“Rwanda”, il film sul genocidio realizzato con il crowdfunding sbarca a Venezia 75

ROMA – E’ il 6 aprile 1994 quando la piccola repubblica del Ruanda viene sconvolta da uno dei genocidi più veloci e sistematici della storia: un milione di morti in cento giorni soltanto. La crisi economica che imperversa da anni deve avere un colpevole. Nella follia collettiva il dito viene puntato allora contro i Tutsi: la minoranza etnico sociale, gli altri, i diversi, gli stranieri. Il bagno di sangue ha inizio. Il film ‘Rwanda’, del regista Riccardo Salvetti, racconta questo capitolo della storia contemporanea attraverso le figure di Augustin e Cecile. “Il primo – spiegano gli autori in una nota – è Hutu e deve uccidere. Cecile è Tutsi e deve morire, eppure qualcosa darà loro la forza di compiere un gesto di indimenticabile coraggio. Ciò che avvenne durante quella primavera di sangue non solo cambierà la loro vita, ma anche quella di due attori chiamati ad interpretarli tanti anni più tardi sulle tavole di un palcoscenico”. La pellicola, nata dalla tenacia di quattro giovani cineasti under 40 e finanziato tramite un crowfunding, sabato 1 settembre alle alle 20.30, presso l’Auditorium S. M. Elisabetta al Lido, avrà a Venezia la sua prima assoluta, in accordo con le Giornate degli Autori. “Venezia e’ una parola che mette i brividi perche’ significa regalare a questo film la premiere piu’ prestigiosa che mai potessimo desiderare”, ha detto Marco Cortesi, sceneggiatore e attore.

Il Festival del cinema di Venezia rappresenta “il miglior punto di partenza affinche’ il nostro film raggiunga il grande pubblico, e possa divenire il primo di una collana di film su tematiche volte a sensibilizzare le persone sui grandi errori dell’umanita’”, ha detto Massimo Gardini, direttore della fotografia e produttore esecutivo con la sua Horizon Srl (casa di produzione indipendente, che vanta già importanti collaborazioni con Rai, Sky, Fox e Focus TV). ‘Rwanda’ beneficia anche della partnership con Sedicicorto International Film Festival e Fedic (Federazione Italiana dei Cineclub). Altro traguardo gia’ raggiunto dal progetto riguarda il crowdfunding, definito “una delle campagne cinematografiche di maggiore successo degli ultimi 10 anni” secondo ‘Radio 105’ – ‘SmartUp!’.), grazie alla piattaforma Produzioni dal basso. Alle riprese hanno partecipato oltre 480 persone originarie di 24 Paesi dell’Africa centrale. Ferite, contusioni e bruciature sul set “sono state ricreate ad hoc” da professionisti in possesso di competenze “non solo artistiche, ma anche anatomiche e mediche. Ogni comparsa seguiva la propria catena di montaggio”, il resoconto del regista Riccardo Salvetti. “Realizzare il film in territorio ruandese – ha spiegato ancora Gardini – avrebbe comportato difficoltà logistiche enormi. Dovevamo trovare un’alternativa. Un gruppo di esperti in geografia locale e un botanico hanno analizzato decine di location”. Alla fine la scelta e’ ricaduta sull’entroterra costiero romagnolo: “Specchi d’acqua, una vegetazione spesso selvaggia, un terreno argilloso con zone sabbiose. Avevamo trovato un piccolo angolo di Ruanda in Italia”.

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28 Agosto 2018
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