Da Bologna a Pompei, Alma Mater pronta a nuovi scavi FOTO

BOLOGNA   – C’è ancora lavoro da fare a Pompei per gli archeologi dell’Alma Mater di Bologna. Dopo aver concluso (con successo) i lavori del lotto 3 del Piano della conoscenza, l’Ateneo felsineo ha siglato una nuova convenzione con la Soprintendenza di Pompei, che coinvolge i dipartimenti di Storia, cultura e civiltà e di Ingegneria civile.

Nei prossimi tre anni, gli archeologi dell’Alma Mater si occuperanno di mappare e fare rilievi di un tratto delle mura della città, escluso dal progetto precedente. Inoltre sarà approfondito lo studio della casa di Obellio Firmo, preparando così la fase di restauro e di apertura al pubblico. Ma non è tutto. La convenzione è aperta, quindi l’Alma Mater potrebbe essere chiamata a intervenire anche in altre parti di Pompei. Ma soprattutto si punta ad aprire un nuovo scavo nel sito archeologico il prossimo anno.

Nella propria zona di competenza, i ricercatori di Bologna hanno rilevato con gli strumenti a disposizione alcune case sepolte sotto il terreno, del periodo prima dell’eruzione del Vesuvio che distrusse la città, probabilmente di epoca etrusca.

“Quella forse sarà l’occasione per fare qualche scoperta”, sorride Enrico Giorgi del Dipartimento di Storia, cultura e civiltà, che guida il progetto insieme al collega di Ingegneria Gabriele Bitelli. Il nuovo accordo è stato presentato in Ateneo dal rettore Francesco Ubertini e dal coordinatore Giuseppe Sassatelli, insieme allo stesso Giorgi.

L’anno scorso, in seguito a una selezione, l’Alma Mater si vista assegnare il lotto 3 del Piano della conoscenza, nell’ambito del Grande progetto Pompei finanziato dalla Ue. Insieme a Salerno, Bologna è stato l’unico Ateneo ad aggiudicarsi il bando insieme a importanti ditte private e professionisti del settore.

Per nove mesi, i ricercatori dell’Alma Mater hanno mappato la parte nord-orientale della città a loro assegnata con strumenti topografici digitali all’avanguardia, come laser scanner e droni. Così stata prodotta una planimetria in scala 1:50 dell’area e sono state elaborate le rilevazioni di circa 10.000 superfici. Tutte le immagini digitali sono state poi catalogate in un’apposita banca dati, evidenziando i problemi di conservazione, degrado e rischio statico degli edifici. “Pompei non aveva ancora una planimetria seria- sottolinea Giorgi- finora avevamo solo un patchwork fatto con disegni di epoche diverse”. Al Piano della conoscenza seguirà ora il Piano delle opere, con i veri e propri interventi di consolidamento e restauro del sito archeologico.

“La nostra attività è stata largamente apprezzata dalla Soprintendenza- sottolinea Sassatelli- tanto che al termine del progetto ci ha chiesto di continuare”. La nuova convenzione dà all’Alma Mater il compito di fare lo stesso lavoro planimetrico e di mappatura su un tratto delle mura di Pompei, tra Porta Vesuvio e porta di Sarno. Inoltre, sarà approfondito lo studio della casa di Obellio Firmo, grande dimora signorile appartenuta a un banchiere (c’è ancora la cassaforte), esponente di un’antica famiglia di alto rango della città.

Il rilievo più accurato servirà a promuovere il restauro dell’edificio e la sua riapertura al pubblico. Sono già 15 le persone sul posto e un altro gruppo partirà in ottobre dall’Alma Mater alla volta di Pompei. Il cantiere viene sfruttato dall’Ateneo anche per fare formazione sul campo: negli scavi e nei rilievi sono coinvolti infatti non solo i docenti, ma anche assegnisti, specializzandi, dottorandi e studenti del corso di laurea magistrale. Tutti sul posto a spese dell’Alma Mater, che è presente a Pompei dal 1999

28 Giu 2016
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