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Rivoluzione Festival scienza, Arata: “Si cambia qualcosa che funzionava, io tenuta ai margini”

GENOVA – Il Festival della scienza continuerà a vivere a Genova anche nei prossimi anni ma lo farà in una veste rivisitata rispetto a quella a cui aveva abituato fin dalla sua prima edizione del settembre 2003. In questi giorni, infatti, i 15 enti pubblici e privati che hanno dato vita all’associazione anima della kermesse stanno ultimando l’approvazione della modifica dello Statuto con parecchie polemiche da parte di chi ha rappresentato fino ad ora la testa pensante della manifestazione. “Nel nuovo Statuto- spiega alla Dire la presidente uscente Manuela Arata– manca completamente chi si occuperà dei contenuti, l’elemento pensate. In questi anni con Vittorio Bo (direttore del Festival, ndr) abbiamo scherzato con la scienza e abbiamo convinto tutti che fosse una bellissima cosa da andare a vedere”. Certamente, ammette Arata, “la differenza tra Bo e me era molto forte ma eravamo due teste complementari e avevamo intorno una trentina di persone che ci aiutavano a fare sintesi. La riforma di fatto cancella l’intelligenza del festival”.

festival_scienza_genovaLe modifiche riguardano sostanzialmente uno snellimento degli organi statutari che porterà inevitabilmente a un cambio dei vertici della manifestazione che dovrebbe essere sancito dall’assemblea dei soci, inizialmente prevista per domani e successivamente rinviata alla prossima settimana. “Al consiglio scientifico, da cui dipendeva la qualità del festival- spiega Arata- viene sostanzialmente tolto qualsiasi ruolo, lasciandogli solo una funzione di rappresentanza. Così come al presidente sulle cui spalle restano tutte le responsabilità ma che viene superato da un direttore generale plenipotenziario che dovrà occuparsi del programma scientifico e dei conti perché viene eliminato il tesoriere”.

Tra le altre modifiche, si segnalano la riduzione del cda da 14 a 5 membri, la nomina del presidente non più ad opera del Cnr ma a maggioranza dei 2/3 dei soci su proposta degli enti scientifici e sentiti gli enti pubblici e privati, la sostituzione del collegio dei revisori con un revisore unico. “Trovo tutto molto deprimente- commenta Arata- perché si sta normalizzando qualcosa che funzionava bene ed era conosciuto nel mondo per la qualità dei contenuti che offriva. E, invece, io e Bo, che siamo gli unici a sapere che cosa voglia dire organizzare il Festival della scienza, siamo stati tenuti volutamente ai margini di questi cambiamenti“. Arata ha accusato notevolmente i cambiamenti: “Ne sto facendo una malattia- ammette- ma non voglio più stare dentro questa macchina. La lotta che sto facendo in questi giorni è solo per il bene del festival e non certo me. Prima o poi me ne sarei andata comunque ma il modo in cui sono stata trattata ha velocizzato i tempi”.
La presidente sostiene di lasciare una macchina funzionante: “Non sono mai stata una fautrice del ‘mors tua, vita mea’- conclude- per cui lascio un’eredità attiva, con un bando per le proposte del 2016 assolutamente funzionante. Peccato perché avrei voluto passare tutto in buone mani e in una condizione gestibile”.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

29 gennaio 2016

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