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Israele, scuole cristiane a rischio chiusura

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ROMA – E’ scaduto il 31 marzo il termine entro il quale il ministero israeliano per l’Educazione avrebbe dovuto versare un primo contributo di 50 milioni di Shekel (oltre 11,3 milioni di euro) alle 47 scuole cristiane operanti nel territorio di Israele per scongiurarne la chiusura. La somma era il frutto di un accordo stipulato alla fine di settembre 2015 tra l’Ufficio delle scuole cristiane e il Governo israeliano a compensazione dei tagli disposti da quest’ultimo negli ultimi 6 anni (meno 45% dei contributi statali causa emergenza finanziaria).

Nell’accordo era prevista anche la creazione di un nuovo organismo negoziale, incaricato di affrontare e risolvere questioni in sospeso. Nei giorni scorsi l’Ufficio delle scuole cristiane, in una nota pubblicata sul sito del Patriarcato latino di Gerusalemme, ha denunciato non solo che il contributo pattuito non e’ ancora stato versato ma che la Commissione speciale dei negoziati, guidata dal funzionario Shimshon Shoshani, si e’ riunita tre volte, limitandosi a riproporre la richiesta – gia’ respinta in precedenza – che le scuole cristiane accettino di essere inglobate in tutto e per tutto al sistema scolastico pubblico, sottoposto alla direzione del ministero dell’Educazione, con l’unica garanzia di poter conservare tre ore settimanali per classe dedicate a “rafforzare e preservare l’identita’ cristiana e il peculiare stile di vita delle scuole cristiane”.

Nel comunicato, firmato da padre Abdel Masih Fahim, segretario generale dell’Ufficio, viene ribadito che “queste raccomandazioni non risolvono la crisi finanziaria causata dalle politiche del Ministero dell’educazione negli ultimi anni. E deploriamo che il Ministero stia cercando ancora una volta di costringere le nostre istituzioni ad aderire al sistema pubblico“.

Davanti al collasso finanziario che le minaccia, le scuole cristiane, attraverso il loro Ufficio di coordinamento, chiedono che il governo israeliano onori al piu’ presto i suoi impegni, che sia fissata una quota annuale fissa di contributo statale, oppure, in alternativa, che sia predisposto un nuovo status giuridico per le scuole cristiane in Israele, che consenta loro maggiore liberta’ di movimento nella ricerca di fondi destinati a compensare i tagli drastici del contributo statale. Si chiude cosi’, peggio di come si era aperto, questo anno scolastico per le 47 scuole cristiane d’Israele, frequentate da 33mila studenti cristiani, musulmani, drusi e ebrei. Non sono bastati 27 giorni di sciopero indetti all’inizio dell’anno dall’Ufficio delle scuole cristiane per trovare una soluzione. Per le decine di migliaia di docenti, operatori scolastici, studenti e famiglie in tutto il Paese, la preoccupazione continua.

28 maggio 2016
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