Marietti (Antigone): “I diritti delle detenute sono trascurati”

Susanna Marietti, coordinatrice nazionale Antigone, a Diredonne parla dei diritti delle donne detenute.

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ROMA – Quando si parla di diritti delle donne non bisogna dimenticare i diritti di quelle donne che vivono una condizione di detenzione. Sono donne, nella grande maggioranza dei casi, provenienti da contesti di forte esclusione sociale, che il periodo della reclusione non fa altro che accentuare, così da rendere più difficile un futuro ritorno in società. Nei giorni scorsi è entrato in vigore il nuovo Ordinamento Penitenziario, riformato a oltre quarant’anni di distanza da quel 1975 che vide l’approvazione della legge fondamentale a governo delle carceri italiane. Inizia così Susanna Marietti, coordinatrice nazionale Antigone, il suo contributo per Diredonne dedicato ai diritti delle donne detenute. Dopo un percorso di riflessione durato diversi anni- era cominciato all’indomani della sentenza cosiddetta Torreggiani del gennaio 2013, con la quale la Corte di Strasburgo aveva inflitto una pesante condanna all’Italia per lo stato delle sue carceri- e dal quale certo ci si sarebbe aspettati una rivoluzione certamente maggiore nel modello di detenzione proposto, il Governo attualmente in carica ha deciso di cancellare buona parte di quanto proposto dal precedente Ministro della Giustizia e ha portato al traguardo della Gazzetta Ufficiale alcuni decreti attuativi piuttosto minimali della delega parlamentare per riformare l’Ordinamento Penitenziario. Uno dei punti della delega prevedeva “norme che considerino gli specifici bisogni e diritti delle donne detenute”. 

LA SITUAZIONE DELLE CARCERI FEMMINILI IN ITALIA

Sono ormai molti anni che l’amministrazione penitenziaria è stata sollecitata dalla società civile, dagli operatori, dagli studiosi del sistema a interrogarsi su un modello detentivo capace di guardare ai bisogni specifici delle donne detenute, le quali- paradossalmente penalizzate dal loro esiguo numero- hanno da sempre dovuto conformarsi al modello maschile che si è imposto quale dominante. Le carceri femminili in Italia sono solamente cinque. Per venire incontro al sacrosanto principio di territorialità della pena, secondo il quale ogni persona ha il diritto di espiare la pena detentiva vicino al proprio luogo di riferimento, sono sorte moltissime sezioni femminili all’interno di carceri a forte prevalenza maschile. Inevitabilmente, una direzione che si ritrova a gestire centinaia di detenuti uomini a fronte di pochissime donne- sottolinea l’autrice- tende a concentrare sui primi risorse economiche e sociali nonché pensiero e attenzioni. Purtroppo l’occasione si è persa per esercitare pienamente la delega parlamentare per quanto riguarda i diritti delle donne detenute. Nei decreti si ritrovano poche frasi che le riguardano e mai troppo cogenti per l’amministrazione. Si specifica che il numero delle detenute nelle sezioni femminili deve essere “tale da non compromettere le attività trattamentali”, senza esplicitare quella che costituirebbe una facile soluzione al problema di garantire un giusto equilibrio tra opportunità interne e principio di territorialità: consentire attività diurne comuni per donne e uomini, in linea con il quinto principio fondamentale delle Regole Penitenziarie Europee che afferma la necessità che la vita in carcere si avvicini a quella libera. 

Nell’articolo dedicato all’istruzione- continua Susanna Marietti- viene inserita una frase sulla necessità di assicurare “parità di accesso delle donne detenute e internate alla formazione culturale e professionale”. Troppo poco per garantire una reale presa in carico dei bisogni a tutto tondo delle donne in carcere. La recente tragedia accaduta nel carcere romano femminile di Rebibbia ha per alcune settimane posto sotto i riflettori mediatici il tema delle donne in carcere e dei bambini che a volte le accompagnano. Il carcere esce dall’oscurità nel quale è relegato solamente in occasione di drammatici fatti di cronaca. Se dedicassimo più pensiero a quanto accade quotidianamente dietro quelle mura, potremmo farci carico dei reali problemi delle donne e degli uomini che vi abitano. E certamente sapremmo che, una volta ancora, quelli delle prime sono stati trascurati. 

(Articolo di Susanna Marietti, coordinatrice nazionale Antigone)

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28 Novembre 2018
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