Ambiente, visita a depuratore di Cuma: solo sito a regime risolverà sos fanghi

ROMA – Quando entrerà in funzione a pieno regime, il depuratore di Cuma (a Pozzuoli, in provincia di Napoli) sarà in grado di ridurre anche di 4/5 la quantità di fanghi da smaltire. Nel frattempo, però, il costo per espellerli si aggira intorno ai 145 euro a tonnellata, un cifra che può salire durante le emergenze. Un vero e proprio business che vale 50 milioni di euro l’anno secondo Legambiente e su cui la procura ha acceso un faro dopo l’inchiesta di Fanpage sugli appalti della Sma Campania, società in house della Regione Campania che fino allo scorso anno gestiva l’impianto di Cuma. Dal febbraio 2017, la società francese Suez – in Ati con il gruppo Pizzarotti – è subentrata a Sma nella gestione del depuratore dove sono in corso lavori per circa 50 milioni di euro di fondi europei per migliorare il processo di digestione anaerobica ed essiccamento dei fanghi. Altri 100 milioni di euro di fondi regionali saranno impiegati per garantire la gestione quinquennale dell’impianto. L’obiettivo è di ridurre di molto la materia da smaltire (circa il 30%) ma anche di recuperare energia. 

Per farlo, bisognerà attendere circa 1 anno e mezzo quando, si stima, saranno terminati i lavori di adeguamento degli impianti. Nel frattempo, però, solo la metà delle 16 vasche di depurazione sono funzionanti e i fanghi possono finire soltanto in discarica, diretti principalmente nel sito pugliese di Taranto. Sono queste le cifre diffuse dai tecnici di Suez – Pizzarotti che questa mattina hanno ricevuto una delegazione di deputati, senatori e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, in visita al sito, e a cui ha avuto accesso anche l’agenzia Dire.

I lavori di adeguamento dell’impianto, hanno spiegato i tecnici di Suez e Pizzarotti, “sono iniziati a gennaio di quest’anno. Quest’impianto è stato costruito negli anni ’80 ma il nostro obiettivo è di adeguarlo agli standard dei migliori depuratori d’Italia”. Intanto, i cittadini continuano a lamentarsi per i cattivi odori, quasi costanti, che provengono dal depuratore, molto vicino alle abitazioni e per la sporcizia del litorale, ancora vittima di sversamenti abusivi, nonostante l’annuncio di un grande piano di risanamento ambientale dei Regi Lagni che dovrebbe dare nuova vita a tutta la costa.

La senatrice Paola Nugnes, che ha ispezionato il sito insieme ai parlamentari Salvatore Micillo, Virginia La Mura e Mariolina Castellone e al consigliere regionale Tommaso Malerba, spiega: “Seguiamo dal 2007 le condizioni dei nostri depuratori e l’andamento della gestione degli impianti di depurazione di tutta la Campania è sotto la nostra costante attenzione. Suez e Pizzarotti ci hanno comunicato che i lavori sono iniziati e noi torneremo per monitorare la situazione. Naturalmente, la gestione dell’impianto di Cuma è solo un pezzo del puzzle perché la mancanza dei collettamenti dei Comuni e delle zone industriali rappresenta un problema molto pesante per il territorio. Oltre alla messa a norma della gestione di questi impianti, su cui noi abbiamo ottime speranze – sottolinea -, si dovrà anche e soprattutto provvedere a risolvere questi problemi: il collettamento dei Comuni, gli sversamenti abusivi di tutte le zone industriali e il monitoraggio delle fasi di trattamento dei fanghi“. Quello di Cuma “è un impianto grande che impatta in una zona urbana – ricorda la senatrice M5S -. Non possiamo restare indifferenti e vigileremo lo stato di avanzamento di un grande progetto che si propone di recuperare la costa, un passaggio importantissimo per il futuro della Campania”.

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28 maggio 2018
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