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Chiude il Camping River, il campo Rom ‘modello’ di Roma: abitanti resteranno senza fondi e utenze

ROMA – Doveva essere il primo sgombero del piano rom della Giunta Raggi. Rischia di trasformarsi in un nulla di fatto con i 450 abitanti abbandonati a loro stessi senza acqua, luce e servizi. E’ il destino del Camping River, nella periferia nord della Capitale che tra pochi giorni vedrà sospesa la convenzione con il Comune. Intanto, arriva l’autorizzazione della questura: i rom scenderanno in piazza sotto il Campidoglio, il 2 ottobre.

Il Camping River è considerato il ‘fiore all’occhiello’ dei campi rom della Capitale. All’interno del campo, che si trova nella periferia nord della città ed è gestito dalla cooperativa Isola Verde onlus, vivono circa 450 persone in una novantina di moduli abitativi. Da tempo i suoi abitanti sono in protesta per la paventata chiusura del campo, prevista dal piano rom dell’amministrazione capitolina per il 30 settembre. La giornata di oggi, infatti, aveva previsto un doppio corteo (dal River e da Castel romano) verso il Campidoglio, poi tramutato in semplice assemblea all’interno del camping – a causa della negata autorizzazione – che si è svolta non senza momenti di agitazione.



I residenti sono sicuri che il campo chiuderà i battenti dall’1 ottobre. Proprio oggi una missiva dall’Ufficio di scopo rom, sinti e camminanti di Roma capitale indirizzata, tra gli altri, al legale rappresentante di Isola verde, dispone alla cooperativa stessa “la restituzione a Roma Capitale dei moduli abitativi di proprietà comunale, liberi da persone e cose” proprio a partire dalla data suddetta.

Da quel giorno in mancanza di soluzioni alternative “centinaia di donne, bambini e anziani si ritroverebbero in strada“, ha gridato dal megafono Marcello Zuinisi di Nazione rom. Eppure con ogni probabilità si opterà per un’altra direzione, per certi versi peggiore della chiusura. I 450 rom del Camping River rimarranno al loro posto e non ci saranno sgomberi né sbaraccamenti. Le rassicurazioni sono arrivate alla cooperativa sociale da più parti: Municipio XV, Spe, Polizia e anche dal Comune che non dispone di soluzioni alternative.

Inoltre, “non si tratterebbe di sgomberare 20 persone ma oltre 400. Ci sarebbe una rivolta, ci scapperebbe il morto“, spiegano all’agenzia Dire i rappresentanti di Isola verde.

Di fatto uno sgombero senza la rimozione degli abitanti a cui tuttavia sarebbero staccate le utenze e sarà tolta la convenzione e quindi i fondi. Il rischio, quindi, è che l’unico campo nomadi di Roma ‘umanamente vivibile’ si trasformi in una terra di nessuno al pari degli altri campi. Con conseguenti emergenze igienico-sanitarie per i rom che ci vivono e per i cittadini delle zone limitrofe.

Il caso del Camping River rischia così di mettere in luce i limiti del piano rom della giunta guidata da Virginia Raggi, che al momento sembra di difficile attuazione. Il piano prevede infatti il reinserimento abitativo degli abitanti dei vari campi in alloggi privati, soluzione accettata dagli stessi rom tra cui quelli del camping.

Una soluzione naufragata in breve tempo dal momento che nessun privato si è reso disponibile a mettere a dispozione i propri immobili, senza garanzie dal Comune di Roma disponibile a versare 800 euro al mese per l’affitto solo per un tempo determinato. Senza un adeguato inserimento lavorativo, infatti, per i nomadi è impossibile provvedere alla copertura delle spese dell’affitto nel momento in cui il Campidoglio sospenderà le sovvenzioni.

Per questi motivi gli abitanti del campo saranno in protesta a piazza del Campidoglio il 2 ottobre, lunedì. L’autorizzazione della Questura di Roma è arrivata a poche ore dalla “sospensione del servizio di gestione” prevista per il 30 settembre del Camping River. I manifestanti, organizzati dalle associazioni Consiglio nazionale rom e Nazione rom, chiederanno “la proroga della gestione” del Camping e “l’evacuazione del campo di Castel Romano con relativa ricollocazione dei residenti”.

di Ugo Cataluddi, giornalista professionista

 

28 settembre 2017

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