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DIRE - LE OPINIONI

Il ritorno di Berlusconi?

di Paolo Pombeni per www.mentepolitica.it

Ammettiamolo, Berlusconi è un formidabile uomo di spettacolo: sa sempre come entrare in scena e come far concentrare su di sé i riflettori. Così quando ha fiutato che le elezioni amministrative avrebbero segnato un punto a favore del centrodestra si è affrettato a tornare in pista per non farsi sfuggire l’occasione di essere nuovamente al centro dell’attenzione.

Tutto però non è una semplice questione di spettacolarizzazione della presenza di un personaggio a cui il narcisismo non ha mai fatto difetto. C’è anche il fiuto politico di chi sa cogliere gli umori dell’opinione pubblica e le debolezze dei suoi avversari. Bisogna vedere se il fiuto è infallibile come lo fu in passate occasioni, ma escluderlo a priori sarebbe sbagliato.

Cosa ha intuito Berlusconi? A nostro avviso tre cose. La prima è che una certa quota del paese ha di nuovo paura di finire in mano al radicalismo (lui lo chiama “comunismo”, ma è solo perché il termine è più intuitivo per la gente). Può essere quello di Salvini, rispetto al quale può però presentarsi nelle vesti del domatore che lo terrà al guinzaglio. E’ molto più quello dei Cinque Stelle, che suscitano preoccupazioni perché non si capisce dove vogliano andare a parare, ma si capisce al tempo stesso che potrebbero anche farcela ad andare al potere. Lo preoccupa ovviamente una certa apertura dei pentastellati a componenti della magistratura, ma teme altresì che siano una forza con cui non riuscirà a dialogare per le sue imprese televisive, visto che altri concorrenti in quel campo non lesinano strizzate d’occhio (e magari qualcosa di più) al movimento di Grillo.

Tanti temevano lo tsunami del radicalismo moralistico post-berlingueriano nel 1994 e Berlusconi pensa che tanti temano ora quello nuovo che potrebbe profilarsi, magari con strani connubi, come fra M5S e Lega o M5S ed estrema sinistra. Di conseguenza, e qui veniamo alla seconda cosa che Berlusconi ha intuito, torna la domanda di una forza politica che stabilizzi la situazione esistente garantendo che ciascuno si farà i fatti suoi. Questa forza può essere una rinnovata versione di Forza Italia, che nuovamente si apra ad arruolare o direttamente o indirettamente quote di ceti dirigenti desiderosi di proteggere le loro posizioni.
Per essere forza di governo avrà però bisogno di un sistema elettorale che le dia lo spazio necessario. Probabilmente oggi Berlusconi lo vede in una legge di tipo proporzionale, ma non in maniera esclusiva, perché ritiene che anche con un sistema che introduca manipolazioni di tipo maggioritario, e dunque si fondi su coalizioni, il centrodestra non potrà fare a meno di lui. Per una ragione molto semplice: perché pensa che solo lui possa sdoganare Salvini e Meloni in Europa, cioè in quel contesto a cui le classi dirigenti italiane (tutte) non hanno alcuna intenzione di rinunciare.

Se peraltro il sistema fosse veramente proporzionale e di conseguenza dovesse acconciarsi alla prospettiva di una “grande coalizione” la cosa non lo preoccuperebbe. E qui viene il terzo degli elementi che consideriamo. Crede infatti di poter fare un accordo col PD di Renzi, ma da una posizione di forza, perché contemporaneamente lavora per azzopparlo nel suo campo.
Ci si sarà infatti accorti che l’abile ex Cavaliere ha messo in piedi al proposito una strategia raffinata. Non fa infatti mistero che la grande coalizione, l’inciucio come lo definiscono i suoi avversari, sia un obiettivo al quale punta, badando anche a far capire che in fondo Renzi gli ha già lasciato capire che ci sta. Già questo infatti è sufficiente per scatenare contro l’attuale segretario del PD tutti i livori storici dell’antiberlusconismo che sono ancora molto forti nella sinistra dentro e fuori il PD. Tuttavia, tanto per garantirsi il risultato, sta puntando a giocare la parte del “tradizionale” Berlusconi, quello che vede comunisti dappertutto, che sostiene che Ruby è nipote di Mubarack, che va da Vespa a lanciare programmi mirabolanti. Insomma punta a che nessuno a sinistra possa dubitare che lui è sempre il diavolo con cui non ci si può alleare in nessuna condizione.
Gli riuscirà questa strategia? In genere le repliche in politica non hanno grande fortuna, ma non è questo il punto. Il fatto è che per quanto lui abbia come alleati oggettivi in questa operazione di azzoppamento di Renzi e del PD sia i grillini che l’arcipelago a sinistra del PD non si capisce ancora quanto l’Europa sia disponibile a fargli da sponda. E’ un passaggio cruciale, perché la prossima battaglia elettorale avrà come giudice severo esterno una UE che è molto preoccupata di non vedere aprirsi un fronte di cedimento in un paese cruciale come l’Italia. Certo la UE non partecipa alle elezioni, ma non le mancano i modi per far capire cosa ci si può aspettare da un governo rispetto ad un altro. Il nuovo asse franco-tedesco è ben attrezzato per questo e si è anche visto in altre occasioni (Austria, Olanda, la stessa Francia sotto attacco dalla Le Pen) che la questione europea è un fattore di cui alla fine una parte dell’elettorato deve tenere conto. Tanto più in un paese come il nostro che dell’appoggio europeo ha bisogno per chiudere non poche partite della sua crisi economica (il che vuol dire anche crisi sociale).

28 giugno 2017

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