Emilia Romagna

Su e giù per le scale per scioperare, in Unipol no agli ascensori

BOLOGNA – Chi vuol scioperare faccia le scale. Niente ascensore? No, oggi no. Nonostante questo c’è chi non si è fermato davanti all’idea di dover scendere gli scalini per 12, 15 o anche più piani e poi risalirli uno per uno per ‘sposare’ la mobilitazione contro Unipol.

E’ successo oggi, nel secondo degli scioperi a singhiozzo (pause di 15 minuti), lanciato tra gli addetti di Linear e Unisalute che appunto ‘abitano’ la torre di 22 piani del colosso assicurativo bolognese. Già il primo stop a singhiozzo, il 15 febbraio, aveva visto una coda polemica con i sindacati a mettere nero su bianco volantini con l’accusa di “iniziative di scarso equilibrio attraverso penosi tentativi, anche a discapito della salute delle persone, come il cercare di impedire le pause previste per legge e contratto” o di “evidente subdolo tentativo di limitare l’adesione allo sciopero”.

Tant’è che in previsione del bis di oggi, un nuovo avviso sindacale ai dipendenti diceva: “I delegati di tutte le sigle saranno ai piani a scioperare con voi”. Il perché è presto detto: per praticare lo sciopero a singhiozzo ci si deve alzare, lasciare la postazione (e magari farlo sotto gli occhi di qualche ‘capo’), quindi scendere e ‘scioperare’ davanti all’edificio. Solo che, appunto, una comunicazione al personale, riferita a chi intendesse aderire allo sciopero, avvertiva che, per esigenze di sicurezza, ci sarebbe stato un funzionario che avrebbe indirizzato all’uso delle scale. Dunque, niente ascensore.

I delegati erano ai piani per monitorare la cosa dato che per First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca-Uil, Sfnia e Fna si tratta di una disposizione “anomala” e non del tutto giustificata. E ora, oltre a essere considerata sotto il profilo della condotta antisindacale, sfocerà in una segnalazione all’Ausl per verificare che non si sia infranta la norma sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Ad ogni modo, i rappresentanti sindacali riferiscono che, come promesso ieri, la protesta ha “paralizzato” l’attività delle due società di Unipol nel quadro della vertenza che riguarda la politica aziendale di appaltare l’attività assicurativa a società che applicano contratti che avrebbero minori tutele. Il che, per i sindacati, mette “a rischio” posti di lavoro in Unipol. Ma la battaglia di questi lavoratori, scesi appunto in presidio davanti all’ingresso della torre Unipol, è solo apripista: dopo le assemblee coi dipendenti del gruppo di tutta Italia, scatteranno 10 ore di sciopero. Nel mirino le scelte unilaterali dell’azienda, la creazione di società con il contratto del commercio, tra le quali Alpha evolution, Apb, Leithà e Unipol rec (società per la gestione dei crediti deteriorati di unipol banca), l’uscita di Unipolsai da Ania, l’asternalizzazione di attività (ad esempio quella della liquidazione sinistri).

Dopo “Linear e Unisalute presto si uniranno tutti i colleghi del gruppo. Nessuno- dicono le cinque sigle- si tirerà indietro nella protesta: dobbiamo dare ulteriore dimostrazione di coesione tra colleghi e tra persone, dimostrando all’azienda che il tentativo di dividerci è fallito”. Così come ‘non torna’ la decisione sugli ascensori: per assemblee o riunioni interne non è stato disposto l’utilizzo delle scale. Si sospetta piuttosto che si volesse ‘disincentivare’ l’adesione allo sciopero. La contromossa sono stati i delegati ai piani per “raccogliere qualsiasi quesito o problematica dovesse insorgere anche durante la protesta”. E una contro-comunicazione che giudica “pretestuosa” la scelta sugli ascensori, tesa “a limitare una legittima prerogativa” dei lavoratori e sindacale, e dunque in odor di condotta antisindacale nonchè “potenzialmente dannosa per lo stato fisico e la sicurezza delle persone”.

I SINDACATI: ADESIONE MASSICCIA

Cantano vittoria i sindacati per la riuscita del secondo sciopero a singhiozzo contro Unipol. Come già successo lo scorso 15 febbraio, anche oggi si è registrata una “adesione massiccia” tra tutti i lavoratori (amministrativi e call center) di Unisalute e Linear, nell’ambito della mobilitazione “chi lavora conta”, da First-Cisl, Fisac-Cgil, Fna, Snfia, Uilca-Uil “contro la deriva autoritaria assunta dall’azienda e la conseguente chiusura del confronto”. Lo sciopero a singhiozzo di 15 minuti, effettuato per tutti i turni di lavoro, a partire dalle 9.15 del mattino fino alle 18.15 del pomeriggio, “sta avendo un’altissima partecipazione dei lavoratori ed ha letteralmente paralizzato l’attività delle due società”, mandano a dire le cinque sigle.

La nota del direttore Nico Perrone

Il presidente Unipol: da operaio metalmeccanico del Pci a banchiere senza cuore

Per chi sciopera niente ascensore. E davanti c’era proprio una persona a sbarrare l’accesso. Così i dipendenti Unipol di Bologna, la cui sede è una torre alta più di 20 piani, che oggi hanno aderito alla protesta sindacale, si sono dovuti fare montagne di scale a piedi. In discesa e in salita. Pure rapidamente, perché lo sciopero era ‘a singhiozzo’ e quindi bisognava tornare al posto di lavoro in tempo, pena sanzioni disciplinari.

Passi per l’amministratore delegato, un banchiere tutto d’un pezzo che pensa solo a macinare soldi e far ricca l’allegra compagnia. Ma almeno il presidente, che da giovane era operaio metalmeccanico in una fabbrica bolognese diventato poi un importante dirigente del Pci, una parola poteva spenderla per fermare quello che sembra solo un divieto odioso. Magari ricordando i tanti scioperi a cui aveva partecipato o che aveva aiutato ad organizzare.

Non significa giustificare sempre e comunque uno sciopero. Da presidente poteva parlare ai dipendenti, spiegando le ragioni dell’azienda. Niente. Così, sperando che a qualcuno non sia venuto un infarto lungo la salita, ci consoliamo pensando che alla fine per i dipendenti sia tutta salute: che il fisico si sia rinvigorito, pronto al prossimo sciopero. Anche di corsa.

28 febbraio 2018
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