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Migranti, a Ventotene storie e integrazione nel segno del cinema

ROMA – Ventotene simbolo d’Europa e di integrazione. Una tradizione che si rinnova, questa volta attraverso il cinema. Il Festival del film dell’isola, giunto alla sua 23a edizione, ideato e diretto da Loredana Commonara, ha dedicato la sezione del concorso ‘Open frontiers’, al tema dei migranti. Storie di vita e di viaggi, tra speranze e tragedie, giudicate da una giuria davvero speciale composta da sei rifugiati che in Italia hanno trovato un futuro e una seconda ‘casa’.

I vincitori

Il premio è andato ad ‘Amerika square’, film del regista Yannis Sakaridis che incrocia il tema dell’immigrazione con la crisi economica della Grecia, scelto in una short list di 5 pellicole (tra le oltre 400 ricevute) che vedeva in lizza anche ‘Castro’ (documentario sulla vita nella struttura occupata a Roma), ‘23.30 A captive story’ (sui Cie in Spagna), ‘Strane straniere’ (storie di 5 donne che creano ognuna una attività di successo integrandosi in Italia) e ‘Out of the woods’ (che narra la svolta data alla sua vita da una 60enne a Banat, in Serbia).

Una serata, quella della consegna della targa (ritirata dall’attore Vasilis Koukalani) e della proiezione del film vincitore, introdotta da un ‘dialogo’ in piazza con Roberto Zaccaria, presidente del Consiglio italiano dei rifugiati, l’assessore della Regione Lazio alle Politiche sociali, Rita Visini, e l’onorevole Sandra Zampa (Pd), che ha firmato la legge a tutela dei minori stranieri non accompagnati.

Una giuria speciale

A raccontare e confrontarsi con residenti e turisti anche tre dei sei rifugiati che hanno composto la giuria: Fatima Abdurzakova, cecena, una laurea in Management delle arti e della cultura, impegnata come mediatore presso il Centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale; Melanny Hernandez, venezuelana, laureata in Comunicazione sociale, giornalista; Michel Rukundo, nato in Ruanda, laureato in Scienze politiche a Roma Tre e ora amministratore delegato dell’Aid Italia-Agenzia per i diritti. Oltre a loro tre, a completare la giuria sono stati Ali Ehsani, nato a Kabul, laureato in Giurisprudenza, autore per Feltrinelli del libro ‘Stanotte guardiamo le stelle’; Mohamed Keita, arrivato a Roma dalla Costa d’Avorio e diventato fotografo; Hevi Dilara, poetessa, regista e cantante, che ha diretto 5 edizioni del Festival del cinema curdo a Roma.

Tra i protagonisti della giornata anche tanti ragazzi che hanno realizzato i corti proiettati nell’ambito di ‘Open frontiers young’, nuova sezione dedicata ai cortometraggi realizzati da studenti di scuole italiane che, al fianco di minori stranieri non accompagnati, hanno composto la giuria di questo concorso presieduta dall’attrice Anna Ferruzzo. A guidarli Luigi Mantuano, professore di Filosofia da sempre impegnato con i giovani sul tema dei diritti umani. Una contaminazione di storie e culture: così Ventotene, isola simbolo, ha mandato un nuovo messaggio di integrazione all’Europa.

Visini: “Un profugo ogni 327 abitanti, ecco ‘invasione’ lazio”

“Nelle strutture del Lazio stiamo accogliendo 18.046 richiedenti asilo. La proporzione è 1 ogni 327 abitanti, visto che nella regione ci sono 5 milioni e 900mila residenti. Ecco i numeri di quella che qualcuno chiama ‘invasione’”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Politiche sociali, Rita Visini, intervenuta a Ventotene a uno dei ‘dialoghi’ che si stanno svolgendo in occasione del Festival del film sull’isola, e dedicato al tema dell’immigrazione. “Un altro dato importante- ha ricordato Visini- l’ha fornito il presidente dell’Inps, Tito Boeri: gli stranieri in Italia contribuiscono in maniera importante al Pil, per circa 8 mld ricevendone indietro in pensioni ‘solo’ 5, con un attivo quindi per lo Stato di 3 mld”.

E il Lazio è una di quelle regioni in cui più si lavora per l’integrazione. “La Regione il prossimo mese metterà in campo un nuovo bando da 900mila euro per offrire degli incentivi ai comuni che vogliono accogliere– ha aggiunto Visini- Bisogna dire. Comunque, che tre province del Lazio lo fanno già attraverso diversi progetti, poi c’è Rieti, che per ovvi motivi legati al terremoto in questo momento non può farlo, e infine Roma, dove invece c’è qualche difficoltà di accoglienza. Nella Capitale c’è il tema complesso degli stranieri ‘transitanti’, quelli cioè che sono diretti altrove, ma non c’è una struttura organizzata che permetta loro di essere accolti per una decina di giorni in maniera decorosa, nel rispetto dei diritti umani”.

28 luglio 2017

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