M5s: “Doria dimettiti, oppure mozione di sfiducia”

doria_genovaGENOVA – “Chiediamo al sindaco di dimettersi perché non ne possiamo più. Della sua inconsistenza amministrativa. Della sua inerzia a tutela dei poteri forti. Del suo aristocratico distacco. Della sua debolezza politica (ed il Consiglio di martedì ne è l’ennesima cartina tornasole)”. Con un lungo j’accuse, i consiglieri comunali del M5S chiedono al sindaco Marco Doria di farsi da parte e annunciano che “se non si dimetterà, prepareremo una mozione di sfiducia. Servono 16 firme di consiglieri; noi siamo 5. Chi vuole starci sa dove trovarci. A tutti gli altri, evidentemente, va bene così”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, secondo i grillini, è stato il comportamento del primo cittadino nella gestione dell’emergenza sversamento greggio nel Polcevera e a mare a seguito della rottura dell’oleodotto Iplom.

Genova_petrolioNon è colpa del sindaco se è scoppiato il tubo- scrivono- ma è colpa del sindaco non aver fatto nulla in questi 4 anni per mitigare questo ed altri rischi per i genovesi. E’ colpa di Marco Doria aver spinto le grandi opere che aggiungono distruzione e dissesto proprio lungo la Val Polcevera. E’ colpa di Marco Doria non aver incontrato i cittadini lunedì sera (24 ore dopo l’accaduto)”. E’ ancora “colpa del sindaco non aver gridato ai quattro venti cosa sta succedendo a Genova. E’ colpa del sindaco non aver preso il primo volo per Roma ed afferrato per il collo ministro (che solo martedì è arrivato in visita) e presidente del Consiglio affinché mettessero a disposizione tutti i mezzi disponibili. Mandano l’esercito per i no-global ma non per un disastro ambientale. Vengono in delegazione per tagliare i nastri ma non per affondare i piedi nel greggio. Il petrolio della Val Polcevera è la goccia (milioni di miliardi di gocce) che fa traboccare il vaso“. L’accusa, dunque, si allarga a tutte le istituzioni che “adesso, mentre la melassa nera scorazza allegra oppure è affondata oppure è aspirata oppure chissà dicono che l’emergenza è finita. Sono stati tutti bravi, impeccabili, tempestivi, presenti. Hanno finito le parole. Invece ne vogliamo sentire ancora cinque: scusate, siamo inadeguati. Ci dimettiamo”.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

28 Apr 2016
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