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Avellino. Opere incompiute, miliardi di fondi post-terremoto finiscono sotto le macerie

ROMA – Decine di miliardi di lire, un finanziamento fiume che avrebbe permesso ai commercianti di Avellino di riaprire i battenti dei propri negozi dopo il disastroso terremoto del 1980 e la tragedia degli oltre 280mila sfollati. E’ la storia del Mercatone, una maestosa opera inaugurata nel 1988 dall’allora presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita, e dall’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino. Di quei negozi, oggi, resta solo qualche insegna al neon distrutta e mai raccolta dai netturbini.

Il Mercatone nasce negli ’80, nel pieno centro cittadino di Avellino, come un simbolo di riscatto per una terra distrutta dal sisma: un centro commerciale imponente, per l’epoca il più grande della Campania, capace di ospitare decine di negozi e grandi catene commerciali. L’opera ebbe una vita breve, brevissima: dopo appena 5 anni le attività erano già tutte chiuse e per il Mercatone si aprì una stagione di abbandono, che avanza indisturbata da trent’anni. La struttura, di proprietà del Comune, oggi è quasi impenetrabile. Per accedervi bisogna percorrere delle scale pericolanti e ricoperte di fango.

All’interno, un gruppo di senzatetto ha arredato gli ex negozi del centro commerciale con tavoli in legno e piumoni recuperati dai cassoni dell’immondizia. Poco più avanti, disparati murales, dalle scritte che inneggiano al fascismo alle opere d’arte fantasy. Per quel mostro di cemento, negli anni a cavallo tra i due millenni sono state vagliate molte proposte per veder rinascere una delle opere incompiute più grandi del Paese. Prima un sindaco lanciò l’ipotesi di un project financing per attirare investitore privati, poi un altro la ritirava per destinarvi fondi europei che non sarebbero mai stati utilizzati.

Tra i progetti presentati per rilanciare il Mercatone, una cittadella del sesso con locali a tema e sexy shop, un centro commerciale di prodotti Made in China e una mega moschea.


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L’opera fu progettata dopo il sisma dall’architetto irpino, Carmine Colucci, chiamato in causa da alcune interrogazioni parlamentari: di lui, il parlamentare Emiddio Novi (FI), scrive che è “persona legata per amicizia personale e politica a un ex ministro dell’Interno di Avellino” e che ha “realizzato il cosiddetto Mercatone di Avellino con un piano di spesa inziale di sette miliardi giunto, alla fine, a oltre 36 miliardi (di lire, ndr) gravati sui fondi per la ricostruzione”.

Contattato dall’Agenzia Dire, Costantino Preziosi, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Avellino, spiega che il Mercatone “non è un’opera incompiuta ma caduta in malora. Da amministratore e ingegnere reputo che bisognerebbe pensare al contenuto del Mercatone e poi cercare un finanziamento per ristrutturarlo. Non servirebbe a nulla riqualificarlo e poi non sapere come utilizzarlo”.

La struttura si trova in una zona poco viva della città, “la nostra priorità – assicura Preziosi – è portare avanti i lavori nell’area esterna al Mercatone, collocarlo al centro di uno spazio riqualificato e renderlo più appetibile per gli investitori privati. I costi di gestione sono enormi e in un momento in cui le casse comunali sono quasi vuote, non possiamo pensare di poter prendere in gestione una struttura così o finiamo per finanziare le solite cattedrali del deserto. Negli anni ’80 c’erano tanti fondi, si spendevano soldi per mega opere mentre oggi scopriamo che perfino le scuole non sono a norma. Questo vuol dire che in passato siamo stati governati da amministratori miopi“.

E’ per questo che con l’accordo di programma siglato da Comune di Avellino e Regione Campania si è scelto di finanziare altre opere incompiute, alcune da 20 o 30 anni.
In primis, quello che gli avellinesi chiamano ‘Tunnel’, un gigantesco sottopasso che attraversa il cuore della città, i cui cantieri sono fermi, a intermittenza, da oltre 10 anni. I lavori per il completamento dell’opera sono ripresi a giugno 2017: la fine è stimata entro l’estate 2018.

Per il completamento del Tunnel, della strada “Bonatti”, arteria killer con illuminazione assente, e dei lavori di restyling di piazza Libertà, a poco più di cento passi di distanza dal Mercatone, la Regione ha stanziato circa 16 milioni di euro di fondi europei da destinare al Comune di Avellino. “Contiamo di mettere la parola fine a questi cantieri – promette l’assessore ai Lavori Pubblici – entro il termine della legislatura”, nel 2018.

Non si può dire lo stesso per il Centro per l’Autismo, opera milionaria incompleta per cui non sono bastati 12 anni di lavori in corso. “Il completamento del Centro per l’autismo farà della nostra città un punto di riferimento per gli ammalati e le loro famiglie”, assicura il sindaco di Avellino, Paolo Foti, eppure il Comune non riesce a dare tempistiche certe sull’apertura della struttura. La Regione, infatti, ha respinto al mittente una richiesta di finanziamento dal Comune di 700mila euro, fondi necessari al completamento dell’opera. L’amministrazione avellinese ha provato a metterci una toppa, stanziando 200mila euro di fondi comunali. La somma è però irrisoria rispetto alle prime stime e l’apertura del Centro resta un miraggio lontano.

di Nadia Cozzolino, giornalista

28 luglio 2017

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