Siria, 2000 giorni senza padre Paolo Dall’Oglio

Le sue tracce si perdono il 29 luglio del 2013 a Raqqa, quando incontrò miliziani islamisti per negoziare il rilascio di alcuni manifestanti
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ROMA – Oggi ricorrono cinque anni e mezzo dalla scomparsa di padre Paolo Dall’Oglio, il missionario gesuita scomparso a Raqqa nel 2013. Le sue tracce si perdono il 29 luglio, giorno in cui incontrò miliziani islamisti per negoziare il rilascio di alcuni manifestanti. Quel gruppo di miliziani di lì a pochi mesi avrebbe fondato il cosiddetto Stato islamico.

“La sorte del nostro fratello e padre fondatore Paolo Dall’Oglio è ancora sconosciuta” hanno lamentato i confratelli di Mar Musa, la comunità da lui fondata in Siria, che aveva tra i suoi obiettivi anche quello di incoraggiare il dialogo tra cristiani e musulmani.

Nel messaggio diffuso a dicembre, in occasione del Natale, i correligionari di padre Paolo hanno lasciato un pensiero anche “per le migliaia di scomparsi della guerra siriana, di cui le famiglie non hanno notizie”.

La questione dei ‘desaparecidos siriani’ continua in effetti ad animare il dibattito internazionale, soprattutto da parte delle organizzazioni dei familiari degli scomparsi.

Secondo il collettivo Families for freedom, centinaia di migliaia di siriani sono stati rapiti e uccisi dalle milizie armate, oppure torturati a morte nelle carceri del regime di Damasco, nel tentativo di reprime l’ondata di manifestazioni contro il governo iniziate nel 2011.

Della maggior parte di questi detenuti politici si è persa traccia, pertanto le comunità della diaspora siriana chiedono non solo di ottenere informazioni sulla sorte dei loro cari, ma anche procedimenti giudiziari contro i responsabili.

Di recente, alcuni Paesi hanno deciso di riaprire le loro ambasciate in Siria, oppure hanno manifestato la volontà di farlo. Tra questi anche l’Italia, che a inizio anno si è detta pronta a “valutare” uno sviluppo del genere. Una posizione che contraddice la volontà di Francia, Germania e Regno Unito di mantenere isolato il governo di Bashar Al-Assad: “E’ un fatto scioccante” dichiara all’agenzia ‘Dire’ Noura Ghazi Safadi, moglie del noto blogger Bassel Safadi, giustiziato dopo 4 anni di reclusione per il suo attivismo online.

Noura è anche membro di Families for freedom: “E’ un fatto molto negativo – dice – perché segna da un lato la fine dell’impegno della comunità internazionale, e dall’altro la vittoria del regime. Così la popolazione siriana ha perso la possibilità di ottenere giustizia per i crimini commessi dagli esponenti del regime. Inoltre, in questo modo noi siriani veniamo lasciati senza garanzie per la nostra sicurezza e il nostro desiderio di tornare nel nostro Paese. E’ frustrante vedere che gli interessi individuali delle altre nazioni prevalgano su quello di milioni di civili siriani”.

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29 Gennaio 2019
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