Camerun, nuove aule per i bambini in fuga da Boko Haram

ROMA – Servono nuove aule, solidarieta’ e aiuto per i bambini costretti a fuggire dalle violenze di Boko Haram: lo scrive fratel Fabio Mussi, missionario nella diocesi di Yagoua, nel nord del Camerun, animatore di una raccolta fondi per garantire diritti alle vittime piu’ vulnerabili. La raccolta, coordinata con il Pontificio istituto missioni estere (Pime), dovrebbe finanziare la realizzazione di 15 aule nelle scuole elementari di Maga, Kousseri, Yagoua, Kaele, Viri e Gobo. Prevista poi la costruzione di tre aule nel liceo di Kousseri e di altre due in una scuola a Tchatibali.

“Dal 2013 le popolazioni dell’Estremo Nord del Camerun stanno vivendo una crisi umanitaria causata da Boko Haram” scrive fratel Mussi. “Di conseguenza 170 scuole sono state chiuse nel 2015, e solo 37 scuole sono state riaperte a Settembre 2017”. Secondo il missionario, “oltre 45mila bambini, dei quali il 49% sono ragazze, non vanno piu’ a scuola o devono andare a scuola fuori dalla loro comunita’ di origine”.

Fratel Mussi sottolinea il nesso tra la mancanza di opportunita’ e la decisione di lasciare magari il proprio Paese. “Questo abbandono scolastico – scrive il missionario – puo’ avere conseguenze spiacevoli per il benessere e lo sviluppo dei piu’ giovani, compreso l’arruolamento nelle truppe di Boko Haram e l’emigrazione verso l’Europa”. La raccolta fondi e’ il tentativo di rispondere a bisogni nuovi, legati all’offensiva del gruppo islamista nella vicina Nigeria e poi nel nord del Camerun. “Una parte delle famiglie di questi alunni si rivolge alle Scuole cattoliche che non hanno mai cessato di funzionare e di essere seguite” sottolinea fratel Mussi. “In questo 2017/2018 gli iscritti delle nostre 19 scuole primarie, delle quattro materne e del liceo sono 8.165, seguiti da oltre 220 insegnanti; in rapporto all’anno precedente abbiamo avuto un aumento del 20% di richiesta di iscrizioni”.

La testimonianza dal Camerun e’ accompagnata da fotografie scattate nelle scuole, in particolare nei momenti di ricreazione. “Sono momenti di gioia e distensione”annota fratel Mussi. “Nelle scuole piu’ numerose si assiste alla corsa sfrenata di 600-700 bambini che si riversano in cortile per giocare, per chiacchierare o per riposarsi un po’ dalle fatiche dello studio”. Le ultime righe del missionario sono sui gusti dei bambini: “Vogliono soprattutto giocare a calcio, mentre le bambine preferiscono la pallamano o l’elastico… solo che il loro elastico se lo fabbricano da sole con il caucciu'”.

28 Marzo 2018
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