Bullismo, ad Alessandria professoressa legata e presa a calci a scuola

ROMA – Legata alla sedia e presa di mira a calci. È accaduto in una classe di prima di un istituto superiore di Alessandria, e la vittima e’ stata una professoressa con difficolta’ motorie. Gli studenti che non hanno partecipato all’atto hanno ripreso tutta la scena con i cellulari, facendo girare il video sui social e sugli smartphone di parecchi ragazzini.

 È un caso gravissimo che ci fa capire che la situazione e’ ormai debordata

 “È l’ennesimo episodio di violenza operata da un branco con l’accordo degli spettatori gaudenti che riprendono con il loro cellulare le scene che si presentano. È un caso gravissimo che ci fa capire che la situazione e’ ormai debordata. Purtroppo quello a cui assistiamo e’ l’impotenza da parte degli adulti di intervenire”. A lanciare l’allarme e’ lo psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva Federico Bianchi di Castelbianco, che ha aggiunto: “Di fronte a tale situazione la risposta e’ stata un mese di sospensione con l’obbligo di frequenza e che si svuotino i cestini delle altre classi durante la pausa. Una punizione che non solo e’ ridicola, ma mette in ridicolo noi adulti”. Secondo lo psicoterapeuta “l’intervento deve tendere non solo a far capire ai ragazzi quello che hanno commesso, ma li deve squalificare di fronte agli occhi dei coetanei. Il che significa- spiega Castelbianco- che la squalifica debba indicare un loro intervento nel sociale, che di certo non e’ lo svuotare il cestino”.

 

I consigli dello psicoterapeuta

Lo psicoterapeuta consiglia che questi studenti dedichino “i loro giorni festivi alle attivita’ sociali, dal tagliare l’erba al prestare aiuto alla Caritas, all’andare dove c’e’ la sofferenza e il dolore per poterli riconoscere e cosi’ farli riflettere sul quanto hanno fatto”. Inoltre, “occorre punire sia chi ha preso a calci che chi filmava con i telefonini. Queste punizioni devono poter mettere in risalto che chi si comporta bene non puo’ essere considerato il cretino di turno- afferma Castelbianco- perche’ questo e’ quello che hanno ottenuto con la punizione stabilita”.

Lo psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva guarda anche alle famiglie

“I genitori che cosa hanno fatto? Data la situazione che si e’ verificata, i genitori devono essere coinvolti nella punizione. Padre e figlio- suggerisce Castelbianco- devono andare insieme nei luoghi del dolore per prestare aiuto”. I genitori “sono stati incapaci di educare o di porre dei limiti a un delirio di onnipotenza che sta muovendo e agitando questi ragazzi. Pertanto, e’ bene che i genitori espiino la loro incapacita’ di educare i figli. Sicuramente quando un padre e’ stato coinvolto nell’aiuto agli anziani- conclude lo psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva- il figlio avra’ piu difficolta’ a compiere gesti di questa natura, che in ogni caso riguardano la sua famiglia e non solo il docente o i coetanei”.

28 Mar 2018
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