Effetto decreto sicurezza: a Bologna in 50 senza lavoro

A lanciare l'allarme sono i lavoratori delle imprese sociali, che ieri si sono ritrovati insieme a Bologna in un'assemblea regionale lanciata dalla Fp-Cgil per capire cosa sarà di loro
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BOLOGNA – “Noi siamo i buonisti, quelli che campano sull’accoglienza dei migranti. Chi ci difenderà?”. Se lo chiede Antonella Buzzi, consulente legale per la cooperativa sociale Cidas che a Bologna (e non solo) si occupa della gestione degli Sprar e dei Cas, strutture e sistemi per l’accoglienza e l’integrazione degli stranieri che saranno, di fatto, cancellate dal decreto sicurezza.

In ballo ci sono migliaia di posti di lavoro, 700 solo a Bologna. E primi effetti del cambio di rotta nell’approccio dei flussi migratori si iniziano a vedere. “Una cinquantina di persone perderanno il lavoro a fine mese. I loro contratti scadono l’1 febbraio e non saranno rinnovati”, spiega Antonella, la prima a prendere la parola ieri all’assemblea regionale dei lavoratori delle imprese sociali, un centinaio di persone riunite a Bologna dalla Fp-Cgil per capire cosa sarà di loro. Il decreto a sicurezza taglia pesantemente le risorse destinate all’accoglienza, che scendono da 35 a 20 euro a migrante, con tagli che riguardano soprattutto le attività per l’integrazione, come l’insegnamento della lingua italiana.

Con un ribasso tale, le cooperative serie non potranno partecipare ai bandi di gara“, avverte l’operatrice. “Mentre lavoravano in questi anni per creare miglior modello possibile, eravamo troppo occupati e troppo presi per analizzare che di fianco a noi il seme odio stava crescendo. Si sta andando verso un totale annichilimento dell’accoglienza“, allarga le braccia Massimo Pontiroli, della cooperativa Caleidos, che si occupa della gestione di alcune strutture per l’accoglienza a Modena.

“A Ferrara abbiamo chiesto un incontro con le aziende per capire come ricollocheranno il personale. Bisogna raccontare alla gente ciò che facciamo: forse prenderemo degli sputi, perché dei ‘negri’ non frega niente a nessuno, ma noi per primi dobbiamo dare dignità al nostro lavoro. Sappiamo di avere ragione, ragione perché o restiamo umani o non restiamo”, scandisce, un altro operatore, Luca Greco.

Il timore è di restare soli nella battaglia per il proprio lavoro, vista l’impopolariotà del tema ‘migranti’. “Lavoro in una cooperativa sociale di tipo B. L’altro giorno uno dei nostri ragazzi è venuto da me e mi ha detto: ‘Perchè le cooperativa impiega tante risorse per i ‘negri’. Ebbene, io gli ho risposto: tu eri in galera prima e non sei stato lasciato solo. Noi ci occupiamo degli ultimi e vogliamo continuare a farlo”, assicura Gianluca Fontana di Reggio.

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29 Gennaio 2019
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