“Cinesi di Firenze per Amatrice”, in viaggio con 5 furgoni per aiutare

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FIRENZE/AMATRICE – Se il cuore dell’Italia pulsa di solidarietà, anche loro sono l’Italia, quella vera. Hanno gli occhi mandorla e qualcuno non parla molto bene l’italiano. Eppure si sentono italiani. Eccoli i giovani cinesi di Firenze e Prato, ammassati dentro questi cinque furgoni verso il fronte del terremoto. Si dice che i cinesi fanno le cose in grande. E’ vero. Dentro questi furgoni c’e’ di tutto. Una tonnellata di aiuti: 100 chili di formaggi, 300 chili di patate, 100 chili di cipolle, 150 chili di carote, 30 mila piatti di plastica, 30 mila bicchieri, 30 mila posate. E poi pacchi di tonno, fagioli, piselli, biscotti. E ancora: pannolini, acqua, coperte, materassi, vestiti, pennarelli, matite, penne, giocattoli. Non hanno badato a spese, sono andati nei supermercati all’ingrosso e li hanno quasi svuotati. Alcuni prodotti li hanno raccolti tra le fabbriche cinesi di Firenze e Prato. Hanno pure preparato un mega striscione rosso con su scritto: “Cinesi di Firenze per Amatrice“. E poi le magliette bianche con su scritto: “Fiorentini cinesi per Amatrice. Pray for Amatrice”.

“Il terremoto ci ha colpiti, ma non basta versare lacrime, bisogna fare qualcosa sul campo“. Così eccoli qui, lungo l’autostrada del Sole, scortati da due mezzi della Misericordia toscana, con questi furgoni noleggiati per l’occasione. Francesco, Liyuan, Shiyi, Giada, Mingwu, Luca. Alcuni arrivati in Italia piccolissimi, insieme ai genitori operai in fabbrica. C’è chi ha trascorso l’infanzia per strada, oppure nei laboratori dormitorio. Sanno cosa significa essere sfollati, l’hanno vissuto sulla propria pelle. Oggi sono integrati, lavorano. Lavorano sodo, anche dodici ore al giorno nelle fabbriche. E c’è chi studia, qualcuno è mediatore culturale, c’è anche un ex assessore al comune di Campi Bisenzio. Il viaggio verso Amatrice comincia all’alba di sabato. Ritrovo sul piazzale Marconi, all’Osmannoro, proprio dove a fine giugno si registrarono i violenti scontri tra cinesi e forze dell’ordine. Oggi quella piazza è il preludio di un cammino di solidarietà. “Vogliamo dare un messaggio di solidarietà, dialogo, integrazione”.

L’integrazione comincia all’autogrill, quando i volontari della Misericordia – Duccio, Gabriele, Alessio e Inigo – si complimentano per la mole di aiuti. Poi di nuovo in autostrada. A 110 all’ora in autostrada del Sole, giù verso il cuore dell’Italia dilaniato. Quasi una corsa alla beneficenza, torrenziale, a tratti spropositata per l’aiuto effettivamente richiesto. “Volevamo portare molto cibo in  più, ma ci hanno detto che al momento non serviva“. Corrono sull’asfalto verso Amatrice, mordono la strada con gli occhi. Seri in volto. Quasi un bisogno fisiologico, psicologico, adrenalinico, di arrivare sul luogo del disastro, di toccare con mano, di vedere coi propri occhi quanto riecheggia sui telegiornali nazionali. Dopo quattro ore di viaggio, ecco il Comune di Amatrice. E le frazioni sventrate dal terremoto: San Lorenzo a Flaviano, Cossito, Saletta. E poi Sant’Angelo di Amatrice, ultima meta. Ecco il campo degli sfollati, gestito dalla Confederazione nazionale delle Misericordie, 110 giovani e anziani senza più casa. E i volontari brulicanti come formiche instancabili, riempiono di abbracci e parole qualsiasi ospite. I cinque furgoni entrano nel campo, lentamente, uno dopo l’altro. E cominciano a scaricare, scaricare, scaricare. I cinesi non si fermano, operosi portapacchi sotto gli sguardi quasi increduli dei volontari, dell’esercito, della polizia, degli sfollati. Che li ringraziano.

Jacopo Storni – www.redattoresociale.it

28 agosto 2016
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