Nessuna invasione di migranti, il vero problema è l’opinione pubblica distorta

Se ne è discusso in seminario Arel a Roma
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ROMA – La percezione che l’opinione pubblica ha dei migranti sembra essere il problema principale nella questione migranti. Di questo, e non solo, si e’ discusso nel seminario ‘Venire da fuori: l’integrazione degli immigrati in Italia e in Europa’, organizzato da Arel con l’obiettivo di promuovere una discussione “senza pregiudizi tra accademici, policy maker e operatori” per capire come il ‘venire da fuori’ oggi possa essere declinato in modo costruttivo per tutti, a partire dai risultati del terzo ‘Migration Observatory Report’ promosso dal Collegio Carlo Alberto e dal Centro Studi Luca d’Agliano.

Al seminario hanno partecipato Enrico Letta, Claudio Lucifora, Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Tommaso Frattini, Universita’ degli Studi di Milano, Coordinatore ‘3° Migration Observatory Report’. Ci sono stati anche gli interventi di Emanuele Caroppo, Societa’ Psicoanalitica Italiana, International Psychoanalytical Association; Gregorio De Falco, Senatore della Repubblica; Giancarlo Penza, Comunita’ di Sant’Egidio; Lia Quartapelle, Deputata della Repubblica.

Oggi, nonostante le domande di asilo e gli arrivi irregolari via mare siano significativamente calati rispetto ai livelli raggiunti nel 2015-2016, l’immigrazione in molti Paesi della UE e’ ancora considerata come una delle principali sfide per la coesione sociale ed economica da parte di una quota rilevante di cittadini dell’UE. I dati mostrano che uno su dieci residenti nell’Unione europea e’ immigrato, con presenze piu’ significative in alcuni Paesi rispetto ad altri. La maggior parte degli immigrati risulta residente nel Paese di destinazione da piu’ di cinque anni, nonostante cio’ il tasso di assimilazione con la popolazione nativa si presenta come un processo lento con una forte segmentazione nell’occupazione e nei redditi. 

La percezione del fenomeno migratorio, come risulta da numerose indagini europee, e’ superiore a quella effettiva, percezione alimentata in alcuni Paesi anche da un dibattito politico ostile agli immigrati. Resta il fatto che un’efficace integrazione sociale ed economica degli immigrati rappresenta una priorita’ per il successo delle politiche migratorie, soprattutto di fronte ad una demografia che, in molti Paesi tra cui l’Italia, vede la popolazione invecchiare rapidamente.
Le domande di asilo e gli arrivi irregolari via mare, e’ emerso da seminario, sono calati rispetto ai livelli del 2015-2016.
Tra i concetti espressi durante il seminario, spicca come gli immigrati generalmente non siano sostituti al lavoro dei nativi.
L’opinione pubblica ha attitudini e percezioni molto diverse da quelle degli esperti. La percezione dell’opinione pubblica sugli effetti dell’immigrazione, hanno spiegato gli esperti, “sembra fortemente distorta. Spesso vengono esagerati sia i benefici, sia gli impatti negativi”.
In media in Europa gli immigrati hanno un tasso di occupazione inferiore a quello dei nativi, di 8,1 punti percentuali, un peggioramento rispetto al 2016. Mentre a proposito dell’offerta potenziale degli immigrati, va detto che i vantaggi economici e sociali per i migranti sono elevati, difficile frenare i flussi.
Sempre a proposito di dati, nel 2017 gli immigrati nell’UE erano oltre 53 milioni, circa il 10% della popolazione totale. La maggior parte, 48,2 milioni, vive in un paese UE15, dove gli immigrati rappresentano il 12% della popolazione complessiva”.

CAROPPO: PROBLEMA È LA PERCEZIONE, SERVE INTEGRAZIONE  

“La percezione e’ il vero problema legato all’immigrazione”. È quanto afferma Emanuele Caroppo, Societa’ Psicoanalitica Italiana, International Psychoanalytical Association, a margine del seminario ‘Venire da fuori: l’integrazione degli immigrati in Italia e in Europa’ che si e’ tenuto a Roma, presso la sede di Arel. “Il problema dell’immigrazione, i numeri, le statistiche ci mettono in evidenza come non sia cosi’ importante quanto la percezione che abbiamo della problematica legata alla percezione che noi abbiamo dell’immigrazione”. Sul perche’ questo avviene, secondo Caroppo “e’ una modalita’ di difesa e proiezione”, quindi “l’altro e’ inteso come estraneo”. Fenomeni come “l’insicurezza sociale finiscono per essere proiettati nel migrante, e alimentano paure che rischiano di influenzare il nostro atteggiamento nei confronti dell’altro. Impediscono il dialogo, l’incontro con lo straniero. E quindi impediscono la possibilita’ di rendere familiare quello che familiare non e’. Si va muro contro muro”. Cosi’, continua Caroppo, “perdiamo la possibilita’ di fare in modo che un migrante possa integrarsi realmente nella nostra quotidianita’ e che realmente possa diventare una risorsa fondamentale, una risorsa che arricchisce. Rischiamo di perdere tutto il capitale umano che il migrante potrebbe mettere a nostra disposizione, anche dal punto di vista lavorativo. Il rischio che migrante rubi il lavoro, i dati lo dimostrano, non e’ vero”.

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28 Febbraio 2019
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