Ciao Bud, addio al gigante buono del cinema italiano/FOTO - DIRE.it

Ciao Bud, addio al gigante buono del cinema italiano/FOTO

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ROMA – Lui era quello “di casa, un parente, un amico”, quello che “ci sono cresciuto con i suoi film e ho riso con i suoi pugni”. Scazzottate epiche, ‘risse’ davanti alle telecamere più simili a balletti “perché erano delle coreografie vere e proprie”, partite da rugby o football americano con placcaggi improponibili che strappavano sorrisi. Ma era anche quello che faceva le fortune di quelle emittenti tv che sceglievano di trasmettere a ripetizione i suoi film in coppia con Terence Hill, con Giuliano Gemma o da solo perché gli ascolti volano ancora nonostante i decenni di repliche. Bud Spencer non c’è più. Carlo Pedersoli, questo il suo vero nome, se ne è andato a 86 anni, in silenzio, con quel “grazie” alla sua famiglia e forse anche a quei milioni di fans in tutto il mondo che oggi lo piangono e lo rimpiangono.

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La corsa a ricordarlo sui social network, su Facebook soprattutto dove lo stesso Bud ormai si dilettava a postare saluti in tutte le lingue. Anche in tedesco, visto che in Germania la sua popolarità ha raggiunto livelli altissimi tanto che, quasi ad anticipare il nostro ‘petaloso’, pare sia stato coniato il verbo ‘budspenceren‘, a significare “picchiare come Bud Spencer“. Bud Spencer era nato il 31 ottobre del 1929 a Napoli, a Borgo Santa Lucia, rione che si affaccia sul mare. Nonostante fosse stato costretto a lasciare Napoli a 11 anni per trasferirsi prima a Roma e poi, quasi maggiorenne in Brasile, per il lavoro paterno, non aveva mai rinnegato le proprie origini, anzi: “Io non sono italiano, sono napoletano”.

bud_spencerAttore quasi per caso, amante della musica, napoletana soprattutto, ma prima ancora sportivo. Quando era ancora ‘solo’ Carlo Pedersoli, sfruttando un fisico strepitoso (superava il metro e novanta), al ritorno dal Sudamerica alla fine degli Anni 40 si era dato al nuoto, con la S.S. Lazio e con grandi risultati: nel 1950 con il tempo di 59″50 diventa il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 stile. Partecipa a tre Olimpiadi, compresa quella di Roma nel 1960, e ai Giochi del Mediterraneo con la Nazionale di pallanuoto. E non solo: seppure per poco, pratica anche il rugby, è una seconda linea, con le Fiamme Oro. A tal proposito, qualche anno fa, in occasione di un evento della Nazionale della palla ovale, l’allora allenatore azzurro, il neozelandese John Kirwan, ex grandissima ala degli All Blacks, raccontò un aneddoto che dimostrò come la sua fama avesse raggiunto ogni angolo del mondo: “A mio padre chiedevo se potevo placcare come faceva Bud Spencer nei film”. Nei suoi film, infatti, il rugby, o il football americano, hanno spesso fatto capolino: in ‘Bulldozer‘, quando allena una improbabile squadra di football; in ‘Due superpiedi quasi piatti‘, quando con Terence Hill sfida una squadra formata 10 teppisti guidati da ‘Geronimo‘; la scazzottata finale di ‘Continuavano a chiamarlo Trinità‘, quando lui e l’amico Terence si passano il sacchetto con dei soldi come fosse una palla ovale, schivando i cattivi di turno.

bud spencer-Un altro amore mai nascosto di Bud Spencer è la musica. Dopo le Olimpiadi del 1960 sposa Maria Amato, di sei anni più giovane e conosciuta quindici anni prima. Il padre della moglie è il proprietario di sale cinematografiche e produttore cinematografico, Giuseppe Amato. Non interessato al grande schermo, firma un contratto con l’etichetta musicale RCA, scrivendo i testi per noti cantanti italiani, come Ornella Vanoni e Nico Fidenco e anche qualche colonna sonora. Ammiratore di Spencer Tracy e della birra Bud – da qui la scelta del suo nome d’arte – con Terence Hill hanno girato 17 film più uno (‘Dio perdona… io no!‘ il primo): hanno lavorato contemporaneamente anche in Annibale del 1959, però con i loro veri nomi. Tante le pellicole che, per più ragioni, meritano menzioni. Una soprattutto, forse, ancor di più. In ‘Continuavano a chiamarlo Trinità’, era il 1971, Bud Spencer e Terence Hill vanno a pranzo in un ristorante di lusso, dando vita ad una scorpacciata spassosissima. La stessa scena viene ripresa nove anni più tardi da un altro capolavoro, in ‘Blues Brothers’ (esce nel 1980) da Dan Aykroyd e John Belushi. “Ho perso il mio amico più caro“, ha detto un commosso Terence Hill. Che non farà mancare il proprio affetto al suo eterno amico come faranno tanti cittadini comuni che domani lo andranno a salutare alla Camera ardente che sarà allestita in Campidoglio, a Roma.

di Adriano Gasperetti, giornalista

28 giugno 2016
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