Giro d'Italia, manifestazioni a Roma: studenti a processo e una mano rotta

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Giro d’Italia, manifestazioni a Roma: studenti a processo e una mano rotta

ROMA – Studenti in manette e sotto processo per direttissima e uno ricoverato all’Umberto I con una mano fratturata e 40 giorni di prognosi. È questo il bilancio, fatto dai manifestanti, dei disordini di ieri durante la tappa conclusiva del Giro d’Italia a Roma. A darne notizia gli stessi ragazzi durante una conferenza stampa convocata “per denunciare quanto accaduto e le violenze della Polizia”. I 4 studenti della facoltà di Lettere alla Sapienza – che protestavano insieme ad altri contro la scelta di far partire la competizione ciclistica da Gerusalemme dopo le sanguinose repressioni dell’Esercito israeliano nei confronti della popolazione palestinese di queste settimane – sono stati fermati a seguito degli scontri con le forze dell’ordine durante i giri conclusivi della tappa romana.

Il primo dei ragazzi processati è stato rilasciato e denunciato a piede libero, l’udienza per lui proseguirà il prossimo autunno. Altri 5 sono stati fermati per aver cercato di fermare la corsa durante le sue fasi iniziali, sdraiandosi lungo il circuito, ma subito rilasciati. “Il capo d’accusa- spiega Alessia, una delle organizzatrici della conferenza stampa- è resistenza aggravata a pubblico ufficiale, ma tutti sappiamo che quanto accaduto è incontrovertibile: durante l’ultimo giro un corridore ha lanciato una borraccia verso di noi, l’atmosfera si è quindi riscaldata e abbiamo acceso un fumogeno ma senza violenze o disordini particolari. Nessuno di noi – in quel momento esatto – ha cercato di fermare la corsa”. Nonostante questo, “la Polizia ha caricato con molta violenza, arrestando 4 di noi e, durante i disordini, provocando il ferimento di un altro (Lorenzo, 22enne studente di Medicina). Ieri sera inoltre ci era stato assicurato che il processo non sarebbe stato per direttissima, così per consentirci di mettere in piedi una difesa. Impegno che non è stato rispettato”.

“Stavamo protestando contro i crimini commessi da Israele sventolando bandiere palestinesi lungo il percorso- ha detto Lorenzo all’agenzia Dire appena uscito dall’ospedale- la risposta è stata una militarizzazione della piazza che ha comportato questa carica scomposta per l’accensione di un fumogeno. Io sono stato strattonato e ‘lanciato’ a terra. La caduta mi ha causato la rottura di radio e scafoide della mano sinistra”. “La stampa oggi- aggiunge un’altra studentessa- ha preferito parlare delle buche di Roma e non di quanto sta accadendo in Palestina e della denuncia che portiamo avanti dall’inizio del Giro”.

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28 maggio 2018
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