Codice degli appalti, le nuove norme ancora non applicate: “A rischio l’Italia sana”

 

ROMA – “Il codice dei contratti pubblici. Un primo bilancio alla luce del correttivo”. E’ il titolo del convegno che si svolgera a Roma giovedì 30 novembre alle 15 nella sede del Tar del Lazio (Via Flaminia 189). Tema spinoso che sta suscitando tensioni e dibattito tra pubblica amministrazione e sistema delle imprese economiche.

Di questo parleranno Carmine Volpe, presidente del Tar del Lazio; il professor Gianluca Maria Esposito, ordinario di Diritto amministrativo e direttore della Scuola Anticorruzione e appalti pubblici dell’università di Salerno e il professor Giuseppe Morbidelli, ordinario di Diritto Amministrativo a La Sapienza di Roma.

I principi della riforma sono corretti, dicono in tanti, e nessuno potrebbe essere contro i principi di fondo della trasparenza degli atti amministrativi, della qualificazione e regolazione del mercato e delle stazioni appaltanti, dell’indipendenza dei commissari di gara. Ma, si replica, i pilastri su cui si basava la riforma, a partire dall’affidamento con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la riduzione delle stazione appaltanti, la nomina dei commissari di gara, il rating di impresa e la digitalizzazione delle opere pubbliche sono ancora in attesa di decine e decine di provvedimenti attuativi. Ritardo che sta creando molti problemi alla concreta e corretta applicazione delle nuove regole.

 

ESPOSITO (UNIV. SALERNO): SI RISCHIA PENALIZZARE PARTE SANA ITALIA

Il primo problema e’ la mancata attuazione: il codice dei contratti pubblici è ancora a metà del guado, a 500 giorni dalla sua nascita. In molti casi le norme dipendono da provvedimenti attuativi, che ancora sono all’esame di governo, Anac, ministeri . Un mosaico difficilissimo da far quadrare, da cui però dipende il 15% della spesa pubblica“. Così Gianluca Maria Esposito, ordinario di Diritto amministrativo e Direttore della Scuola anticorruzione dell’Università di Salerno, interpellato dall’agenzia Dire in vista del convegno ‘Il codice dei contratti pubblici. Un primo bilancio alla luce del correttivo’, che si svolgerà giovedì 30 novembre alle 15 nella sala Osvaldo Tozzi del Tar del Lazio (Via Flaminia 189).

Un secondo problema, sottolinea Esposito “è la filosofia marcatamente anticorruttiva: rischia di penalizzare le imprese oneste, senza tuttavia scalfire quelle riconducibili alla criminalità organizzata o alle aree grigie della illegalità.

Terzo: gli obblighi di pubblicità e di trasparenza rischiano di soffocare le pubbliche amministrazioni, al ritmo di adempimenti formali e burocratici letteralmente insostenibili se si sommano le previsioni delle varie leggi in vigore: il tutto si riduce ad un rituale liturgico e medievale in larga parte sganciato dal mondo reale”.

Cantone presidente dell’Anac ha detto che il rischio delle deroghe al Codice si sta riaffacciando: “Concordo con Cantone- risponde Esposito-, ma vi è un rischio non meno pericoloso: è la contrapposizione tra Stato e imprese. La rotta di collisione è quasi inevitabile, se si pensa che dalla legge Severino in avanti, le norme man mano si reggono su un sistema di responsabilità oggettive e di sanzioni a cascata, sia sul lato pubblico, per i dirigenti asfissiati da obblighi di pubblicazione, sia sul lato privato, per le imprese costrette ad una corsa ad ostacoli, dalla fase di partecipazione alle gare a quella contenziosa”.

E l’incentivo alle imprese? Il rating di legalità? L’albo dei commissari esterni? “Tutto lettera morta– osserva Esposito-. L’Anac completa un quadro patologico e, oggi, è senza dubbio avvertita come una ‘super autorità di polizia’, concepita per dare la caccia al corrotto, anziché per spingere la crescita. C’è dietro una visione distorta dello Stato: questo rischia di affossare l’Italia sana, presente sia nella pubblica amministrazione sia nel mondo economico, un’Italia che va recuperata e protetta, e la ricetta non è semplicemente lotta alla corruzione”.

C’è bisogno anche di recuperare la collaborazione tra pubblico e privato? “Certo, penso al project finance, al coinvolgimento delle banche. Penso ad esempio all’emergenza della viabilità siciliana, che con questo codice resterà irrisolta per altri vent’anni, perché mancano risorse pubbliche sufficienti e le procedure sono inadeguate. Penso agli obiettivi strategici per il Sud, che un Codice come questo neppure contempla” chiude il Direttore della Scuola anticorruzione dell’Università di Salerno.

 

PALAMARA (CSM): SU PREVENZIONE SI PUÒ FARE DI PIÙ

Il codice degli appalti “è un passo importante sul versante della trasparenza”, ma si può fare di più, “soprattutto nei meccanismi di prevenzione”. Lo dice Luca Palamara, consigliere del Csm, che a un anno dall’approvazione del codice e alla luce delle successive modifiche è convinto che sia giunto il momento di “una riflessione, per valutare luci e ombre” delle nuove norme e “valutare quali interventi” siano ancora necessari.

Giovedì 30 novembre alle 15 nella sala Osvaldo Tozzi del Tar del Lazio si svolgerà il convegno ‘Il codice dei contratti pubblici. Un primo bilancio alla luce del correttivo’. Intervistato dall’agenzia Dire, Palamara osserva: “Sarà un momento per fare il punto della situazione, per svolgere una riflessione sulla necessità di incentivare tutti i meccanismi di prevenzione ed evitare il verificarsi di situazioni illegali nell’assegnazione degli appalti”.

Palamara sottolinea il momento della “prevenzione” e spiega: “Va ancora approfondito il momento della predisposizione del bando, il momento prima della gara, perché è quello in cui possono verificarsi maggiormente situazioni di criticità. Non bisogna ancora abbassare la guardia su questo aspetto, per evitare irregolarità, la non concorrenza o la turbativa d’asta”.

 

ESPOSITO (PD): FUNZIONA, NEL 2018 CI SARÀ LA SVOLTA

L’applicazione del Codice degli appalti sta andando “bene, si può sempre fare meglio”, ma “credo che il 2018 sarà l’anno della consacrazione“. Ne è convinto Stefano Esposito, vicepresidente della commissione Lavori pubblici del Senato, interpellato dalla Dire.

Esposito è ottimista sul percorso di implementazione della riforma: “Mi pare che i dati sulla ripartenza dei certificati dal Cresme dimostrano che molte delle preoccupazioni e delle polemiche spesso strumentali messe in campo i primi mesi di quest’anno vengano un po’ spazzate via“, sottolinea.

“Si può sempre fare meglio- insiste- però direi che il punto continua ad essere che c’è una certa ritrosia nella pubblica amministrazione a voler applicare il Codice perchè, avendo tra i suoi cardini quello di responsabilizzare le stazioni appaltanti, in questo paese la responsabilità viene vista come un fastidio”.

Detto questo, però, per il senatore Pd “il 2018 sarà l’anno della consacrazione della bontà di questa riforma. Non abolisce i problemi della corruzione perchè una legge non può farlo ma le norme funzionano”.

28 Nov 2017
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»