Toscana

Caprioli e cinghiali, Coldiretti: “Norma così com’è non serve a niente”

capriolo abruzzoFIRENZE – La legge obiettivo per contenere e ridurre la presenza degli ungulati approvata lo scorso febbraio dal Consiglio regionale toscano è “estremamente complicata, costosa”, così come è “inutile la procedura di gestione del piano di controllo”. La critica la solleva Coldiretti Toscana che si lamenta di un meccanismo normativo appesantito da “troppa burocrazia“. Quegli stessi meccanismi che rischiano di “vanificare tutti gli sforzi fatti sino a qui per produrre una legge sulla carta, e non solo, all’avanguardia” visto che, spiega Tulio Marcelli, il presidente dell’associazione toscana, il dispositivo è estremamente burocratico, contorto e farraginoso“, tanto da “non consentire interventi tempestivi nelle situazioni a rischio”. La legge così, continua, “non produrrà gli effetti per cui è stata concepita: riportare la popolazione degli ungulati ad un livello di sostenibilità, salvaguardare le attività agricole e la biodiversità”. E qui Marcelli punta il dito anche contro “la mancata attuazione della legge 3 sulla caccia a causa del passaggio delle deleghe fra Provincie e Regione. La procedura per attivare gli interventi rischia di essere inefficace: la legge obiettivo non servirà a nessuno”.

cinghialiMa c’è anche un secondo provvedimento che Coldiretti contesta e per cui ha già inviato le sue osservazioni agli uffici regionali: è quello relativo al piano di controllo del cinghiale che “introduce- analizza Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana- le solite complicazioni burocratiche rendendo molto tortuoso il percorso per attivare gli interventi di controllo da parte degli agricoltori“. Gli interventi di contenimento dei cinghiali infatti, sottolinea De Concilio, “devono essere attuati prima che i danni assumano una dimensione rilevante. La proposta dice l’esatto contrario: si può intervenire solo dopo, quando i danni sono quantificati. Non è la strada per risolvere un’emergenza che sta mettendo in ginocchio la nostra agricoltura, mettendo a rischio anche l’incolumità dei cittadini“. Per questo i meccanismi di intervento e il piano di gestione degli ungulati “così come sono stati strutturati non sono accettabili: dilatano i tempi, non danno risposte e finiscono di rendere i controlli del tutto inefficaci rispetto a quello che è l’obiettivo di contendere i danni di un vero e proprio squilibrio dell’ecosistema ormai divenuto insostenibile per l’intera collettività”.

di Diego Giorgi, giornalista

28 aprile 2016
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