Concilio pan-ortodosso, Bartolomeo: "abbiamo scritto una pagina storica" - DIRE.it

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Concilio pan-ortodosso, Bartolomeo: “abbiamo scritto una pagina storica”

ROMA – “Ci sono stati tanti sviluppi, cosi’ come molti cambiamenti nel corso di centinaia di anni. Sviluppi politici, sociali, anche scientifici. La Chiesa non puo’ piu’ rimanere fuori da queste discussioni. Deve piuttosto trasformarle, attingendo alla sua ricca ed antica tradizione spirituale, articolando nuove risposte, per non ripetere sempre le stesse”. E’ questo “il processo entusiasmante” che il Santo e Grande Concilio della Chiesa ortodossa riunito a Creta sta cercando di fare in questi giorni. A parlare e’ padre John Chryssavgis, portavoce del Patriarcato Ecumenico, presentando ai giornalisti i temi che i patriarchi e gli arcivescovi delle dieci Chiese ortodosse presenti a Creta stanno affrontando in questi giorni di lavori conciliari entrati nel vivo lunedi’ scorso. Tra i primi temi ad essere dibattuti la missione – il rapporto delle Chiese con il mondo contemporaneo – e la questione della diaspora.

Altro tema all’ordine del giorno e’ quello della “diaspora”, questione che sta particolarmente a cuore alle Chiese ortodosse molte delle quali hanno fedeli sparsi in tutto il mondo. Sono realta’ che hanno continuato a fare riferimento ai Patriarcati di appartenenza. Padre Chryssavgis ha spiegato che puo’ capitare, per esempio, di avere una presenza di fedeli appartenenti a 14 chiese ortodosse diverse in un’unica regione o addirittura in una citta’.

E’ Ionut Mavrichi, portavoce del Patriarcato di Romania, a testimoniarlo. “Le discussioni tra i vescovi sono ricche di emozione ed empatia e variano dai risvolti metafisici al problema della poverta’. E’ solo l’inizio”, ha detto, concludendo poi: “la tradizione della nostra Chiesa puo’ essere una risorsa molto ricca alla ricerca di risposte della modernita’”. Ed il vescovo Gregory di Messaoria, portavoce della Santa Chiesa di Cirpo, ha aggiunto: “questo concilio e’ un dono di Dio. Si fa l’esperienza di essere presenti in umilta’, in semplicita’, in spirito di amore e carita’ per tutti. Se non siamo capaci a mostrare noi stessi uniti, come possiamo dire al mondo che siamo uniti come Chiesa di Dio”. Ed ha concluso: “questo Concilio non e’ una copia di quelli che si sono tenuti nel passato. E’ qualcosa che ha attraversato i secoli per realizzarsi qui, non solo ora, ma anche per il futuro”.

“Abbiamo scritto una pagina di storia, un capitolo nuovo nella storia contemporanea della nostra Chiesa”. Con queste parole il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ha chiuso i lavori del “Santo e grande Concilio della Chiesa ortodossa”. Cinque giorni di lavoro intenso in cui i circa 290 delegati di 10 Chiese ortodosse hanno ampiamente discusso ed emendato i sei documenti all’ordine del giorno ed hanno pubblicato una Enciclica e un Messaggio “al popolo ortodosso e a tutte le persone di buona volonta’”. Non tutto e’ stato semplice, data anche la complessita’ delle tematiche affrontate e ha pesato l’assenza delle Chiese di Russia, Bulgaria, Georgia ed Antiochia che all’ultimo momento hanno deciso di non partecipare.

Sei i documenti su sui hanno lavorato i padri conciliari: la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo, la diaspora ortodossa, l’autonomia delle Chiese e il modo di proclamarla, l’aggiornamento delle norme sul digiuno, i rapporti con le altre Chiese cristiane, gli impedimenti per la celebrazione del matrimoni.

Erano 1.200 anni che le diverse Chiese ortodosse non si riunivano in Concilio e il clima e’ stato fin dai primi giorni improntato sull’ “ascolto reciproco”, la “cooperazione”, “l’amore fraterno”. A seguire a latere i lavori del Concilio erano stati invitati una quindicina di osservatori delle Chiese cristiane: rappresentanti della Comunione anglicana, della Federazione luterana mondiale, ma anche di organismi ecumenici come la Conferenza delle Chiese europee e il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente. Per la Santa Sede erano presenti a Creta il presidente e il segretario generale del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, il cardinale Koch e mons. Farrell. Hanno potuto partecipare solo alle due sessioni inaugurale e conclusiva del Concilio e il Patriarca alla fine li ha ringraziati per la “pazienza”, per la loro presenza e per “l’interesse sincero” con cui hanno seguito tutto l’iter dell’Assemblea. Alla fine il Concilio e’ riuscito a pubblicare un Messaggio finale e una Enciclica. Sono il frutto dello sforzo creativo e costruttivo con cui in questi giorni i leader delle Chiese ortodosse hanno cercato di leggere tra le pagine sempre piu’ complesse della storia.

Entrambi i testi sono molto belli, assolutamente leggibili, ricchi di riferimenti ai problemi piu’ urgenti dell’umanita’: il fondamentalismo, la persecuzione dei cristiani e delle minoranze religiose, l’accoglienza dei rifugiati. Molto forte e’ l’appello alla comunita’ internazionale perche’ compia ogni sforzo possibile per “una risoluzione dei conflitti armati” in Medio Oriente e in attesa che in quelle regioni ritorni la pace, le Chiese chiedono alle autorita’ civili, ai cittadini e ai cristiani ortodossi nei Paesi verso i quali i rifugiati perseguitati cercano rifugio, a continuare ad offrire il loro aiuto nei limiti e al di la’ delle loro capacita’”. Ma si parla anche dello sviluppo della scienza, della crisi ecologica, della famiglia, di politica.

“Il Santo e Grande Concilio ha aperto il nostro orizzonte sul mondo contemporaneo diversificato e multiforme”, si legge nel Messaggio e “la Chiesa ortodossa e’ sensibile al dolore, alle angosce e al grido di giustizia e di pace dei popoli”. Creta segna dunque un nuovo inizio: le Chiese ortodosse hanno un patrimonio che da sempre attende di essere donato al mondo. In questi giorni hanno dimostrato che possono farlo solo se unite e concordi. Se invece rimangono ancorate ad un passato di divisioni e difesa delle territorialita’, il loro messaggio non solo si annacqua ma sa di vecchio e non e’ credibile. A Creta e’ stato deciso di ripetere il Concilio ogni sette, dieci anni. Speriamo che in questo lasso di tempo, le Chiese di Russia, Antiochia, Georgia e Bulgaria si lascino conquistare da questo spirito di comunione e decidano di entrare anche loro nella storia.

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28 giugno 2016
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