri e barricate alzate da alcuni attori. Nasce nella volontà di fotografare il presente, non volendo punire nessuno, ma riunendo tutti intorno ad un tavolo. Il confronto e tutto il dibattito si è concentrato sulla contrattazione, mi auguro che, superato questo passaggio, ci si abitui alla possibilità che il confronto avvenga al tavolo con la possibilità di accogliere da parte dei più grandi gli spunti di chi è più piccolo. Tutte le associazioni si siedono infatti al tavolo nel momento in cui hanno ottenuto la propria registrazione. E’ una mira alta quella di pensare che con questa legge si possano poi abbassare i toni dello scontro e ci si abitui al confronto. Mi rendo conto dell’errore politico della segreteria sul fatto di reinserire in una norma una norma già esistente, come sottolineato dal consigliere Ciavatta, la volontà è di creare testi coordinati. Vorrei sapere, alla luce dell’intervento di Zafferani, quale idea di democrazia ha. Mi fa piacere che una forza di minoranza , Su, in funzione del proprio vissuto e credo, riesca a svincolarsi dallo scontro a prescindere dalle logiche di maggioranza e opposizione. E’ giusto che nella contrattazione di settore ci possano essere contratti integrativi e di secondo livello, è ampiamente previsto nella norma che andremo a discutere.  Del consigliere Terenzi conosciamo la sua attività lavorativa e la sua rappresentanza all’interno di Unas, che rappresenta gli artigiani sammarinesi, le piccole imprese per antonomasia. L’associazione si è da sempre battuta per la legge sulla rappresentanza per arrivare a un contratto unico per settori. Quindi anche per le piccole imprese sono importanti le tutele per i dipendenti, tutto il resto è strumentale”.

Andrea Zafferani, C10: “Il segretario chiede che idea di democrazia abbiamo. Ho detto che la scelta della segreteria di dare ai più grossi la possibilità di fare il contratto erga omnes  ha senso, ma ho anche detto che non è il risultato migliore per come funziona nel nostro Paese il meccanismo di iscrizione, perché non necessariamente consente di andare ad avere il contratto migliore, che è quello ci interessa”.

Ivan Foschi, Su-LabDem: “Non rispondo a Roberto Ciavatta, di sostanza politica ne ho sentita poco. Rispondo invece al consigliere Tonnini, riconosco la legittimità delle opinioni altrui, ciò non significa che non possa contraddirle. Noi come coalizione con C10 la pensiamo diversamente, ma ci rispettiamo. Noi pensiamo che per rappresentatività conti più chi ha più risorse umane coinvolte”.

Marco Podeschi, Upr: “Upr ha sempre detto di essere contraria a questa legge. Mi pare di capire che su questa legge stia decollando il tavolo riformista”.

Luigi Mazza, Pdcs: “E’ giusto vincolare il contratto alle aziende che hanno pochi lavoratori? Questa legge parte dall’erga omnes e contribuisce ad aprire un tavolo. Crediamo si debba lavorare per ottenere un accordo e il periodo transitorio è stato inserito perché non si vuole mandare nessuno fuori mercato”.

Roberto Ciavatta, Rete: E’ condivisa la necessità del contratto erga omnes, ci vedono distanti le procedure che portano al contratto. E’ come se noi venissimo in Aula a parlare di leggi, ma senza poterle votare.  Chi ha mai detto che non si vuole condividere la maggioranza come criterio per la rappresentanza? Diciamo che in base al numero di iscritti ogni associazione possa dire la sua e se da un tavolo escono non uno, ma due contratti, si ricorra al referendum”.

Paolo Crescentini, Ps: “Margiotta dice ‘Abbiamo votato la norma perché siamo per il bene comune’. Tutti qui lavoriamo per il comune bene. Gasperoni ha detto che nelle aziende c’è una disparità di trattamento per gli stipendi dei lavoratori. Bisognerebbe ridurre la forbice anche fra pubblico e privato. Non credo che si potrà mai arrivare, però, a una soluzione, perché in Aula consiliare si fa fatica a mettersi d’accordo anche sul trattamento dei consiglieri che vengono dal pubblico e dal privato”.

Andrea Belluzzi, Psd: “Qui ci sono 2 modalità di vedere la politica e la democrazia. Vi è una visione basata sulla rappresentatività. Ce n’è un’altra che vede solo le proprio idee, progetti demagogici da sottoporre al consenso. Una di queste visioni è pericolosa socialmente ed economicamente”.

Tony Margiotta, Su-LabDem: “Voglio rassicurare Crescentini, Sinistra Unita è vicina al bene della comunità sammarinese e dei lavoratori. Per questo crediamo di aver intrapreso il percorso giusto”.Iro Belluzzi, Segretario di Stato al Lavoro: “Vogliamo creare le condizioni affinché il tavolo della contrattazione abbia un valore sostanziale. Non si vogliono contrapporre le piccole e le grandi imprese. Obiettivo del tavolo della contrattazione è arrivare a un contratto che garantisca le tutele dal punto di vista salariale e normativo, senza lavoratori di serie A e di serie B”.

29 Apr 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»