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Mobilità e smart city, il trasporto integrato è il futuro

ROMA – Smart city, digitale e automobili del futuro. Questi i temi al centro della quarta edizione del workshop sulla Mobilità sostenibile organizzato oggi dalla facoltà di Ingegneria dell’Università Niccolò Cusano. A partecipare al tavolo, tra gli altri, il preside della facoltà di Ingegneria dell’Unicusano, il professor Gino Bella, e il direttore dell’Ohio State University Center for Automotive Research (CAR), prof. Giorgio Rizzoni.

Rizzoni: “Bisogna pensare la mobilità come sistema, importanti le sinergie”

Un tema cruciale se si considera che entro il 2050 i veicoli in circolazione saranno, secondo le previsioni, circa due miliardi. Scenario insostenibile se le automobili del futuro non cambieranno, specie nelle cosiddette ‘ipercity’, le aree metropolitane con più di 20 milioni di abitanti. La soluzione, secondo il professor Rizzoni, sta nel pensare la mobilità come sistema: “Fra trasporti pubblici, trasporti condivisi e trasporti privati è possibile ottenere delle sinergie che consentirebbero di ridurre la congestione del traffico e le emissioni di inquinanti- spiega all’agenzia di stampa Dire- Mobilità Sostenibile significa avere una mobilità che consenta l’accesso ai posti di lavoro e ai luoghi di intrattenimento in maniera efficiente, perché la sostenibilità è un concetto ampio. Non ha soltanto a che fare con energia e ambiente ma anche con la qualità della vita umana”.

Un risultato che, secondo Rizzoni, sarà possibile ottenere attraverso un miglioramento dei rendimenti dei veicoli a parità di energia spesa, anche a partire da tecnologie in grado di fornire al guidatore informazioni esterne al veicolo per percorrere una certa distanza tenendo conto del traffico e dell’attività degli altri veicoli. Sistemi in parte già esistenti, ma da sviluppare e perfezionare, a cui andrà ad aggiungersi la sempre maggiore diffusione di veicoli ibridi.


Il progetto ‘Care’

È proprio l’ibrido l’oggetto del progetto ‘Care’, illustrato dal professor Fabio Orecchini dell’università ‘Guglielmo Marconi’ di Roma, che ha analizzato le emissioni di due modelli Toyota, uno dei leader mondiali del settore: la Prius (2016) e la Yaris (2017). Prestazioni che per la Prius sono andate “al di là di ogni possibile percentuale immaginabile”: il 73% del tempo di attività dell’auto a zero emissioni, che, con utilizzo urbano, arriva al 79%.

Per Orecchini il futuro della mobilità è ‘Case’: connected autonomous shared electric, che tradotto significa connesso, autonomo, condiviso, elettrico. Partendo dalla fine, il futuro, secondo il professore della Marconi, sta oltre l’ibrido, nell’elettrico delle batterie al litio, che potranno avere una seconda e, addirittura, una terza vita. Ma sta anche nella condivisione del veicolo, perché attraverso lo ‘share’ la quantità di automobili su strada potrebbe diminuire drasticamente. Si calcola, infatti, che ogni auto condivisa potrebbe sostituire dalle quattro alle dieci macchine di proprietà.

Il processo di digitalizzazione

Il futuro della mobilità sarà basato anche su connessione e guida autonoma, su cui si sta spostando la gran parte degli investimenti nel mercato dei capitali. Partendo dal principio, ricordato dal professore dell’università di Tor Vergata, Vittorio Cesarotti, che “tutto ciò che può essere digitalizzato lo sarà e che tutto ciò che è digitalizzato cresce esponenzialmente”. E ha i tratti di una vera e propria scommessa l’operazione finanziaria che drena risorse verso Uber – il servizio di trasporto automobilistico privato che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti tramite un’app – che ha raccolto ben 12 miliardi di dollari sul mercato dei capitali, molti più di quanti ne abbia raccolto, ad esempio, Mytaxi.

Un successo che, secondo Cesarotti, risiede nella capacità di spesa di Uber su ricerca e sperimentazione della guida automatica, impossibile per società come Mytaxi dove esistono attori che non possono mettersi da parte, i guidatori, il cui incremento può essere solo lineare, a differenza del digitale, dove la crescita è esponenziale. Un processo inarrestabile, per Cesarotti, che porterà i brand che produrranno il computer dell’automobile ad acquisire fette di mercato finora riservate all’industria dell’auto, che rischia di essere declassata a subfornitore di involucri metallici privi del margine di guadagno marginale legato al brand.

Bella: “In Italia lontani dal concetto di smart city”

Ai grandi cambiamenti nel panorama della tecnologia della mobilità, però, dovrebbe corrispondere un cambiamento smart delle città. Prospettiva che nel nostro Paese tarda ad affacciarsi: “In Italia siamo ancora abbastanza lontani sia dal concetto di smart city, sia da quello di mobilità sostenibile, che attiene ad una mobilità medievale tipica italiana- spiega alla Dire il professor Bella– Non abbiamo le sette corsie di Los Angeles dove poter fare esperimenti e pensare di rendere smart il centro di Roma è qualcosa di probabilmente impossibile. Si può intervenire però sul traffico extraurbano, cioè di treni e trasporto su gomma. Lì è stato fatto poco ma si può fare parecchio”.

Un cambiamento che, secondo Bella, è legato al “ritmo del processo di digitalizzazione“, che ancora “non è ai livelli di alcune nazioni industrialmente più evolute” come gli Stati Uniti o la Germania: “Siamo ancora a uno stato di startup e questo- conclude- decrementa la rapidità di applicazione di questi concetti”.


Non è il caso degli Stati Uniti, come spiega il professor Rizzoni. A Columbus nell’Ohio, ad esempio, “nel contesto di un investimento smart city molto importante, si sta cercando, attraverso lo smartphone, di dare accesso agli utenti a informazioni dettagliate su quali sono le possibili soluzioni di mobilità”.


Aspetti che però vengono compensati nel nostro Paese dalla presenza di infrastrutture, come l’alta velocità, che garantiscono, ad esempio, “di arrivare all’aeroporto di Roma e avere la possibilità di andare in centro agevolmente e con discreta velocità utilizzando la ferrovia”. Una maggiore intermodalità tra trasporti pubblici, automobili private e auto condivise sono, secondo Rizzoni, la soluzione: “Gli elementi di un futuro di mobilità sostenibile esistono già, quello che dobbiamo fare è utilizzare metodi telematici e informatici in maniera sempre più efficiente- conclude- per integrare queste diverse modalità di trasporto”.

 

28 novembre 2017

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