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Pochi spermatozoi? Parla l’andrologo: “Genitori sorveglino i figli”


ROMA – Fertilita’ e numero di spermatozoi. Il trend degli ultimi dieci anni mostra un drastico calo: dal 1973 al 2011, secondo lo studio metanalitico Human reproduction update, nei paesi occidentali si e’ andati incontro a una riduzione del 59% della concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale, con un declino della fertilita’ tra il 50% e il 60%. Di questo fenomeno che ha effetti cosi importanti sulla salute pubblica e sulla natalita’ bisogna con urgenza indagare le cause e ” si puo’ fare qualcosa, partendo dalla prevenzione”. A dirlo e’ Giuseppe La Pera, andrologo del San Camillo Forlanini.

I ragazzi adolescenti devono fare una visita all’apparato genitale a partire dai 14 anni, per intercettare in tempo problemi come il varicocele, ad esempio. E poi- ha spiegato La Pera- bisogna avere negli ospedali dei centri ad hoc per la fertilita’ maschile. L’articolo 97 della Costituzione parla chiaro e ci ricorda che la pubblica amministrazione deve essere imparziale nell’erogare i servizi sia per la fertilita’ femminile che per quella maschile. Servono strutture di andrologia per le patologie maschili“.

“L’Italia ha uno dei tassi piu’ bassi nel mondo, penultimo prima del Giappone. La riduzione della fertilita’- ha sottolineato La Pera- e’ dovuta a un combinato di varie cause. Abitudini sociali, come quella di avere figli a 40 anni, ma anche inquinanti ambientali che agiscono sull’organismo e scarsa sorveglianza. Per questo lancio un appello ai genitori, futuri nonni: “A 14 anni portate i vostri figli dallo specialista, dopo una visita con il medico di famiglia. I ragazzi non pensano alla futura fertilita’”.

“Si sta diffondendo- ha continuato La Pera- ma mancano dati scientifici consolidati, il social freezing, come metodo per conservare i gameti. Ma prima di arrivare alla procreazione medicalmente assistita, pur meritoria, bisogna fare altro e prevenire alcuni problemi”.

E La Pera ricorda un dato, ricavato da un’analisi sui dati Istat e presentato nel 2016 a Stresa con la Societa’ Italiana di Andrologia che aiuta a capire come sia importante un maggior controllo sulla salute pubblica dei ragazzi. “Prima dei 15 anni in Italia da molti anni non c’e’ un morto di cancro al testicolo. Questo e’ dovuto a caratteristiche del tumore, ma anche al fatto che fino a 14-15 anni c’e’ la giusta sorveglianza pediatrica e controllo da parte dei genitori. Dopo i 15 anni i genitori perdono il controllo sull’apparato genitale maschile. E il tumore al testicolo diventa la prima causa di mortalita’ fino a 35 anni”.

Sempre sulla prevenzione, La Pera ha ricordato i risultati di una sua ricerca sulla popolazione maschile della Regione Lazio, sempre presentata a Stresa, eseguita sul campo e finanziata parzialmente dalla Regione. “Se si attuasse un programma di prevenzione andrologica per tutti i ragazzi tra i 14 ed i 19 anni la Regione- questo il dato che emerge dallo studio- investendo 500.000 euro, risparmierebbe 5 milioni di euro in ricoveri e cure sanitarie oltre che migliorare la qualita’ della vita con meno sofferenze e meno disagi psicologici per le quali e’ difficile fare una quantificazione economica”.

di Silvia Mari, giornalista professionista

28 luglio 2017

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