Jimmy Carter, un presidente “da XXI secolo”


ROMA – Un personaggio di grande attualita’, che servirebbe moltissimo al mondo di oggi, apprezzato forse più in Europa che in patria. Pacifista, riformista, sostenitore dei diritti umani, europeista ed ecologista: sono questi alcuni dei tanti volti di Jimmy Carter, 39esimo presidente degli Stati Uniti d’America in carica dal 1977 al 1981. La sua figura complessa e sfaccettata e’ stata al centro di un convegno promosso a Roma dal Senato e dall’universita’ degli studi Niccolo’ Cusano, con l’intervento di relatori provenienti da atenei italiani e con esperienza internazionale. “Se guardiamo l’agenda di politica estera di Carter troviamo che molti dei suoi punti programmatici sono gli stessi del Partito democratico americano di oggi”, ha spiegato Silvio Berardi, docente di Storia contemporanea. Basta pensare, infatti, “ai temi dell’europeismo, della necessita’ di una integrazione politica-economica dell’Europa, del pacifismo e del dialogo tra le comunita’ internazionali”.


Certamente uno dei cardini principali su cui si e’ fondata la sua azione politica e’ la questione dei diritti umani: “Più volte ha sottolineato come gli Stati Uniti avrebbero dovuto dare il loro appoggio solo a quei Paesi capaci di rispettarli alla lettera”. Posizioni che spesso gli valsero “l’ostilita’ di alcuni Paesi come l’allora Unione Sovietica guidata da Breznev, soprattutto in occasione dell’occupazione dell’Afghanistan”, ha ricordato Giuliano Caroli, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Unicusano. L’intraprendenza ‘umanitaria’ di Carter non sorprende, se lo consideriamo come “uno dei presidenti americani più religiosi del XX secolo- ha evidenziato Giangiacomo Vale, professore di Filosofia politica all’Unicusano– La sua presidenza infatti segna una novita’ proprio per l’importanza della fede, nello specifico quella evangelica, durante lo svolgimento del suo ruolo”. La principale innovazione? “Senza dubbio l’inedita ed enfatica introduzione dei temi religiosi gia’ nella campagna elettorale: un gesto che ha infranto la consuetudine di una separazione tra la fede personale e l’impegno politico”.


Carter come innovatore, dunque, proiettato nel futuro. Eppure nelle classifiche statunitensi dei presidenti più amati e stimati non occupa certo le prime posizioni. Anzi. “Gli viene rimproverato di non avere personalita’, ma anche di presentarsi come un populista, un po’ come Trump oggi se vogliamo”, ha fatto notare Giuseppe Mammarella, storico e gia’ docente alla Stanford university. E non e’ un caso che abbia ricevuto attestati e riconoscimenti prestigiosi solo a grande distanza dalla sua presidenza, durata un solo mandato. “Basti pensare al fatto che nel 2002 gli e’ stato attribuito il premio Nobel per la Pace per il suo impegno andato oltre il suo ruolo istituzionale- ha spiegato Berardi- E va sottolineata anche la sua visita del 2002, sia pure in veste di ex presidente, a Cuba e l’incontro con Fidel Castro: un evento anticipatorio del viaggio nell’isola di poche settimane fa di Barack Obama”. Un’altra delle sue peculiarita’ molto apprezzate oggi, “fu quella di puntare sullo sviluppo industriale ecosostenibile, pur rimanendo in uno schema capitalista”.


Insomma, l’opera di Carter va rivalutata soprattutto in considerazione del mondo attuale, al punto da poterlo definire quasi un presidente del XXI secolo: “E’ stato un presidente che ha visto nel futuro, pur non immaginando nel 1978 lo scenario di oggi- ha sottolineato il rettore dell’Unicusano, Fabio Fortuna- Soprattutto, e’ stato un europeista convinto che ha lavorato per l’integrazione grazie a una visione globale ampia che aveva abbandonato i campanilismi storici”. Al convegno hanno partecipato, tra gli altri, anche il professor Silvio Labbate, dell’universita’ del Salento, Zeffiro Ciuffoletti, docente all’universita’ di Firenze, e il senatore Aldo Di Biagio, componente della commissione straordinaria per la Tutela e la promozione dei Diritti umani.

28 Apr 2016
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